Trentodoc Festival: storia, curiosità e aneddoti delle «bollicine di montagna»

Ma da dove proviene questo nettare? Bollicine di montagna… l’esuberante, l’aureo, il radioso metodo classico che esprime il carattere di un territorio vocato alla produzione di vini e spumanti… anche se tutto nasce in Francia, nell’Abbazia di Hautvillers, per la precisione il nostro Giulio Ferrari appassionato di vivaismo e di enologia dopo numerosi viaggi-studio in Francia agli inizi del ‘900, entusiasta della sua ricerca rientra a Trient, (a quell’epoca Trient, ovvero Trento, era nel cuore del Tirolo) e avvia la personale produzione di “Champagne” (così come la definiva lui stesso). Giulio Ferrari nacque il 9 aprile 1879 a Calceranica, sulle sponde del lago di Caldonazzo, nell’allora Tirolo del Sud che apparteneva all’Impero austriaco. Frequentò il Landwirtschaftliche Landeslehranstalt und Versuchstation, divenuto poi l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, oggi Fondazione Edmund Mach, e non ancora ventenne, iniziò a condurre autonomamente le prime sperimentazioni in campo vivaistico. La selezione della vite fu una delle peculiarità da lui elaborate, la sua principale attività, il punto focale dal quale in seguito sfociò nella passione per l’attività spumantistica convinto che un grande champagne fosse innanzi tutto legato, non tanto o solamente al metodo, ma soprattutto alla qualità delle uve, quindi alle condizioni pedo-climatiche ed alla selezione clonale.
Iniziò quindi a maturare l’idea di produrre “champagne” considerando il Tirolo del Sud o Welschtirol, denominato successivamente “Trentino”, un territorio del tutto assimilabile alla regione francese Champagne sia per le condizioni climatiche che per le caratteristiche del terreno. Nel 1902 avviò quindi la sua azienda spumantistica, prima a Calceranica e poi a Trento, nel cuore del centro storico, producendo uno ‘champagne’ prodotto con le uve classiche del metodo champenoise francese (chardonnay e pinot nero) coltivate sulla collina di Tenna, poco distante dal lago, e sottoposto ad un processo di rifermentazione in bottiglia. Giulio Ferrari insomma fu il precursore dell’attuale valorizzazione territoriale incorporata nella denominazione TRENTODOC. Nel 1906 gli venne ufficialmente riconosciuto il merito ed il talento per la sua produzione all’Esposizione Internazionale di Milano, il ‘Grand Crémant Impérial Maximum Sec G. Ferrari & C.ie’ dove venne insignito della medaglia d’oro. Ed è con il 1908 che inizia a tutti gli effetti la produzione significativa di spumante – dalle 300 bottiglie iniziali passa ad una produzione di 2000 bottiglie. Poi, nel settembre 1953 Giulio Ferrari, ormai quasi ottantenne, deciderà di cedere la sua amatissima casa spumantistica ad una famiglia rigorosamente trentina, la famiglia Lunelli.
Oggi, TRENTODOC raccoglie 73 case spumantistiche. A dimostrazione della consapevolezza di Giulio Ferrari della preziosità del suo prodotto, piace ricordare un curioso aneddoto quando un giovane diplomato dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige, gli propose la vendita di circa 2000 bottiglie ai celebri armatori genovesi, i Fratelli Costa, come fornitura per tutte le navi della loro flotta e, la risposta di Giulio Ferrari fu la seguente: “2000 bottiglie! Mio caro signore, dica pure ai suoi cari amici che la mia non è una fabbrica di gazzose! 48 bottiglie gliene posso dare, ma solo perché c’è Lei in mezzo a questa faccenda!” TRENTODOC è tradizione di un territorio, è lo spumante Metodo Classico prodotto con sole uve trentine. La vendemmia viene fatta a mano e successivamente inizia il processo di cantina, tramandato da generazioni con passione e tecniche d’avanguardia. Serve tempo e lavoro quotidiano, per mesi, anni, prima di poter degustare un calice di TRENTODOC. Il vino base, messo a riposo in bottiglia, matura con la seconda fermentazione e diventa TRENTODOC secondo le regole e il processo del metodo classico. È espressione diretta della terra che lo produce, il Trentino, racchiude il clima, le altitudini e l’essenza.
Dalle vette più elevate con clima alpino a quello mediterraneo dei pendii più dolci mitigati dall’Ora del Garda, al clima continentale di fondo valle: ogni calice porta con sé unicità e carattere del luogo di origine. Il clima trentino è caratterizzato da una vasta escursione termica che si riflette appieno sulle caratteristiche organolettiche. Le condizioni geoclimatiche producono lo sbalzo termico tipico dell’ambiente alpino, particolarmente importante per trasferire qualità e varietà di profumi.
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