von fpm 20.09.2026 14:00 Uhr

Nuovo marteloscopio per la formazione del personale forestale

«Non tutti gli alberi possono essere semplicemente abbattuti»

(Foto:web) elab gif Flavio Pedrotti Móser

Il bosco è un habitat naturale. Affinché possa però svolgere le sue molteplici funzioni, deve essere gestito con cura. Tra i compiti del personale forestale della Provincia vi è quello di valutare quali alberi debbano essere conservati e quali abbattuti. Allo stesso tempo, è necessario considerare quale effetto avranno tali interventi sullo sviluppo del bosco, sulla biodiversità e sul valore economico. Con il marteloscopio di Kohlern, chiunque si occupi di gestione forestale ha ora a disposizione uno strumento aggiuntivo: si tratta di un’area di esercitazione pratica per il personale forestale e gli studenti, ma anche di un luogo destinato alla ricerca e alle attività di educazione ambientale rivolte alla popolazione. Il marteloscopio è gestito da Eurac Research in collaborazione con la Ripartizione provinciale Servizio forestale. I marteloscopi sono aree forestali permanenti che, dagli anni Novanta, vengono utilizzate in diversi Paesi europei come luoghi di esercitazione pratica per la gestione dei boschi. Il termine «marteloscopio» deriva da «martellata», cioè l’attività attraverso la quale il personale forestale contrassegna nel bosco gli alberi destinati all’abbattimento. Nella nuova area sperimentale e didattica, estesa per circa un ettaro e situata a 1.100 metri di quota in un’area boschiva del Comune di Bozen, ogni albero è stato numerato, misurato e georeferenziato. Sono state inoltre rilevate le caratteristiche ecologiche ed economiche degli alberi.

«Qui si può assumere il ruolo di un professionista forestale e decidere quali alberi abbattere e quali lasciare in piedi», spiega Marco Mina, ecologo forestale di Eurac Research e promotore del progetto. «La selezione avviene tuttavia esclusivamente in forma virtuale, tramite un tablet e un software didattico sviluppato dall’Istituto forestale europeo (EFI).» Prima di abbattere un albero, professionisti e personale forestale devono essere adeguatamente formati. Dopo ogni esercitazione, gli effetti delle decisioni prese diventano immediatamente visibili. In questo modo è possibile sperimentare come conciliare tra loro le molteplici funzioni del bosco. «Un bosco ben gestito contribuisce a proteggere meglio il territorio dai pericoli naturali e dalle conseguenze degli eventi estremi. In Südtirol vengono utilizzati diversi strumenti di pianificazione, piani di gestione e registri forestali. Su questa base, ogni anno vengono effettuate circa 6.000 martellate su alberi in piedi. Per questo è importante formare adeguatamente professionisti e personale forestale affinché possano realizzare gli interventi selvicolturali in modo corretto. Aree permanenti di esercitazione come i marteloscopi sono molto utili a questo scopo», spiega Marco Pietrogiovanna della Ripartizione provinciale Servizio forestale.

Il marteloscopio di Kohlern è il primo sito in Südtirol a entrare nella rete dei marteloscopi dell’Istituto forestale europeo. La rete comprende 302 aree dimostrative in 28 Paesi, di cui 27 in Italia. Il sito prescelto è rappresentativo dei boschi di Südtirol e presenta una grande varietà di specie. Si tratta di un bosco misto nel quale predominano abete rosso e pino silvestre. Sono inoltre presenti, tra gli altri, faggio, larice, abete bianco, betulla e castagno. L’area non è però destinata esclusivamente ai professionisti del settore forestale. Nel marteloscopio vengono organizzate anche attività di divulgazione dedicate alla biodiversità nascosta tra i tronchi degli alberi e all’importanza di una gestione sostenibile dei boschi.

«Quando passeggiamo in un bosco, forse non siamo consapevoli che questo habitat naturale può svolgere le sue molteplici funzioni anche grazie a una gestione attenta. Prendendoci cura oggi del bosco, contribuiamo a decidere se anche domani avremo ancora una foresta capace di proteggerci, di fornirci materie prime e di offrirci un luogo per il tempo libero», conclude Marco Mina.

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