von fpm 18.09.2026 06:45 Uhr

L’arte gotica in Tirol, Südtirol, Welschtirol (43)

Con Flavio Pedrotti Móser visitiamo una delle manifestazioni più ricche e originali del Gotico alpino. Tra Duecento e Quattrocento il territorio apparteneva in gran parte al principato vescovile di Trento, alla contea del Tirolo e ai domini dei conti del Tirolo e Asburgo

foto web elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Una piccola chiesa, un grande documento storico. Nella parte meridionale del centro storico di Hall in Tirol, all’estremità occidentale della Salvatorgasse, si trova una piccola chiesa gotica che custodisce una delle testimonianze più interessanti della pittura medievale del Nordtirol: la Salvatorkirche. Le sue dimensioni relativamente modeste possono trarre in inganno. Dietro le mura di questo edificio si nascondono infatti oltre seicento anni di storia: una fondazione aristocratica, una sepoltura familiare, un importante ciclo di affreschi gotici, un breve periodo legato alle monache agostiniane, un incendio, i danni della Seconda guerra mondiale e persino una serie di graffiti lasciati secoli fa direttamente sulle pitture. La Salvatorkirche venne fondata dall’aristocratico Johann Kripp e fu consacrata il 5 settembre 1406 dal vescovo ausiliare di Bressanone Johannes. La chiesa fu concepita anche come luogo di sepoltura per il fondatore e per la sua famiglia. Nel Medioevo fondare una chiesa non significava soltanto costruire un luogo destinato alla preghiera. Per una famiglia di rango elevato significava anche creare uno spazio nel quale conservare la memoria della propria stirpe e assicurarsi un luogo privilegiato per la sepoltura. Ancora oggi la Salvatorkirche è legata alla famiglia Kripp e rappresenta un caso particolarmente raro di chiesa rimasta nella disponibilità della famiglia fondatrice. Il nome della chiesa non è casuale, „Salvator“ significa in latino „Salvatore“ e indica Cristo come redentore dell’umanità. È quindi particolarmente significativo che proprio all’interno di questa chiesa funeraria sia stato realizzato un grande Giudizio Universale. Il tema dell’affresco e la funzione della chiesa sono strettamente collegati: chi entrava nell’edificio per pregare per i defunti si trovava davanti all’immagine di Cristo che, alla fine dei tempi, giudica l’intera umanità.

Il principale tesoro della Salvatorkirche si trova sulla parete orientale del coro. Qui è raffigurato Cristo Giudice, racchiuso in una grande mandorla, circondato da angeli. Ai suoi lati compaiono angeli con le trombe del Giudizio e con gli strumenti della Passione di Cristo. L’affresco viene generalmente datato agli anni intorno al 1406-1420; nella divulgazione locale è spesso indicato semplicemente come opera di circa il 1420, mentre alcune fonti riportano la data 1418. L’opera è attribuita a Hans von Bruneck, importante pittore attivo soprattutto nell’area dell’attuale Südtirol, del Welschtirol/Trentino. Quello di Hall è considerato il suo unico lavoro documentato nel Nordtirol, circostanza che accresce notevolmente il valore storico-artistico del dipinto. Nelle rappresentazioni medievali della Maiestas Domini, Cristo appare spesso come il vincitore della morte, solenne e benedicente. Nell’affresco di Hall, invece, viene sottolineato il suo ruolo di Weltenrichter, il „Giudice del mondo“. Il Cristo della Salvatorkirche è quindi contemporaneamente il Salvatore e colui che alla fine dei tempi giudicherà l’umanità. Per una chiesa destinata alla sepoltura della famiglia Kripp, la scelta del soggetto assumeva un significato particolarmente forte.

Uno degli aspetti più curiosi dell’affresco riguarda una figura rappresentata accanto al Cristo. Nel ciclo sono infatti raffigurati diversi personaggi identificabili, tra cui quattro profeti. Ma compare anche la figura di un papa la cui identità non è stata chiarita definitivamente. La domanda „chi è il papa?“ è diventata uno dei piccoli misteri della Salvatorkirche: la figura è riconoscibile come pontefice, ma la sua identificazione rimane problematica. È un dettaglio affascinante perché ricorda che anche per gli studiosi moderni un affresco medievale non è sempre un libro completamente decifrabile. Alcuni simboli e personaggi sono ancora oggetto di discussione. Sul grande affresco sono presenti numerosi graffiti e iscrizioni, realizzati in epoche successive alla sua esecuzione. Oggi verrebbero naturalmente considerati un atto di vandalismo. Ma nel Medioevo e nella prima età moderna la pratica di lasciare il proprio nome o una breve iscrizione sulle pareti di una chiesa era molto più diffusa. Gli studi condotti sui graffiti della Salvatorkirche hanno rivelato un particolare sorprendente: non furono necessariamente opera di persone ignoranti o marginali. Alcune iscrizioni sembrano essere state lasciate da persone socialmente ben inserite e per motivazioni diverse.

Le iscrizioni rappresentano quindi una sorta di diario spontaneo della vita quotidiana. Un documento ufficiale racconta ciò che qualcuno voleva tramandare; un graffito, invece, può raccontare ciò che una persona decise semplicemente di lasciare dietro di sé. Per molto tempo si è pensato che una delle iscrizioni contenesse il nome di una persona accompagnato dalla data 1406, circostanza che sembrava fornire una conferma diretta per la datazione del dipinto. Un’analisi più approfondita ha però mostrato che quel presunto graffito datato 1406 non può essere utilizzato in questo modo come prova della data dell’affresco. È un ottimo esempio di come la ricerca storica possa cambiare un’interpretazione apparentemente ovvia. Un altro aneddoto riguarda la sua riscoperta. Già nel periodo tra le due guerre alcuni chierichetti notarono, dietro un armadio, la presenza di antiche pitture murali. La scoperta non portò però immediatamente alla completa valorizzazione del ciclo. Il recupero e la lettura sistematica degli affreschi avvennero successivamente, mentre un importante intervento di restauro venne realizzato nel 2005-2006. Per secoli, dunque, una delle più importanti opere della pittura gotica del Nordtirol rimase in parte nascosta alla vista.

Nel corso dei suoi sei secoli di storia la Salvatorkirche subì anche gravi danni. Nel 1871 un incendio colpì l’edificio. Molti anni dopo, nel 1945, durante la Seconda guerra mondiale, una bomba danneggiò il tetto della chiesa. Gli interventi successivi permisero non soltanto di riparare l’edificio, ma anche di riportare l’attenzione sulle sue pitture medievali. È uno dei tanti casi in cui un edificio storico sopravvive non perché sia rimasto immutato, ma proprio grazie alle diverse campagne di restauro che ne hanno accompagnato la lunga esistenza. Durante i lavori e le indagini archeologiche del dopoguerra venne inoltre riportata alla luce la sepoltura della famiglia Kripp. La scoperta confermò concretamente una delle funzioni originarie della chiesa: essere il luogo nel quale la famiglia fondatrice avrebbe conservato la propria memoria anche dopo la morte. È particolarmente suggestivo pensare alla disposizione dell’edificio: sopra, sulla parete del coro, Cristo Giudice; sotto, le sepolture di coloro che avevano scelto quella chiesa come luogo della propria ultima dimora.

All’inizio del XVI secolo la Salvatorkirche ebbe per un breve periodo anche una funzione conventuale. Dopo l’incendio del loro monastero a St. Martin im Gnadenwald, alcune monache agostiniane trovarono temporaneamente spazio proprio nella Salvatorkirche. La circostanza è interessante perché dimostra come la piccola chiesa, nata come fondazione privata e luogo funerario, potesse assumere temporaneamente anche altre funzioni religiose. Fin dal XIII secolo la città fu strettamente legata all’estrazione del sale nella Halltal. La salamoia veniva trasportata attraverso una conduttura in legno fino agli impianti di produzione situati presso l’Inn. Il sale veniva poi esportato soprattutto verso sud, attraverso il Brennero. La ricchezza generata dal sale contribuì alla crescita della città e alla costruzione di edifici religiosi e civili. In questo contesto, la Salvatorkirche racconta anche la storia di una società nella quale religione, ricchezza e prestigio familiare erano profondamente intrecciati. La Salvatorkirche è oggi una delle testimonianze più preziose del gotico del Nordtirol. (continua)

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