Pesticidi e il “cocktail effect”

Una nuova ricerca del progetto europeo SPRINT lancia un segnale d’allarme: più pesticidi possono sommare i loro effetti, anche quando ciascuna sostanza è presente in quantità considerate sicure secondo gli attuali parametri tossicologici. Un’indagine scientifica ha analizzato gli effetti dei principi attivi Glyphosat, Tebuconazol e Acetamiprid, sia singolarmente sia in combinazione. I test sugli animali hanno mostrato che le tre sostanze sommano i loro effetti, ma non si potenziano né si neutralizzano a vicenda. Gli esperimenti hanno evidenziato alterazioni al fegato, con valori elevati di enzimi indicativi di stress o danno epatico. In alcune cavie sono emerse anche modifiche al sistema cardiovascolare e a quello riproduttivo maschile. Sebbene i risultati derivino da studi su animali, l’associazione dei consumatori Robin invita a non sottovalutare il problema: la ricerca dimostra che l’esposizione simultanea a più pesticidi dovrebbe pesare di più nelle valutazioni di rischio. “Non basta dire che ogni pesticida è sotto il limite di sicurezza”, spiega Walther Andreaus, portavoce di Robin. “Le persone non sono esposte a una sola sostanza, ma a un mix di composti chimici.”
L’Europa studia i rischi cumulativi. Il progetto SPRINT (“Sustainable Plant Protection Transition”), finanziato dall’UE nell’ambito di Horizon 2020, ha coinvolto 28 partner di ricerca europei tra il 2019 e il 2025. Obiettivo: capire meglio l’impatto dei pesticidi sulla salute e sull’ambiente. Anche l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, lavora sulle valutazioni cumulative del rischio, che analizzano gli effetti dell’esposizione contemporanea a più sostanze con azioni simili. Robin chiede ora controlli più rigorosi sui residui multipli negli alimenti e nell’ambiente, e una più rapida applicazione delle valutazioni cumulative.
L’associazione sollecita, inoltre, un uso più deciso del principio di precauzione, soprattutto per proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione. Andreaus precisa che lo studio non prova un legame diretto tra Glyphosat o altri singoli principi attivi e specifiche malattie nell’uomo. Ma pone una domanda cruciale: è ancora sufficiente valutare la sicurezza dei pesticidi solo in base ai limiti di ciascuna sostanza?






