von mas 15.09.2026 11:00 Uhr

Arco restaura l’antico gonfalone

Il peso  delle parole e dei simboli: «Il gonfalone antico della città di Arco, risalente al Settecento con rifacimenti risalenti all’inizio del Novecento — si legge nel comunicato del Comune — è certamente di manifattura italiana, probabilmente realizzato da una bottega trentina». Al di là dell’importanza del gonfalone e dell’intervento di restauro, è evidente l’anacronismo storico: nel Settecento l’Italia non esisteva e agli inizi del Novecento Arco faceva ancora parte dell’Impero austriaco.

Foto Comune di Arco

Un intervento atteso (le condizioni del gonfalone da tempo non sono buone) e delicato (si tratta di un manufatto molto antico realizzato con numerosi materiali diversi e più volte riparato o modificato) che il Comune di Arco ha affidato al laboratorio arcense di Katia Brida.

Alto 160 centimetri e largo 114, è certamente di manifattura italiana, probabilmente realizzato da una bottega trentina. Oltre che molto antico, è anche particolarmente raffinato e prezioso: il fondo è a base di seta, a taffetà o gros de tours, di colore azzurro-grigio ricamato con filati in seta policromi e metallici in argento, argento dorato, rame argentato, rame dorato e cotone multicolore. Gallone e canutiglia sono in cotone e filato metallico, con la fodera in cotone di colore rosso mattone, mentre barra e pomoli laterali sono in ottone. La scritta «Città di Arco» che svetta al centro è in filato d’argento.

Il gonfalone presenta una serie di problemi tipici di questo tipo di manufatti tessili, in particolare esiti delle condizioni climatiche, alterazioni chimiche e indurimento delle fibre in presenza di sedimentazione di polveri. È presente un considerevole deposito di pulviscolo superficiale e di particellato non coeso, causa di addensamenti dislocati sull’intera superficie. Numerose le gore, le abrasioni, le lacerazioni e le lacune, con mancanze parziali nel tessuto di fondo, soprattutto nella parte inferiore e lungo la profilatura delle bandinelle inferiori. I ricami eseguiti in filato metallico presentano diversi stadi di ossidazione, e sono visibili interventi di rammendo eseguiti manualmente negli angoli superiori di destra e sinistra eseguiti con filato di cotone non coerente. Anche il manicotto superiore, di colore azzurro vivido e la fodera in cotone, sembra un intervento postumo, eseguito in sostituzione delle fascette originali presumibilmente nel medesimo tessuto e colore del drappo originale. Nelle lacune si nota la presenza di una controfodera interna di colore bianco.

«I simboli di una comunità rappresentano le sue radici e la sua identità più profonda -dice l’assessore alla cultura Massimiliano Floriani- per questo preservarli e restaurarli significa prendersi cura della nostra memoria collettiva. Abbiamo nei mesi scorsi avviato l’iter formale ottenendo le necessarie valutazioni e l’autorizzazione da parte della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia, affidando ufficialmente l’incarico per l’intervento. Un atto concreto di rispetto e valorizzazione verso uno dei simboli più importanti della nostra città.»

 

Radici, identità profonda, memoria collettiva

Su questo non possiamo che essere d’accordo. Invitiamo quindi a «raccontarla giusta»: «manifattura italiana» nel Settecento non si può sentire, specialmente se si aggiunge che il gonfalone è stato probabilmente realizzato in una bottega «trentina», quindi austriaca.

Riguardo poi ai simboli identitari della comunità arcense, ci auguriamo di vedere Arianna Fiorio, sindaca di Arco, indossare il medaglione comunale quando previsto dalla normativa della nostra Regione Autonoma, cosa che non ci risulta accadere sovente. (Tanto per fare un esempio, ecco il link a un nostro articolo dello scorso gennaio:  UN COMPLEANNO COI FIOCCHI)

 

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