Bricile di Memoria: In morte di Elisabeth, Imperatrice e Regina

Il 10 settembre 1898 fu assassinata a Ginevra, in Svizzera, Elisabetta d’Austria, all’età di 60 anni. L’omicida era il simpatizzante anarchico Luigi Lucheni – un giovane manovale oppresso da un’esistenza di miseria e priva di affetti – che venne immediatamente individuato ed arrestato.
Il tragico evento destò ovunque stupore e costernazione ed in particolare, com’è ovvio, in Cisleitania (i territori austriaci dell’Impero) e nelle Terre della Corona di Santo Stefano (Transleitania), ove la Regina era particolarmente stimata.
Nei giorni successivi al crimine anche tutti i giornali del Tirolo dedicarono la maggior parte delle loro pagine alla commemorazione dell’Imperatrice, raccontando la sua vita, descrivendo le sue esequie ma anche informando i lettori riguardo allo svolgimento delle indagini ed approfondendo il fenomeno dell’anarchia e della violenza rivoluzionaria. Lo stile degli articoli è solenne e ricercato, talvolta enfatico – coerente all’epoca ed alla gravità di quanto accaduto.
Kurd Eichhorn, giornalista, etnografo e poeta, nacque a Dresda il 3 maggio 1870. In gioventù si trasferì in Tirolo, ad Imst, che divenne la sua Heimat. Fu redattore di alcune testate giornalistiche regionali e, dopo la prima guerra mondiale, anche vicesindaco (Vizebürgermeister) della città, fino alla morte avvenuta improvvisamente il 25 novembre 1928. Nel 1914 diede alle stampe “Das Imster Schemenlaufen”, un approfondito studio monografico sulla tradizione del peculiare carnevale di Imst. Questo è uno spettacolare evento che si svolge ogni quattro anni, documentato fin dal XVI secolo, che dal 2012 è iscritto dall’UNESCO nel ‘Patrimonio culturale immateriale dell’umanità’.
All’epoca dell’assassinio dell’Imperatrice egli era redattore ed apprezzato editorialista del ‘Tiroler Land-Zeitung’, noto periodico fondato ad Imst, dato alle stampe dal 1892 al 1919. Nel numero del 17 settembre 1898, Eichhorn dedicò alla sovrana un lungo editoriale – del quale si citano alcuni brevi estratti – ed a seguire una delicata elegia poetica, probabilmente mai più riproposta fino ad oggi:
“Mentre scriviamo queste righe, un treno silenzioso e triste percorre i binari che attraversano la nostra patria da ovest ad est. Le ombre della morte lo circondano. Nei luoghi che tocca risuona un cupo rintocco e la bocca di bronzo della campana si lamenta verso il cielo … Così la nostra Imperatrice ritorna a casa, immobile e silente … La madre della Nazione (Die Landesmutter), la nobile e pia Vittima, l’Imperatrice Elisabeth, è stata assassinata sabato pomeriggio scorso a Ginevra, in Svizzera, da un anarchico di origine italiana. E’ terribile! Quando la notizia di tale atto spaventoso venne diffusa via telegrafo in tutto il mondo, all’inizio si volle persino dubitare della possibilità stessa che una simile cosa potesse essere accaduta. Ma era proprio così. I popoli dell’Impero sono stati davvero privati della loro Augusta Sovrana a causa dell’infame crimine d’un bruto e la Terra è stata privata di un essere che, camminando sulle vette più alte dell’umanità, non era superata da nessuno per nobiltà d’animo e magnanimità … Segnali di solidarietà, amore e profonda compassione sono stati offerti da ogni dove, piccola consolazione nell’infinito dolore. L’indignazione per l’orribile delitto, nel quale è caduta vittima una donna indifesa che mai, in vita sua, aveva fatto del male a nessuno ma solo del bene, l’indignazione per questo crimine che, come sacrilegio, ha irrotto barbaramente nella vita e nella quotidianità dei sudditi, li ha profondamente uniti in una comune espressione di compianto. Questo è un raggio di luce nell’attuale grande sofferenza …”
Zum Tode der Kaiserin.
Kalt,
Wie im Herbst durch den Föhrenwald
Die Lüfte weh’n,
Kommt es über das All‘.
Wir fühlen den Schauer
Und das Herz ist voll Trauer.
Wie das geschah ….
Lichtumflossen,
Gleich einem Wesen aus anderer Welt,
Standest du da,
Trost auf den Lippen,
Die Hand voll milder Gabe. —
Kein Mensch konnte dich hassen?
Und doch traf es dich . . . .
Warum?
Der Sterbliche will es nicht fassen.
Aus der Thräne des Volk’s
Rosen vom Grabe der Heiligen sprossen
Auch um dich werden Thränen vergossen
Ohne Zahl.
Und gleich der Rose empor wird sich ranken,
Der Baum der Erinnerung
In unsern Gedanken
Durch alle Zeit.
Kalt,
Wie im Herbst durch den Föhrenwald
Die Lüfte weh’n,
Kommt es über das All‘.
Kurd Eichhorn
In morte dell’Imperatrice.
Freddo. Come in autunno nel bosco di pini un vento soffia ed attraversa l’universo. Sentiamo un brivido ed il cuore è colmo di dolore.
Come è successo… Avvolta dalla luce come una creatura di un altro mondo, eri lì,
conforto sulle labbra, la mano piena di delicati doni — Nessuno poteva odiarti? Eppure ti ha colpito… Perché? Il mortale non può comprenderlo.
Dalle lacrime del popolo sbocciano rose dalla tomba della santa,* anche per te saranno versate lacrime senza numero. E come la rosa, s’innalzerà verso l’alto l’albero del ricordo
nei nostri pensieri, attraverso ogni tempo.
Freddo, come in autunno nel bosco di pini un vento soffia ed attraversa l’universo.
* Secondo la leggenda, un arbusto di rose crebbe sulla tomba di Santa Elisabetta d’Ungheria, grazie alle lacrime del popolo.






