von fpm 09.09.2026 13:30 Uhr

Chiesette di montagna (9)

Flavio Pedrotti Móser invita ad escursioni meditative e rilassanti in atmosfere alpestri.

elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Tra boschi silenziosi, pascoli d’alta quota e sentieri che si inerpicano verso le montagne, il Welschtirol/Trentino e il Südtirol custodiscono un patrimonio discreto e prezioso: le chiesette di montagna. Piccoli edifici di pietra, spesso sorti in luoghi appartati, raccontano storie di fede, di comunità e di uomini che hanno imparato a convivere con la montagna. Sono luoghi dove arte, tradizione e paesaggio si fondono in un equilibrio unico, testimoni di antiche devozioni, di pellegrinaggi e della vita quotidiana di pastori, boscaioli ed escursionisti. Con questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta di questi piccoli gioielli disseminati tra valli e cime, per conoscerne la storia, le leggende, le caratteristiche artistiche e il profondo legame con il territorio che li circonda. Un viaggio tra spiritualità e natura, alla ricerca di angoli autentici dove il tempo sembra essersi fermato e il silenzio della montagna invita ancora oggi alla contemplazione.

La chiesetta di San Costantino a Völs am Schlern, quella che gli abitanti chiamano affettuosamente “Kristanzen”, è un luogo davvero ricco di storia e di curiosità. La chiesetta sorge su un piccolo colle di porfido, a circa 900 metri di altitudine, tra prati e masi, con lo Schlern che domina il paesaggio. La sua posizione non è casuale: il colle era frequentato già in epoca preistorica e rappresentava da sempre un punto particolarmente significativo del territorio. La prima testimonianza documentaria della chiesa risale al 1281. Le parti più antiche dell’edificio – le murature della navata e la parte inferiore del campanile – conservano infatti caratteri romanici. Un’importante trasformazione avvenne nel 1506, quando, per iniziativa di Leonhard von Völs, la chiesa venne ricostruita in forme tardo-gotiche. A quell’epoca risalgono il coro, le volte a rete e le finestre ogivali. Il portale laterale conserva ancora la data 1506. Successivamente arrivò il periodo barocco: l’altare maggiore venne rinnovato e, intorno al 1800, il campanile ricevette la caratteristica cupola a cipolla, che ancora oggi rende Kristanzen immediatamente riconoscibile nel paesaggio. Ma perché si chiama “Kristanzen”? Qui c’è una delle curiosità più belle. Il nome ufficiale è San Costantino, ma nella parlata locale è diventato “Kristanzen” o “Sankt Kristanzen”. È un antico nome popolare che è rimasto vivo nel dialetto, tanto che ancora oggi la chiesa viene comunemente chiamata così dagli abitanti. E c’è un particolare storico interessante: nei documenti medievali compare anche una denominazione latina, “capella sancti Crisanti”, che aveva fatto pensare a un possibile culto di San Crisanto. San Costantino… ma quale? Un’altra piccola curiosità: nonostante il nome “San Costantino”, il patrono non è necessariamente da identificare con Costantino il Grande in senso stretto secondo alcune fonti storiche locali; la documentazione medievale parla infatti di San Constantius/Costanzo. Le guide turistiche odierne, invece, presentano normalmente la chiesa come dedicata a Costantino il Grande. È quindi un caso interessante di sovrapposizione tra tradizione cultuale, nome popolare e interpretazione moderna.

Sul campanile si trova una delle testimonianze artistiche più suggestive: una statua di San Cristoforo risalente al Quattrocento. Per secoli è rimasta esposta alle intemperie e recentemente è stata restaurata e “rinfrescata” per proteggerla dal degrado. La presenza di San Cristoforo non è casuale: il santo era tradizionalmente invocato come protettore dei viaggiatori e la sua immagine collocata sulle chiese aveva anche una funzione simbolica di protezione per chi passava nei dintorni.

Kristanzen conserva anche una piccola storia quasi da romanzo. L’altare maggiore ospitava una pala dipinta nel 1762 da Joseph Adam von Mölk, pittore di corte viennese. Il dipinto raffigurava il patrono della chiesa e lo stemma dei Signori di Fiè, mentre nella parte superiore appariva Sant’Elena, madre di Costantino. L’originale, però, venne rubato. Oggi sull’altare si trova una copia, mentre un’altra pala più antica, risalente al 1519, è stata salvata e si conserva nel museo parrocchiale.

Kristanzen e le “streghe dello Schlern”. C’è poi un lato più oscuro e affascinante della storia locale. La zona di Völs am Schlern fu interessata tra il Quattrocento e il Cinquecento ai celebri processi per stregoneria. Nei verbali delle accuse compaiono anche San Costantino e la sua chiesa, insieme ad altri luoghi del territorio considerati particolari o misteriosi. Una ricerca storica sui processi della zona documenta proprio il riferimento a “Sankt Kristanzen” nelle testimonianze. Naturalmente questo non significa che Kristanzen fosse realmente un luogo di streghe: testimonia piuttosto quanto il colle, lo Schlern altri luoghi della zona fossero entrati nell’immaginario popolare dell’epoca.

Ed è proprio questo che rende la chiesetta così affascinante: un piccolo edificio romanico-gotico, trasformato nel tempo, immerso nel paesaggio dello Sciliar e circondato da secoli di devozione, leggende e tradizioni popolari. Oggi Kristanzen è anche una delle chiesette più amate per i matrimoni, proprio per la sua posizione spettacolare tra i prati con lo Schlern sullo sfondo.

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