von fpm 05.09.2026 10:00 Uhr

05 settembre 1946: l’accordo di Parigi

Un risultato di un compromesso trovato nelle trattative politico-diplomatiche alla Conferenza di pace di Parigi.

(immagine IA) elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Tutti e tre i partner direttamente interessati alla questione – e cioè Italia, Austria e la minoranza südtirolese – dovettero rinunciare alle loro massime aspirazioni. L’Italia ottenne una sovranità territoriale limitata, sulla base degli impegni assunti con l’Accordo, l’Austria dovette rinunciare alla sua richiesta di riottenere i territori in discussione e ai südtirolesi fu negato l’esercizio del diritto di autodeterminazione. Secondo le potenze vincitrici, il conflitto riguardante la minoranza tedesca in Italia non andava risolto attraverso uno spostamento dei confini, ma utilizzando lo strumento autonomistico. In particolare, i responsabili della politica estera inglese, alla cui iniziativa diplomatica si deve in fin dei conti questo compromesso, interpretarono l’Accordo di Parigi come un elemento della più generale questione della collaborazione italo-austriaca e della desiderata unificazione europea. Karl Gruber e Alcide Degasperi sottoscrivono il 5 settembre 1946 l’accordo che prende il loro nome a tutela della minoranza di lingua tedesca in Südtirol. Alla fine della guerra i ladini cercarono invano di inserirsi nella discussione sulla questione südtirolese per ottenere il formale riconoscimento quale gruppo etnico distinto e magari anche il superamento della loro divisione all’interno delle tre province di Bozen, Trento e Belluno. L’associazione „Union di Ladins“chiedeva essenzialmente la salvaguardia della cultura, delle usanze e della lingua ladina, mentre l’altra importante organizzazione ladina nata nell’immediato dopoguerra, la „Zent Ladina Dolomites“, reclamava anche l’unificazione di tutte e cinque le valli ladine sotto la provincia di Bozen. Parti della popolazione del Tirol e del Südtirol reagirono con grande delusione ai risultati delle trattative di Parigi ed a questo accordo, che indirettamente significava l’approvazione dell’annessione del Südtirol all’Italia.

Il patto Degasperi – Gruber va agli atti come “allegato” al trattato di pace. Ciò costituisce, di fatto, un primo effettivo momento di internazionalizzazione del problema legato all’autonomia sudtirolese che, dal patto, trae la sua origine e la sua motivazione giuridica antecedente, ovviamente, a quella che sarà successivamente riconosciuta dall’Articolo 6 della Costituzione che garantisce la tutela delle minoranze linguistiche esistenti in Italia. Di fatto al diritto di autodecisione o autodeterminazione di questo popolo viene sostituito il diritto di amministrarsi autonomamente. L’Assemblea costituente italiana approva il Primo statuto di autonomia della Regione Trentino – Südtirol. Ma secondo i suditirolesi, questa autonomia, non corrisponde affatto allo spirito dell’Accordo di Parigi, poiché non è circoscritta al Südtirol, ma viene estesa alla regione Trentino – Südtirol che ha come capitale amministrativa Trento, costituita, per i due terzi, da abitanti italiani. Essendo nella regione una minoranza, i sudtirolesi vengono brutalmente esclusi dai vantaggi assicurati loro dall’Accordo Degasperi – Gruber. Gli investimenti vengono quasi sempre fatti nel Trentino ed i Sudtirolesi restano a bocca asciutta. Gli anni seguenti sono perciò assai spiacevoli per loro, considerando che, continuava la massiccia immigrazione, prevalentemente delle province meridionali; avviene una evidente discriminazione degli originari nell’assegnazione di posti del servizio pubblico e delle abitazioni dell’edilizia popolare agevolata. Il 90% degli appartamenti sovvenzionati dalla mano pubblica viene messo a disposizione di famiglie italiane.

L’atteggiamento provocatorio del Governo italiano finisce per provocare reazioni di lotta di liberazione anche attraverso atti dimostrativi. La storia di queste azioni si può suddividere in due fasi: la prima, in cui si segue il principio di non mettere in pericolo nessuna vita umana, giunge fino a circa il 1961; nella seconda fase ci sono vittime, feriti e danni materiali. I primi attentati avvengono nel settembre del 1956 a Bozen contro la caserma “Otto Huber” e contro la linea aerea di contatto della ferrovia a Siebeneich, presso Bozen; i responsabili sono sudtirolesi delusi dalla politica della SVP ed organizzati nel BAS cioè il Befreiungsausschuss Südtirol, il Comitato di liberazione del Südtirol.

Nella primavera del 1957, Ailvius Magnago intende prendere una posizione più dura contro la politica dilatoria ed ostruzionista di Roma. Dieci giorni più tardi, la commissione della SVP decide di esprimere la sua indignazione, invitando a Schloss Sigmundskron (Castelfirmiano), per una grande manifestazione, presso tutti i sudtirolesi. Silvius Magnago parla davanti a 35000 persone. Il nuovo slogan è LOS VON TRIENT, cioè “via da Trento”. Proclama: non vogliamo nessuna autonomia insieme ai trentini, perché questa, in forza dell’Accordo di Parigi, spetta soltanto ai sudtirolesi.

La serie degli atti dimostrativi raggiunge il culmine nella notte che entra nella storia del Südtirol come “Notte di fuoco”. Saltano in aria ben 37 tralicci dell’alta tensione dislocati in tutta la provincia. Questo episodio dà il via ad una nuova ondata di azioni dimostrative. Il Governo italiano istituisce la cosiddetta “Commissione dei 19”, composta da 11 italiani e 8 sudtirolesi nell’intento di sbloccare una situazione sempre più accesa. Nascono una serie di proposte che in seguito portano alla formazione del PACCHETTO: un insieme di misure o provvedimenti che saranno alla base della nuova autonomia. All’interno di esso, molte competenze vengono devolute da Trento alla Provincia Autonoma di Bozen. I poteri non sono più nelle mani della maggioranza italiana ma passano, per buona parte, a quella tedesca per salvaguardare le sue peculiarità etniche e culturali.

Risultato finale: 583 voti a favore del PACCHETTO, 492 contrari, 15 schede bianche. Grazie ad una maggioranza risicata, il PACCHETTO è approvato. Silvius Magnago vince battendo all’interno una forte opposizione, capeggiata dal senatore PETER BRUGGER. Entra in vigore il nuovo Statuto di Autonomia che, di fatto, realizza il “LOS VON TRIENT” di Castelfirmiano. Nel nuovo quadro le funzioni della Regione sono assolutamente ridotte. Il potere è affidato alle due Provincie Autonome con una maggiore accentuazione per la Provincia Autonoma di Bozen. A quest’ultima il nuovo Statuto di Autonomia trasmette Competenze primarie e secondarie. Ma è grazie ai Freiheitskampfer, i combattenti per la libertà del Südtirol, patrioti come Amplatz, Klotz, Kerschbaumer, Pircher, Muther, Koch, Obermair, Hauser, Gostner, Titscher, Gutmann, Innerhofer… che si poté superare l’ostacolo di una autonomia ritenuta poco consona ai sudtirolesi e procedere per ottenere almeno quel riconoscimento di tutela della provincia e della popolazione di lingua tedesca.  Il resto è storia attuale …

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