von fpm 26.08.2026 13:30 Uhr

Chiesette di montagna (7)

Flavio Pedrotti Móser invita ad escursioni meditative e rilassanti in atmosfere alpestri.

elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Tra boschi silenziosi, pascoli d’alta quota e sentieri che si inerpicano verso le montagne, il Welschtirol/Trentino e il Südtirol custodiscono un patrimonio discreto e prezioso: le chiesette di montagna. Piccoli edifici di pietra, spesso sorti in luoghi appartati, raccontano storie di fede, di comunità e di uomini che hanno imparato a convivere con la montagna. Sono luoghi dove arte, tradizione e paesaggio si fondono in un equilibrio unico, testimoni di antiche devozioni, di pellegrinaggi e della vita quotidiana di pastori, boscaioli ed escursionisti. Con questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta di questi piccoli gioielli disseminati tra valli e cime, per conoscerne la storia, le leggende, le caratteristiche artistiche e il profondo legame con il territorio che li circonda. Un viaggio tra spiritualità e natura, alla ricerca di angoli autentici dove il tempo sembra essersi fermato e il silenzio della montagna invita ancora oggi alla contemplazione.

A pochi passi da Javrè, in Val Rendena, sorge una piccola chiesetta che, nonostante le sue dimensioni, custodisce una storia lunga più di sei secoli. È la chiesetta di San Valentino, situata su un’altura panoramica, a circa 900 metri di quota, all’imbocco della Val San Valentino. Da questo luogo si può ammirare la bassa Val Rendena, con lo sguardo rivolto verso le montagne del Gruppo di Brenta e dell’Adamello. La sua posizione, così appartata e suggestiva, contribuisce ancora oggi al fascino del luogo. Ma la chiesetta non è soltanto un punto panoramico: è una testimonianza importante della storia religiosa e della vita quotidiana delle comunità di Javrè, Darè e Vigo Rendena. Le origini della chiesetta risalgono alla fine del Trecento. Una data fondamentale è quella del 20 luglio 1405, quando la chiesa e il suo altare vennero consacrati da Vitale, suffraganeo del vescovo di Trento Giorgio di Liechtenstein. In quell’occasione furono concesse indulgenze a coloro che avessero visitato la chiesetta nella prima domenica di agosto e nel giorno dedicato a San Valentino. Questo particolare testimonia quanto il luogo fosse già allora importante per la devozione della popolazione. La costruzione della chiesetta era legata soprattutto alla vita pastorale della valle. Durante la bella stagione, infatti, le mandrie venivano condotte verso i pascoli di montagna e la salute degli animali rappresentava una questione fondamentale per le famiglie. San Valentino veniva quindi invocato come protettore contro il cosiddetto “mal delle bestie”. In una società basata sull’allevamento, proteggere gli animali significava proteggere il lavoro, il sostentamento e la stessa sopravvivenza delle famiglie.

La chiesetta non apparteneva soltanto a una singola comunità. Era legata alle comunità di Javrè, Darè e Vigo Rendena, che ne condividevano la cura e gli oneri. Un documento del Cinquecento racconta un particolare curioso: le spese e gli obblighi relativi alla chiesetta erano suddivisi fra le tre comunità, con due parti a carico di Vigo e una parte rispettivamente a Darè e Javrè. Non esistevano però recinzioni o pietre che delimitassero i diversi territori. Questo semplice dettaglio racconta molto della vita comunitaria dell’epoca. La chiesetta era un luogo condiviso, e la sua conservazione dipendeva dalla collaborazione delle popolazioni della valle.

Entrando nella chiesetta si incontra uno dei suoi tesori più preziosi: il ciclo di affreschi dei Baschenis, la celebre famiglia di pittori originaria di Averara e particolarmente attiva nelle Giudicarie e in Val Rendena. Nel 1539 intervenne Simone Baschenis, che contribuì a decorare l’interno dell’edificio. Gli affreschi trasformarono le pareti e le volte in una vera e propria “Bibbia per immagini”. In un’epoca in cui gran parte della popolazione non sapeva leggere, le immagini avevano infatti un’importanza fondamentale. Attraverso le scene dipinte i fedeli potevano conoscere episodi della vita dei santi e comprendere gli insegnamenti religiosi. Nel corso dei secoli, purtroppo, parte delle pitture è stata danneggiata dalle successive imbiancature, ma ciò che rimane permette ancora oggi di apprezzare il valore artistico del piccolo edificio.

Un altro elemento particolarmente interessante è il campanile. La chiesetta conserva infatti una campana antichissima, risalente agli inizi del Quattrocento, che alcune fonti indicano come la più antica delle Giudicarie. È un particolare che rende ancora più suggestiva la visita. Quella campana potrebbe aver accompagnato la vita della comunità già nei primi decenni successivi alla consacrazione della chiesa, oltre seicento anni fa.

La festa del 14 febbraio, naturalmente, ha qui un significato diverso da quello che oggi associamo alla festa degli innamorati. Per le popolazioni della Val Rendena San Valentino era innanzitutto un santo al quale affidarsi per la protezione degli animali e delle attività pastorali. La sua festa rappresentava quindi un momento di fede, ma anche di incontro e di partecipazione comunitaria. La tradizione è arrivata fino ai giorni nostri. In occasione della ricorrenza, gli abitanti di Javrè, Darè e Vigo Rendena continuano a salire alla chiesetta per partecipare alla celebrazione della Messa. Al termine viene mantenuto anche l’antico rito del bacio della reliquia. È un luogo dove arte, fede, tradizione e paesaggio si incontrano e dove il passato, almeno per un momento, continua a vivere nel presente. (continua)

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