Spettacoli & dintorni

Tre amici, Beppe, Umberto e Gigi, attendono l’arrivo del giovane Toni per festeggiare la sua ritrovata libertà . Dopo una notte di forte consumo di alcol, l’auto con cui stanno per tornare a casa urta qualcosa, o meglio, qualcuno. Fa ridere senza bisogno di effetti speciali: basta una smorfia ben assestata e il gioco è fatto. La cosa più divertente, però, è che il film non cade mai nella tentazione di spiegare la vita al pubblico con il ditino alzato. Nessuna lezione di antropologia sociale travestita da commedia, nessun pistolotto generazionale. Con il suo consueto gusto per il surreale, Albanese mette in scena una generazione che più che inseguire i sogni colleziona scuse, campione olimpico nel lancio dell’alibi e sempre pronta a trovare un colpevole esterno per ogni occasione. Eppure, tra un equivoco e una battuta, il film riesce a far saltare convenzioni, rapporti e piccole ipocrisie quotidiane con una leggerezza quasi disarmante. Perché, in fondo, trasformare una tragedia in commedia a volte richiede molto meno di quanto si pensi: basta una smorfia fatta al momento giusto.
Lavoreremo da grandi contiene già nel titolo una promessa che suona più come una proroga a tempo indeterminato. È attorno a questa resa preventiva che Antonio Albanese costruisce l’universo dei suoi personaggi: uomini perennemente parcheggiati in quella terra di nessuno dove crescere è un’ipotesi remota e assumersi una responsabilità un incidente diplomatico. L’incipit è esemplare. Il timore di aver causato un omicidio, seppur involontario, potrebbe essere l’occasione per affrontare finalmente le conseguenze delle proprie azioni. Invece no. Diventa l’ennesima maratona di acrobazie morali con cui Umberto e i suoi compari cercano di cancellare ogni traccia del misfatto. Più che un thriller, è un manuale pratico su come trasformare il panico in scaricabarile.
Con premesse del genere, Lavoreremo da grandi non può che raccontare un meccanismo irrimediabilmente inceppato: quello di chi continua a correre nella ruota del criceto convincendosi di stare facendo strada. Umberto (Antonio Albanese) colleziona due matrimoni falliti e una carriera musicale rimasta allo stadio di promessa eterna; Beppe (Giuseppe Battiston) vive ancora con la madre e coltiva un amore impossibile per una cugina che lo considera con lo stesso entusiasmo riservato alla pubblicità prima di un film; Toni (l’esordiente Niccolò Ferrero), figlio di Umberto, entra ed esce dal carcere con la puntualità di un pendolare. Nessuno di loro sembra davvero voler cambiare: aspettano semplicemente che sia la vita, prima o poi, a fare il lavoro al posto loro.
Domani 04 agosto, Cinema Capovolto, in piazza Cesare Battisti a Trento alle ore 21:15






