von fpm 28.07.2026 10:00 Uhr

Alla ricerca dei krapfen perduti

Trento, è giallo: chi ha fatto sparire i krapfen dal cuore del centro storico?

(Immagini web) elab gif Flavio Pedrotti Móser

C’è un mistero che aleggia sulle vie del centro storico di Trento. No, non riguarda i cantieri, né il traffico di biciclette elettriche. Riguarda qualcosa di molto più serio: i krapfen. Il soffice dolce tirolese, gonfio di marmellata o crema, un tempo immancabile nelle vetrine dei bar cittadini, sembra essersi volatilizzato. Una sparizione silenziosa, senza comunicati ufficiali e senza che nessuno abbia avuto il coraggio di appendere un cartello con scritto: „Ci dispiace, abbiamo dimenticato chi siamo“. Eppure, Trento ha sempre rivendicato con orgoglio il proprio ruolo di conservatrice della cultura tirolese, anche gastronomica. Strudel? Presente ma non troppo. Zelten? Certo, ma solo nelle festività natalizie. Vin brulé? Idem. A dicembre spuntano ovunque. Ma il povero krapfen sembra essere stato condannato a un esilio gastronomico di cui nessuno rivendica la responsabilità. Entrando oggi in molti bar del centro si viene accolti da una sfilata di muffin americani, donut colorati, cookie dalle dimensioni di un frisbee, croissant al pistacchio di Dubai e cheesecake che potrebbero sfamare una famiglia. Tutto molto internazionale, per carità. Ma del vecchio krapfen, quello con lo zucchero che inevitabilmente finiva sulla giacca e la marmellata che usciva al primo morso, nessuna traccia.

Viene da chiedersi se esista un’associazione segreta dei pasticceri che abbia decretato: „Da oggi il krapfen non è più cool„. Oppure se sia rimasto vittima della dittatura di Instagram, dove una bomba alla crema alta venti centimetri raccoglie migliaia di like, mentre un umile disco fritto e zuccherato non riesce nemmeno a conquistarsi una storia. E dire che il krapfen possiede tutte le qualità che oggi sembrano tanto ricercate: è autentico, è legato al territorio alpino, racconta una tradizione secolare e, soprattutto, non ha bisogno di essere ricoperto d’oro alimentare per essere buono. Forse il problema è proprio questo. È troppo semplice. Non ha un nome inglese, non costa quanto un pranzo di lavoro e non richiede di essere fotografato da tre angolazioni diverse prima di essere mangiato. Qualcuno potrebbe obiettare che si trova ancora durante il Carnevale. Appunto: come se il canederlo fosse servito solo a Natale o lo strudel comparisse esclusivamente durante il Mercatino. Il krapfen non è un ospite stagionale: è parte della cultura gastronomica di questo territorio. Così oggi il cittadino trentino si ritrova davanti a una scelta difficile: ordinare l’ennesimo cookie XXL oppure intraprendere una sorta di pellegrinaggio verso qualche panificio, nella speranza che qualcuno abbia ancora il coraggio di friggere un vero krapfen. Ma non ha lo stesso effetto che sentire il suo sapore seduti al tavolino di un bar.

Non è una questione di nostalgia. O forse sì. Ma è soprattutto una questione di identità. Se una città come Trento dimentica uno dei dolci che meglio raccontano il suo legame con il Tirolo e con la tradizione mitteleuropea, allora forse il problema non è il krapfen. Quei pochi bar che scelgono di esporlo nelle vicinanze di croissant e altre leccornie per dare la possibilità a chi lo rimpiange di poterlo gustare con un caffè o cappuccino a succo di qualcosa, siano benedetti e magari candidati a qualche premio. Nel frattempo, se qualcuno dovesse avvistarne uno in qualche bar del centro storico, si prega di non mangiarlo subito. Prima fotografi la prova, avvisi gli amici e rassicuri la cittadinanza: il krapfen esiste ancora.

Perlustrando attentamente le zone un avvistamento è stato fatto in Corso 3 novembre in un bar storico purtroppo un po‘ distante dal cuore del centro storico ma che coraggiosamente espone krapfen di piccola e media taglia e superbuoni. Difficilmente però un turista potrà scoprirlo.  Intanto, per  i cittadini delusi, nell’attesa di ritrovarlo in altri bar, da Trento si va a Bozen o Meran ma anche più vicino a Neumarkt o Auren o qualche altra piccola località sudtirolese non troppo lontana ma che per una colazione diventa piuttosto impegnativo.

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