Briciole di Memoria: Luigi Negrelli e „la civiltà italiana“

Come i nostri lettori ben sanno, Luigi Negrelli nacque a Fiera di Primiero il 23 gennaio 1799, da una famiglia di salda fede tirolese; basti citare che sua sorella fu Giuseppina Negrelli, patriota e combattente contro le truppe napoleoniche
. Negrelli fu un ingegnere di levatura mondiale, pioniere della progettazione ferroviaria. A lui si devono le sistemazioni idrauliche in Tirolo, oltre a quella del corso del Reno, la prima ferrovia nazionale svizzera, la Milano-Venezia nel Lombardo-Veneto, e quelle all’interno dell’Impero, come la Olomouc-Praga-Brno-Ostrava, o la linea del Brennero. Il suo „capolavoro“ assoluto è considerata la progettazione del Canale di Suez.
E proprio a questa sua opera si riferisce l’epigrafe che troneggia sotto il porticato d’ingresso della stazione di Trento, a lui intitolata:
L’INGEGNERE LUIGI NEGRELLI DI MOLDELBA
TRENTINO
PER ALTEZZA E CERTEZZA DI SCIENZA
PRONTEZZA D’AZIONE E VOLONTÀ DI BENE
AMMIRATO IN TUTTA EUROPA
APRÌ VIE NUOVE ED AGEVOLI
SULLA TERRA SUI FIUMI SUI MARI
AGLI UOMINI E AI COMMERCI
E PRIMO IDEANDO E VOLENDO
IL DIRETTO CANALE DA SUEZ A PORTO SAID
PROVÒ CHE LA CIVILTÀ ITALIANA
È BENEFICIO UNIVERSALE
OGGI VIVESSE
VEDREBBE DI NON AVERE PER LA PATRIA</
OPERATO INVANO
Peccato che il testo faccia passare Negrelli per un testimonial della „civiltà italiana„, mentre egli fu un tirolese, cittadino austriaco e fedele suddito dell’Imperatore. E non avrebbe potuto essere altro, visto che nacque in Tirolo nel 1799 e morì a Wien nel 1858, quindi vissuto prima della proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta nel 1861.
E peccato pure che, nel corso dei recenti lavori di ristrutturazione della stazione ferroviaria, nessuno abbia pensato a storicizzare la scritta... Era da immaginarselo, considerato anche quanto affermato dall’assessore provinciale alla cultura ed all’istruzione Francesca Gerosa (Fratelli d’Italia) durante una visita fatta al cantiere del restauro, che ha definito il restauro dell‚edificio, costruito durante il fascismo dopo la demolizione di quello realizzato in epoca asburgica, come “un intervento di grande valore anche culturale e simbolico per la nostra comunità, un lavoro di riscoperta e restituzione di un luogo che custodisce una parte importante della nostra storia e della nostra identità. Questa stazione, principale porta di accesso alla città, torna oggi a essere non solo un’infrastruttura essenziale, ma uno spazio culturale vivo, capace di accogliere cittadini e visitatori come testimonianza viva della nostra memoria e come primo luogo di incontro con la storia, la cultura e il patrimonio di Trento e di tutto il Trentino”.
Come (troppo!) spesso accade, pare che la nostra storia abbia avuto inizio solo nel 1918 con la „redenzione„, e che la nostra Terra ed i suoi abitanti, famiglia Negrelli compresa, siano stati italiani fin da prima che l’Italia esistesse.
E „il povero“ Negrelli, che nel 1936 finalmente avrebbe capito „di non avere per la patria lavorato invano“, continua a condividere il triste destino dei cancellati e mistificati con i nostri „altrettanto poveri“ nonni e bisnonni caduti durante la Prima Guerra Mondiale indossando la divisa „giusta“, quella della loro Vaterland austriaca, che sui monumenti vengono definiti come „costretti a pugnar per l’oppressore“ e „privati del conforto di cadere per la Patria“.






