von mas 16.07.2026 11:00 Uhr

Cittadinanza italiana per i discendenti dei trentini emigrati all’estero

Il Consiglio Provinicale approva all’unanimità la proposta di voto di Michele Malfer

Emigrati tirolesi in Brasile

Illustrando la proposta di voto, Michele Malfer (Campobase), ha spiegato come l’iniziativa nasca dall’esigenza di affrontare una questione che riguarda non solo il diritto di cittadinanza, ma anche la storia dell’emigrazione trentina e il legame delle comunità all’estero con il territorio d’origine. Malfer ha ricordato che i trentini emigrati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento partirono quando il Trentino apparteneva ancora all’Impero austriaco e, quindi, non erano cittadini italiani. Una condizione che ha impedito ai loro discendenti di ricostruire la continuità della cittadinanza secondo le regole ordinarie dello ius sanguinis. Il consigliere ha quindi ripercorso l’intervento del legislatore nazionale con la legge 379 del 2000, che introdusse una procedura straordinaria per consentire ai discendenti degli emigrati provenienti dai territori annessi all’Italia dopo la Prima guerra mondiale di ottenere la cittadinanza italiana, ricordando come oltre 7.000 persone abbiano usufruito di questa possibilità.

A suo giudizio, la riforma della cittadinanza introdotta con il decreto-legge del marzo 2025, restringendo il riconoscimento della cittadinanza per discendenza, rischia ora di penalizzare nuovamente proprio le comunità di origine trentina emigrate prima del 1918. Per questo, ha spiegato, la proposta di voto chiede al Parlamento e al Governo di riaprire una riflessione normativa sulla specificità dei discendenti degli emigrati provenienti dall’allora Tirolo austriaco, riprendendo il percorso già avviato con la legge del 2000 e con la proposta approvata dal Consiglio regionale nel marzo scorso.

Non chiediamo privilegi territoriali, ha detto, ma il riconoscimento di una particolare vicenda storica”. Secondo Malfer, si tratta di un principio di giustizia storica nei confronti di comunità che continuano a mantenere vivo un forte legame culturale e identitario con il Trentino e che rappresentano ancora oggi una parte integrante della storia e dell’identità del territorio.

Mattia Gottardi, assessore competente, ha espresso la posizione della Giunta su un tema “caro trasversalmente a maggioranza ed opposizione” anticipando il parere favorevole. Gottardi ha detto di condividere l’impianto e l’obiettivo di sensibilizzare il Parlamento sul tema del riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti dei trentini emigrati all’estero, ricordando come la questione sia già stata affrontata anche in Consiglio regionale e sottolineando la necessità di dare una risposta ai discendenti delle comunità trentine, in particolare in Brasile e Argentina che, a causa delle vicende storiche legate all’emigrazione dall’allora Tirolo austriaco, non erano cittadini italiani al momento della partenza dei loro antenati e hanno potuto avviare il percorso di riconoscimento delle proprie origini solo a partire dalla legge del 2000. L’assessore ha infine ricordato che il tema è stato al centro anche della recente Conferenza mondiale dei Trentini nel mondo, ribadendone il valore storico, culturale e identitario.

 

Il  successivo dibattito consiliare ha  mostrato una convergenza unanime sul sostegno ai discendenti degli emigrati partiti prima del 1918 dal territorio allora appartenente all’Impero austraico. Tuttavia, mentre i consiglieri di area autonomista e di centrodestra si focalizzano sulla riparazione storica e sulla tutela dell’identità originaria come espressione dell’autonomia speciale, le consigliere di centrosinistra utilizzano il tema per aprire una riflessione parallela sull’inclusione, sull’immigrazione attuale e sullo ius soli.

Gli interventi dei singoli consiglieri
Stefania Segnana (Lega): Annuncia il sostegno del gruppo, evidenziando che la legge del 2000 rappresentava una riparazione storica per chi era emigrato dall’allora Tirolo italiano sotto l’Impero austro-ungarico. Critica le modifiche del 2025 che rischiano di escludere molte comunità estere (in particolare in Brasile e Argentina) e chiede una disciplina specifica a livello statale, definendo la tutela di questi legami un’espressione concreta dell’autonomia speciale.

Francesca Parolari (Pd): Sostiene la proposta come atto di „giustizia storica e memoria“ per i discendenti degli emigrati prima del 1918. Allarga però il dibattito al concetto generale di cittadinanza, citando lo ius soli e la cittadinanza civica del Comune di Trento. Evidenzia una contraddizione politica: la richiesta di cittadinanza per i discendenti all’estero contrapposta all’ostruzionismo verso i figli degli immigrati che vivono e studiano stabilmente sul territorio.

Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra): Condivide l’importanza del legame identitario con i discendenti all’estero, ma richiede la medesima apertura verso i „nuovi cittadini“ immigrati nati o cresciuti sul territorio provinciale. Difende l’iniziativa della cittadinanza di comunità del Comune di Trento come fattore di inclusione e valorizza il contributo socio-economico degli immigrati in Trentino.

Walter Kaswalder (PATT): Co-firmatario della proposta, esprime pieno sostegno ricordando il valore e la laboriosità dimostrati dagli emigrati trentini in Sud America. Critica la recente riforma nazionale che ha escluso molti discendenti, creando disparità familiari, e auspica che il Governo accolga il sollecito per ripristinare la possibilità di ottenere la cittadinanza.

Paola Demagri (Casa Autonomia): Esprime parere favorevole ritenendo che il voto non crei un nuovo diritto, ma riconosca un’identità già esistente. Traccia un parallelismo tra l’emigrazione storica trentina per necessità e l’immigrazione contemporanea, sostenendo la necessità di politiche di accoglienza e integrazione regolate che rispondano sia ai bisogni del mercato del lavoro sia ai doveri di solidarietà umanitaria.

Nella replica, il consigliere Michele Malfer ha ringraziato tutti i gruppi per il sostegno trasversale alla proposta, ribadendo che l’obiettivo non è riconoscere un privilegio, ma chiedere al Governo di intervenire su una specifica anomalia storica e giuridica che riguarda i discendenti dei trentini emigrati quando il territorio apparteneva ancora all’Impero austro-ungarico. Ha ricordato che il legame con le comunità trentine nel mondo continua a vivere attraverso la lingua, la cultura, gli scambi tra giovani e numerose collaborazioni con il Trentino. Richiamando anche le riflessioni emerse in Aula sul tema delle migrazioni, ha osservato come la storia dell’emigrazione trentina possa offrire spunti utili per comprendere le sfide del presente.

Messa ai voti, la proposta è approvata all’unanimità.

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