von fpm 13.07.2026 10:00 Uhr

The Winner is….

La finale di Wimbledon 2026 è stata degna del Centre Court: intensa, tecnica e ricca di colpi di scena. Jannik Sinner ha difeso il titolo superando Alexander Zverev in quattro set con il punteggio di 6-7(7), 7-6(2), 6-3, 6-4, conquistando così il suo secondo Wimbledon consecutivo e il quinto titolo del Grande Slam.

elab gif Flavio Pedrotti Móser

Per un set, Zverev è sembrato l’uomo destinato a interrompere il dominio del numero uno del mondo. Servizi potentissimi, rovesci profondi e una concentrazione impeccabile gli hanno permesso di aggiudicarsi un primo parziale combattutissimo al tie-break, dopo aver annullato la prima spallata di Sinner. Il pubblico londinese, abituato ai grandi duelli, intuiva di essere davanti a una finale memorabile.  Ma Sinner è sudtirolese, ha una qualità rara: quando il vento della partita cambia direzione, lui non si agita. Lo osserva. Lo studia. Poi lo trasforma in energia. Nel secondo set ha alzato il livello in risposta, ha iniziato a muovere il tedesco da una parte all’altra del campo e, nel tie-break, ha dato una dimostrazione di superiorità impressionante, lasciando appena due punti all’avversario.   Da quel momento il match è cambiato volto. Nel terzo set, complice anche una scivolata che ha procurato un fastidio al ginocchio destro di Zverev, Sinner ha preso definitivamente il comando delle operazioni. Il suo tennis è diventato un’orchestra: diritto devastante, rovescio chirurgico e una lucidità tattica che ha soffocato ogni tentativo di rimonta del tedesco.

Il quarto set è stato il manifesto della maturità del campione di Sexten. Nessuna fretta, nessun rischio inutile: solo pressione continua, fino al break decisivo. Sul match point, Sinner ha chiuso con la calma dei grandi, prima di lasciarsi cadere sull’erba del Centre Court, travolto dall’emozione. Londra ha applaudito un campione che sembra aver fatto della normalità qualcosa di straordinario. Sinner ha alzato il trofeo con il suo consueto sorriso timido, quasi sorpreso da tutto quell’entusiasmo, mentre il pubblico gli tributava una standing ovation.

In fondo, il vero paradosso è questo: Jannik gioca come se fosse una domenica qualsiasi nel giardino di casa. Peccato che il suo giardino sia Wimbledon.

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