von fpm 05.07.2026 13:00 Uhr

5 luglio: la giornata mondiale del bikini, il costume che ha cambiato la storia della moda compie 80 anni

Il 5 luglio si festeggia il costume da bagno più amato di sempre: il rivoluzionario bikini, un’invenzione del sarto francese Jacques Heim il cui carattere provocatorio destò un immediato scalpore. Fu poi lo stilista Louis Réard che proprio il 5 luglio  1946 lo propose sulla passerella della sua sfilata, presso le piscine Molitor in Francia.

(foto web) elab gif Flavio Pedrotti Móser

Il 5 luglio si celebra uno dei capi più iconici di sempre: il bikini. Simbolo di libertà, femminilità ed emancipazione, questo costume rivoluzionario nacque dall’intuizione del sarto francese Jacques Heim, ma fu lo stilista Louis Réard a presentarlo ufficialmente il 5 luglio 1946, durante una sfilata organizzata presso le celebri piscine Molitor di Parigi. La sua comparsa suscitò immediatamente scalpore per il design estremamente audace, destinato però a segnare un punto di svolta nella storia del costume. Il nome „bikini“ richiama l’atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, dove proprio in quegli anni gli Stati Uniti conducevano test nucleari. Réard scelse questa denominazione immaginando che il suo costume avrebbe avuto un impatto altrettanto „esplosivo“ sul piano commerciale e culturale. La previsione si rivelò esatta: il bikini divenne presto oggetto di discussioni, polemiche e divieti. Per lungo tempo fu considerato troppo provocante e ne venne proibito l’uso in numerosi Paesi; ancora oggi, in alcune culture, è ritenuto un capo inappropriato. Le origini del bikini, tuttavia, affondano in un passato molto più remoto. La più antica testimonianza di un indumento simile risale al periodo dell’imperatore Diocleziano (286-305 d.C.) ed è conservata nei celebri mosaici della Camera delle Fanciulle della Villa Romana del Casale, in Sicilia, riportati alla luce dall’archeologo Gino Vinicio Gentili tra il 1950 e il 1960. Le figure raffigurano giovani donne impegnate in attività sportive mentre indossano capi composti da una fascia sul seno e da uno slip, sorprendentemente simili all’attuale bikini.

All’epoca questi indumenti erano destinati esclusivamente alla pratica sportiva e alle competizioni atletiche. Oggi, invece, il bikini è diventato un vero protagonista dell’estate, reinterpretato in infinite varianti di modelli, tessuti, colori e fantasie, pensate per valorizzare ogni fisicità. Tra le creazioni più straordinarie spicca il bikini più costoso mai realizzato, firmato dalla stilista Susan Rosen per l’edizione 2012 dello Sports Illustrated Swimsuit Issue. L’esclusivo modello era impreziosito da 150 carati di diamanti e 30 carati di smeraldi incastonati nel platino, per un valore stimato di 30 milioni di dollari. A indossarlo davanti ai fotografi fu la modella Molly Sims, dando vita a uno degli scatti più spettacolari nella storia del beachwear. Oggi il bikini rappresenta molto più di un semplice costume da bagno: è un simbolo di emancipazione femminile e uno dei capi più iconici delle spiagge italiane e di tutto il mondo. Indossato da donne di ogni età e provenienza, continua a essere il protagonista indiscusso delle giornate al mare. Un successo reso possibile anche dal cinema e dalle tante attrici che hanno contribuito a sdoganarlo, trasformandolo da capo scandaloso a icona di stile.

Bikini: la storia di una rivoluzione culturale. Oggi indossare un costume a due pezzi appare una scelta del tutto naturale, ma il percorso che ha portato alla sua diffusione è stato lungo e tutt’altro che semplice. Per questo il 5 luglio rappresenta anche l’occasione per ricordare il valore storico e culturale del bikini. Quando Réard presentò quello che definiva „il costume più piccolo del mondo„, l’idea risultò talmente innovativa da rendere difficile persino trovare una modella disposta a indossarlo. L’unica ad accettare fu la diciottenne Micheline Bernardini, ballerina del Casino de Paris. La sfilata alle piscine Molitor ebbe un successo clamoroso e attirò l’attenzione della stampa internazionale, alimentando un acceso dibattito tra sostenitori e detrattori.

In molti Paesi il bikini fu vietato negli spazi pubblici e il Vaticano lo definì un indumento immorale. Nonostante le resistenze, il mondo del cinema contribuì in modo decisivo alla sua affermazione. Tra le prime a renderlo celebre fu Brigitte Bardot, che lo indossò nel film Manina, ragazza senza veli del 1952, in un periodo in cui sulle spiagge il bikini era ancora vietato. Nello stesso anno anche Marilyn Monroe contribuì a renderlo un simbolo di sensualità attraverso fotografie diventate iconiche.

Negli anni Sessanta arrivò la consacrazione definitiva. Ursula Andress, con il celebre bikini bianco indossato in Agente 007 – Licenza di uccidere accanto a Sean Connery, trasformò quel modello in uno dei costumi più imitati dell’epoca. Nel 1963 il film Vacanze sulla spiaggia, interpretato da Annette Funicello e Frankie Avalon, consolidò ulteriormente il legame tra bikini e cultura pop. L’anno successivo arrivò un’altra svolta decisiva: nel 1964 la rivista Sports Illustrated dedicò per la prima volta la propria copertina a una modella in bikini, sancendone definitivamente l’ingresso nell’immaginario collettivo americano.

Se oggi il bikini è considerato un capo d’abbigliamento normale e universalmente diffuso, il merito va anche alle donne che, sfidando pregiudizi, stereotipi e convenzioni sociali, hanno avuto il coraggio di indossarlo contribuendo a trasformarlo in un autentico simbolo di libertà e autodeterminazione.

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