von mas 06.06.2026 18:30 Uhr

Un libro al mese: Abschnitt Adamello – 1°

“Abschnitt Adamello 1915-1918. Cronache di guerra dei reparti austro-ungarici dalla Presanella alla val S. Valentino” è un libro che gli studiosi e gli appassionati della Guerra Bianca in Adamello aspettavano da anni.  Curato da Tommaso Mariotti e Rudy Cozzini, è edito dal Parco Naturale Adamello Brenta. Oggi riportiamo alcuni stralci dalla prefazione di Marco Ischia, e dall’introduzione degli autori.

Prefazione

In passato le vicende di guerra sui ghiacciai dell’Adamello e della Presanella erano state minuziosamente descritte da parte italiana, con attente ricostruzioni e raccolte di testimonianze e aneddoti, sfociate in voluminose pubblicazioni, mentre la conoscenza degli analoghi fatti, però da parte austriaca, era rimasta sommaria. Il percorso decennale di ricerche, sfociato in questo corposo volume, colma finalmente questa discrepanza.

Il libro di Tommaso Mariotti e Rudy Cozzini descrive finalmente in maniera dettagliata e approfondita la situazione dell’esercito asburgico sul massiccio, quando nell’aprile 1916 l’avversario italiano prese l’iniziativa in forze.   Fu allora che la guerra in Adamello entrò nel vivo; in precedenza le azioni che avevano interessato alcune posizioni presidiate dagli austriaci, come il Mandrone, erano state un diversivo degli attacchi rivolti dall’esercito italiano contro la Presena e i Monticelli, nel settore del Tonale. Ma il 12 aprile 1916, una settantina di soldati austriaci, stanziati tra il passo della Lobbia Alta e il monte Fumo, furono investiti dal fuoco delle artiglierie italiane ed assaliti da centinaia di alpini. Chi sopravvisse cadde prigioniero o non poté far altro che ritirarsi al passo di Folgorida.

Cominciava con quel fatto d’armi la conquista italiana dei ghiacciai. I responsabili dei comandi locali dell’esercito asburgico compresero subito l’importanza di arginare il pericolo, richiedendo un pezzo d’artiglieria di medio calibro – passato alla storia come il cannone Giorgio – in grado di rispondere a quelli italiani, e inviando alcuni drappelli a presidiare il Corno di Cavento e le posizioni presso il Crozzon di Lares. Erano tuttavia forze minime, in quanto i contemporanei preparativi per la Frühjahroffensive – che di lì a poche settimane sarebbe scattata sugli altipiani – concentravano tutte le attenzioni e le risorse destinate dal Comando supremo dell’esercito austro-ungarico.  Sul finire di aprile una seconda azione in forze dell’esercito italiano portò alla conquista del Crozzon di Lares, del passo di Cavento e del Crozzon di Folgorida, lasciando alla tenace resistenza dell’esercito imperiale i passi di Folgorida e delle Topette.

Davanti a una netta inferiorità di artiglierie e uomini, e nell’impossibilità di ricevere consistenti contingenti di truppe per contrattaccare e riprendere le posizioni perdute, i comandi locali dell’esercito asburgico non poterono far altro che ritirare la loro linea difensiva in una posizione che avrebbe garantito loro la stabilità di quel fronte.  Dalla vetta del Carè Alto prese così forma la linea Pozzoni – monte Còel – monte Ospedale – Stavél, denominata successivamente “linea degli Honved” per la presenza delle truppe ungheresi, fronte che scendeva in val Genova allo Sbarramento di Fontanabona, al quale seguiva poi una seconda linea di opere e apprestamenti che risaliva la val di Nardìs, attraverso le cime Tamalè, delle Gere, Cimon delle Rocchette, monte Gabbiolo, passo e monte Cércen, dove entrava nell’area di competenza del Rayon Tonale. In poche settimane questa zona fu resa efficiente in ogni settore, mentre gli italiani, forti della loro superiorità, si impossessarono dell’alta val Genova, spingendosi fino alla Ragàda.

Con l’andare dei mesi  i difensori ritornarono padroni del fondovalle, complici anche le problematiche logistiche degli avversari nel rifornire quelle posizioni avanzate.  La guerra in seguito interessò praticamente il solo Corno di Cavento, posizione privilegiata di osservazione delle linee avversarie per entrambi i belligeranti. La conquista italiana il 15 giugno 1917, assalto nel quale morì il tenente dei Kaiserjäger Felix Hecht von Eleda, la successiva riconquista  il 15 giugno dell’anno successivo e l’occupazione definitiva della vetta da parte degli alpini il 19 luglio 1918, non giocarono alcun ruolo rilevante, se non dal punto di vista simbolico e morale. Poche settimane dopo, il fallito attacco al Menicigol e l’occupazione del passo dei Segni da parte degli italiani, il 13 agosto, sancirono l’ultima battaglia in Adamello; le posizioni degli eserciti infatti non subirono ulteriori variazioni fino all’armistizio.

 

Lo svolgimento dei fatti di guerra sul ghiacciaio da parte austriaca, le reazioni che i comandi asburgici misero in atto per arginare la situazione critica venutasi a creare, i riflessi che si ebbero in seguito negli abitati della val Rendena, sono illustrati in questo libro con un dettaglio mai riscontrato prima. Spicca nelle pagine del volume la mole di documentazione inedita proveniente dall’Österreichisches Staatsarchiv di Vienna, ordini di battaglia, diari di giornata, memorie e testimonianze, il tutto integrato con una ricchissima documentazione iconografica e cartografica. Risulta inoltre particolarmente significativa la sovrapposizione tra le mappe storiche e la rappresentazione attuale del territorio, ricavata attraverso i moderni strumenti informatici, con immagini cartografiche tridimensionali che ben si prestano a descrivere la collocazione dei reparti e le problematiche di quel fronte di alta montagna. Tutto questo materiale è stato assemblato dagli Autori in un racconto cronologico, seguito da appendici di approfondimento di alcune tematiche: dai corpi e reparti stanziati, alle differenti artiglierie impiegate, dalle teleferiche realizzate, ai cimiteri di guerra disseminati sul territorio.

È un racconto che non si limita soltanto a illustrare i fatti di guerra – non solo di vivo interesse per lo studioso cultore della materia, ma anche comprensibili al neofita – ma esprime anche le conseguenze meno evidenti di quel conflitto tra i ghiacci. Sono riportati infatti i frequenti cambi delle truppe dislocate e si dà concreta indicazione del dramma che coinvolse centinaia di soldati afflitti da polmoniti e congelamenti. Soldati non pochi dei quali si spensero poi nelle retrovie, ma che furono consumati irrimediabilmente nel fisico da quel fronte estremo, anch’essi vittime di una Guerra Bianca della quale non sapremo mai l’esatto numero delle perdite.

Infine, vengono descritte e interpretate nel volume le vestigia e i manufatti ancora oggi presenti sul territorio e visitabili dagli escursionisti.  La Prima guerra mondiale ha infatti cambiato il paesaggio delle montagne, vi ha inserito innumerevoli elementi (sentieri, trincee, caverne, terrazzamenti, opere campali ecc.) che sono diventati parte del nostro territorio e della nostra cultura, elementi che vanno conosciuti per rimanere legati al patrimonio culturale delle nostre comunità, per far sì che il dramma prodotto da quel conflitto non venga mai dimenticato. Sotto quest’aspetto, non si può che plaudere allo sforzo messo in atto in questi anni dall’ente Parco Adamello-Brenta, per valorizzare il territorio anche dal punto di vista storico, attraverso progetti di salvaguardia e divulgazione della memoria, il censimento e la rilevazione delle opere campali, oppure le recenti pubblicazioni e guide promosse sull’argomento, o infine il ripristino di strutture militari in quota, di sentieri, del cimitero di guerra della Ragàda in val Genova.

A distanza di un secolo, il dramma del Primo conflitto mondiale è ancora fortemente sentito nella nostra società.  Lo testimoniano gli interventi di recupero dei manufatti sul territorio e la produzione letteraria che non si è mai arrestata e che propone sempre nuovi studi, memorie rimaste fino ad oggi celate nei cassetti, ristampe di libri datati che erano divenuti introvabili. A ciò si aggiungono i ritrovamenti di relitti, cimeli e purtroppo anche di spoglie di caduti rimasti insepolti, che i ghiacciai restituiscono di stagione in stagione e che continuano a stimolare il ricordo di quel tragico evento. Le cime dell’Adamello e della Presanella non sono soltanto luoghi di eccezionale bellezza per la natura, il paesaggio e l’aspetto alpinistico, ma sono luoghi di memoria, chiamate ad evocare una delle più grandi tragedie dell’umanità.

 

Introduzione

Questo volume è la sintesi di un percorso di ricerca decennale in cui sono confluiti anche i risultati di alcuni progetti del Parco naturale Adamello Brenta per il recupero della memoria degli eventi della Prima guerra mondiale nel gruppo Adamello-Presanella.  L’obiettivo che ci si è prefissi è la ricostruzione delle vicende dell’esercito austro-ungarico impegnato nel settore Adamello dal 1915 al 1918.

La narrazione, che poggia inevitabilmente sulla descrizione dei combattimenti, tenta di fornire un quadro puntuale dell’evoluzione del contesto organizzativo e strutturale delle linee di combattimento e delle retrovie austro-ungariche. Spazio è stato dedicato anche ai riflessi che la presenza dell’esercito ha avuto sul tessuto urbano del fondovalle e sulle comunità locali.

(…)

Questo lavoro si è basato su documenti in gran parte inediti, che hanno reso necessario un lungo e complesso lavoro di scelta, analisi e traduzione. Nella scrittura si è cercato un taglio il più possibile divulgativo, adatto a far conoscere le vicende del settore Adamello, secondo le fonti austriache, anche ad un pubblico non necessariamente di addetti ai lavori. Per questo motivo, gli approfondimenti su alcuni argomenti sono stati volutamente trattati in una sezione appositamente dedicata: mediante una serie di schede sono stati affrontati alcuni temi come il posizionamento delle artiglierie, le teleferiche, le reti di comunicazione, i lavoratori di guerra e i cimiteri militari. Altre schede, di taglio decisamente più specialistico, sono rivolte a quanti nutrono uno specifico interesse ad approfondire aspetti quali, ad esempio, la leva militare, la struttura di comando dell’esercito austro-ungarico e l’elenco dei reparti schierati.  Infine, è stata inserita una sintetica cronologia per fornire un quadro schematico dei fatti d’arme e degli eventi più significativi.

In conclusione, questa ricerca vorrebbe essere una buona base di partenza da cui trarre spunto per ulteriori approfondimenti.

Il libro di Tommaso Mariotti e Rudy Cozzini è destinato a tutti gli studiosi del conflitto in montagna, ma particolarmente alle comunità del versante trentino dell’Adamello: non pochi dei nostri avi militarono nelle unità comandate dagli ufficiali, i cui nomi affiorano nelle pagine di questo copioso volume. Un legame, quello con l’Impero asburgico scomparso al termine del conflitto, che rimane fortemente sentito nelle vallate della  nostra Terra,  che ci lega a comunità con le quali abbiamo condiviso secoli di storia. Un legame che oggi si ripropone, nell’Europa dei popoli tra loro affratellati.

„Abschnitt Adamello“ è disponibile presso la sede e gli uffici del Parco Naturale Adamello Brenta, che ne è l’editore.  Gli stralci pubblicati da UT24 nella rubrica Un libro al mese sono soggetti a copyright: è vietata la riproduzione anche parziale dei testi e delle illustrazioni, nonchè  la memorizzazione  in qualsiasi forma, senza autorizzazione scritta del Parco naturale Adamello Brenta.

 

 

 

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