von mas 14.05.2026 06:45 Uhr

Briciole di Memoria: La fine di un’epoca – 3°

Si conclude oggi la nostra selezione di estratti dalla lettura scenica „Julius Perathoner – Un epilogo“, presentata nella Sala d’Onore di Palazzo Mercantile il 24 aprile scorso: è una storia che riguarda tutti i tirolesi, compresi quelli di lingua romanza  –  La cosiddetta Era Perathoner si concluse con la scomparsa del suo protagonista, ma cosa resta di lui?Solo in futuro si riconoscerà l’enorme importanza che quest’uomo ha avuto per la città e che continuerà ad avere nei secoli a venire. Egli ha sacrificato al servizio della città non solo il suo spirito, ma la sua intera vita terrena. Ogni angolo, ogni pietra della città parla della sua opera; quasi ovunque egli abbia posto la mano, è fiorita nuova vita.“

Il ritratto di Perathoner è esposto al Museo Civico - La foto della serata è di Markus Pernwanger

La cronaca dei fatti bolzanini trovò spazio anche sul Corriere della Sera:

„I cittadini di Bolzano ieri mattina hanno avuto la sorpresa, uscendo di casa, di trovarsi in piena mobilitazione fascista. Il piano predisposto dai dirigenti cominciava ad avere attuazione pratica. Poco dopo il Palazzo delle scuole, conteso dal Municipio, veniva occupato. La mobilitazione ha potuto effettuarsi indisturbata nonostante la vigilanza delle autorità, avendo i capi ricorso a diversi stratagemmi. Così, avevano ordinato ai gregari provenienti da località lontane di non indossare la camicia nera, né di portare il berretto, ma di celare questi indumenti durante il viaggio: in tal modo i fascisti, confusi nella solita folla di viaggiatori, sono passati inosservati. Tuttavia, qualche nucleo che si doveva inevitabilmente riunire, poteva dare nell’occhio: allora sono state date voci di convegni in Valsugana, a Riva e in altre località del Trentino per festeggiare ricorrenze patriottiche; a Egna per festeggiare il vescovo di Trento in visita pastorale. Così le autorità hanno rivolto la loro attenzione su quelle località, mentre i fascisti raggiungevano Bolzano da varie parti e con diversi mezzi. Nella notte e nelle prime ore del mattino di ieri ve ne sono arrivati circa 600. Alle 8:30 l’On. Giunta, in automobile, seguito dalle squadre, si portava in via della Cassa di Risparmio, dove sorgono le scuole tedesche del Palazzo Elisabetta. I fascisti si sono fermati dinnanzi all’edificio che era custodito da quattro carabinieri; questi si sono schierati davanti all’entrata ma nulla hanno potuto contro la massa dei dimostranti, che li ha travolti entrando nell’edificio. Poco dopo alle finestre comparivano numerose bandiere tricolori, mentre le finestre delle case intorno e le strade si popolavano di curiosi che assistevano con molto interesse allo svolgersi degli avvenimenti. Nell’interno del palazzo, intanto, i fascisti si mettevano le divise.

La notizia del fatto, che non ha prodotto molta commozione nel pubblico tedesco il quale non ha abbandonato la sua flemmatica attitudine, nè le sue attitudini domenicali, ha posto in allarme l’autorità, che si è preoccupata subito di prendere le misure necessarie per evitare conflitti. Il Municipio è stato presidiato da una cinquantina di carabinieri: altri militi hanno occupato gli uffici del “Tiroler”, organo dei clericali tedeschi e la sede della polizia cittadina. Questa, essendo in corso il decreto di scioglimento del corpo, probabilmente non sarà più abbandonata dall’arma. Già i poliziotti si vedono intorno in borghese”.

L’eco dell’azione bolzanina non mancò certo di avere risonanza in Austria. Il 4 ottobre, un articolo sull’occupazione del municipio di Bolzano e sulla defenestrazione di Perathoner veniva così pubblicato sulla “Arbeiter-Zeitung”, organo ufficiale del Partito socialdemocratico austriaco. Vi si riprendeva anche la notizia dello scioglimento del consiglio comunale, il quale prima di deciderlo aveva in verità deliberato l’accoglimento di tutte le richieste poste dai fascisti, con l’eccezione di quella riguardante l’edificio scolastico della Elisabeth-Schule. Il giornale mostrava comprensione per quest’ultimo atto e lo definiva del tutto inevitabile, vista la situazione.

A Bolzano, l’azione violenta dei fascisti si trasformò immediatamente in oggetto di dibattito politico e la polemica che ne scaturì interessò paradossalmente i partiti
tedeschi, che iniziarono ad accusarsi a vicenda.

I socialdemocratici sudtirolesi, ad esempio, imputarono la causa di quanto accaduto a quella stessa intransigenza di Perathoner, che essi avevano sempre criticato: le dimissioni dello stesso non erano di certo apprezzate, per le condizioni in cui erano avvenute, ma essi non potevano sottacere come tali dimissioni potessero in qualche modo costituire un’occasione propizia per mettere finalmente mano alla succitata riforma del regolamento elettorale, da essi sempre richiesta, così da poter finalmente introdurre anche a Bolzano il sistema proporzionale vigente in Italia, così da garantire una più equa distribuzione dei seggi in consiglio comunale.  Ne riferì  il 6 ottobre il giornale „Volksrecht“ (NdR. Diritto del popolo)

Il quotidiano liberale “Südtiroler Landeszeitung” era un giornale di Bolzano che veniva distribuito nel pomeriggio. Lette le critiche ai liberali bolzanini pubblicate in mattinata sul “Volksrecht”, la “Landeszeitung” non perse tempo, prese di petto le accuse e lo stesso giorno rispose per le rime, scagliandosi aspramente contro i socialdemocratici, accusandoli di servilismo e di opportunismo. La linea da mantenere nell’opposizione ai fascisti e alle loro mire nazionaliste, aggiungeva il giornale, era la medesima: fermezza e intransigenza.

Due giorni dopo, l’8 ottobre il “Volksrecht”, che non aveva digerito la strigliata da parte del giornale dei liberali, rispondeva a sua volta, sottolineando come l’intransigenza perorata dagli stessi fosse avversata in verità anche dai cristianosociali. L’unica via da seguire, sosteneva il “Volksrecht”, era quello dettata dal pragmatismo; l’unica cosa da ripudiare era il massimalismo, non certo la ricerca del dialogo.

Ma ormai, nell’ottobre del 1922, i giochi erano fatti. Le infinite e dilanianti polemiche di quelle settimane fra socialisti, liberali e popolari, tanto a Bolzano quanto nel Regno d’Italia, sull’atteggiamento da tenere nei riguardi del fascismo, furono di lì a poco spazzate via dagli eventi. Alla Marcia di Bolzano seguirono la Marcia su Roma, l’incarico assegnato dal Re a Mussolini, le leggi fascistissime, la dittatura.

La Marcia su Bolzano, per la città e il suo territorio, era caricata tuttavia di significati ulteriori rispetto a quanto accadeva in  Italia, i quali trascendevano la capitolazione quasi inerme del sistema democratico di fronte alla violenza squadrista: con la defenestrazione di Perathoner, cui pochi giorni dopo sarebbe seguita anche quella del commissario civile Luigi Credaro, che i fascisti ritenevano troppo accomodante e comprensivo nei confronti della minoranza tedesca, veniva deposto anche l’ultimo sindaco di lingua tedesca di Bolzano, e per la popolazione sudtirolese si inaugurava un lungo periodo di oppressione, che solo l’Italia repubblicana, con l’accordo di Parigi del 1946 e il secondo statuto di autonomia del 1972 riuscirà a superare.

Ma non finiva qui – Julius Perathoner, da ex sindaco, si ritirò nella vita privata, dalla quale fu bruscamente riportato all’onore della cronaca per i fatti accaduti durante la
campagna elettorale dell’aprile 1924, quando fu vittima di una violenta reazione da parte di sostenitori del Partito fascista. Il quotidiano Tiroler Anzeiger riporta i dettagli dell’aggressione:

„Sabato 5 aprile, alle ore 15.00, l’ex sindaco dott. Julius Perathoner e l’ex deputato dott. Reut-Nicolussi si incontrarono in via Museo con l’intenzione di recarsi insieme presso la redazione del quotidiano «Der Landsmann». Giunti all’edificio della «Tyrolia», videro che le vetrine della stessa erano state ricoperte di manifesti elettorali fascisti. Il dott. Reut-Nicolussi, egli stesso membro del consiglio di amministrazione della «Tyrolia», rimosse tali volantini ed entrò poi con il dott. Julius Perathoner nell’edificio.  I due signori erano già giunti nel cortile interno del palazzo «Tyrolia» quando udirono delle grida e videro due fascisti lanciarsi all’inseguimento verso di loro con grandi balzi. Gli inseguitori, armati di pesanti manganelli, iniziarono a colpire i due signori colti di sorpresa. Entrambi rimasero immediatamente feriti al capo. Il dott. Reut tentò di difendersi con un leggero bastone da passeggio. Il dott. Julius Perathoner, un uomo di 75 anni, a causa del violento colpo ricevuto cadde a terra perdendo il proprio bastone, che venne raccolto dal suo assalitore. Il dott. Reut-Nicolussi spezzò il proprio bastone colpendolo due volte contro l’avversario, restando così privo di mezzi di difesa. Gli aggressori si dileguarono prima dell’intervento delle forze di sicurezza. Poco dopo accorsero anche i funzionari della Questura per accertare i fatti. Circa un’ora più tardi, i due signori feriti vennero ricondotti a casa in carrozza. La completa guarigione dei due aggrediti richiederà, a quanto si apprende, alcune settimane. Fortunatamente, le preoccupazioni che inizialmente potevano sorgere — vista l’età avanzata dell’ex sindaco e la forte perdita di sangue subita dal dott. Reut — si sono rivelate infondate.“

 

Anche se questo episodio è solo un esempio per la violenza sempre più frequente che caratterizzava il clima politico di questi anni, gli avvenimenti del futuro mostreranno ancora delle crudeltà molto più enormi – Julius Perathoner non ne ebbe parte. Morì il 17 aprile 1926 e per un’ultima volta, il sindaco al quale Bolzano deve il salto nella modernità, viene onorato dai suoi concittadini – anche se queste onoranze funebri si trasformano in una protesta silenziosa contro il regime, nel 1926 ormai consolidato e inteso di seguire con decisione il programma ideato da Ettore Tolomei, proibendo l’uso della lingua tedesca in pubblico.

 

La cosiddetta „era Perathoner“ si era conclusa con la scomparsa del suo protagonista. Cosa resta di lui? Significative e in qualche modo profetiche sono le parole con le quali un anonimo scrittore saluta Perathoner in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria della sua Bolzano nel 1907. Rispecchiano lo spirito del tempo, anche nel linguaggio e nella retorica, ma anche per questo costituiscono di per sé un documento autentico e prezioso:

«Solo in futuro si riconoscerà l’enorme importanza che quest’uomo ha avuto per la città e che continuerà ad avere nei secoli a venire. Egli ha sacrificato al servizio della città non solo il suo spirito, ma la sua intera vita terrena. Ogni angolo, ogni pietra della città parla della sua opera; quasi ovunque egli abbia posto la mano, è fiorita nuova vita.»

 

Si ringrazia il Museumverein Bozen e in particolare il Dottor Christoph von Ach per aver messo a disposizione della nostra redazione il testo della lettura scenica.

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