1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (29)

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese. Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo. L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.
Contrario all’insurrezione fu il gastaldo di Pergine Giovanni Spizer. Di famiglia benestante a Pergine aveva una apotheca, cioè una bottega dove vendeva un po‘ di tutto, anche carne. Dalla ribellione non aveva niente da guadagnare, ma tutto da perdere sia per eventuali colpi di testa e conseguenti saccheggi da parte dei ribelli, sia per le reazioni negative che potevano venire dal serenissimo principe. Ma lo Spizer non era solo un uomo che difendeva i propri interessi, era una persona decisa a difendere i diritti dei perginesi. Infatti, prima di essere in urto con i ribelli, lo era stato con il capitano del castello per alcuni decreti che ledevano la tradizione e i diritti acquisiti dei suoi compaesani, che lo stimavano tanto da eleggerlo sindaco maggiore nel 1518, nel 1521 e nel 1525. La gente lo stimava anche come amministratore dei beni ecclesiastici e per questo l’aveva scelto come massaro del beneficio della primissaria legata all’altare di s. Michele nella chiesa pievana.
Anche il regolano Giovanni Crivelli era più o meno sulle posizioni dello Spizer e per gli stessi motivi. Sulle loro posizioni erano i numerosi benestanti e artigiani locali, i quali non potevano essere favorevoli al movimento insurrezionale che minacciava di mettere a soqquadro l’ordine stabilito e di attirare i fulmini del potere.
Dopo il giuramento, ad ingrossarne le file si aggiunsero anche i minatori. Così all’insurrezione inizialmente parteciparono accanto al Cleser e a prete Andrea i minatori e i contadini, ma dopo il giuramento solo i contadini e dopo l’adunata del Ciré solo uno sparuto numero di contadini. (continua)






