von mas 06.05.2026 11:00 Uhr

Tesero e Sgorigrad, due piazze per non dimenticare

Il  1° maggio 1966 una colata di fango fuoriuscita da una discarica mineraria travolse il paese di Sgorigrad in Bulgaria,  uccidendo centinaia di persone e provocando ingenti distruzioni materiali e ambientali.  Nel 60° anniversario di quell’evento, una delegazione da Tesero ha raggiunto la piccola valle dei Balcani per rinnovare la vicinanza delle due comunità. Dal 2010 la piazza di fronte alla chiesa a Sgorigrad ha preso il nome di Piazza Tesero e dal 2012 la piazza davanti al Centro Stava 1985 si chiama Piazza Sgorigrad.

Foto Fondazione Stava 1985

Attorno a mezzogiorno del 1° maggio 1966 una colata di fango di circa 450 mila metri cubi travolse il paese di Sgorigrad nel nord della Bulgaria uccidendo centinaia di persone e provocando ingenti distruzioni materiali e ambientali.  La colata di fango si era sprigionata a seguito del crollo dell’argine del bacino di decantazione dei fanghi residuati della lavorazione mediante flottazione dei minerali estratti dalla miniera Mir-Placalnica.

Una storia terribile che assomiglia in maniera spaventosa ad un’altra tragedia annunciata, che ci ha toccato molto più da vicino. Parliamo del crollo del bacino di decantazione della miniera di Prestavel nella valle di Stava avvenuto 19 anni più tardi,  nel luglio del 1985. Diciannove anni durante i quali, a quanto pare, non si è imparato proprio nulla.

 

Il libro ‘Sgorigrad – Stava. Identiche sciagure’ – Il film ‘La Stava dei Balcani‘

Sfruttata fin dall’antichità (le prime notizie risalgono ai tempi dei Traci e dei Romani), la miniera Mir-Placalnica venne dotata attorno al 1960 di un impianto per la separazione mediante flottazione dello zinco e del piombo.  Allo scopo di depositare e decantare i fanghi residuati della lavorazione fu costruito, in una valle laterale, un bacino di decantazione.  Il bacino venne realizzato sbarrando la valle con un argine costruito probabilmente con la sabbia ricavata mediante centrifugazione dagli stessi fanghi residuati dalla lavorazione.  Il torrente che scorreva nel fondo della valle fu imbrigliato e venne fatto defluire a monte del bacino di decantazione. Le tubature in cemento per il recupero dell’acqua decantata furono istallate sul fondo della valle e del bacino e vennero collegate alle torri per lo sfioro dell’acqua. Il muraglione costruito per imbrigliare il torrente, le torri di sfioro e tratti di tubatura sono visibili ancor’oggi assieme a modeste quantità di fanghi decantati rimaste in loco.

 

Il crollo avvenne forse per tracimazione a seguito di forti piogge e per la rottura del canale costruito a monte del bacino di decantazione per deviare il corso del torrente, forse per collasso dell’argine dovuto a infiltrazioni d’acqua legate alla presenza di una sorgente all’interno del bacino o, probabilmente, a causa di entrambe queste circostanze.

La colata di fango percorse una distanza di circa 7 chilometri, distruggendo buona parte dell’abitato di Sgorigrad, e raggiunse la città di Vratza, capoluogo dell’omonima regione. La piazza principale di Vratza fu ricoperta da uno strato di 20 centimetri di fango. Le salme delle vittime furono recuperate con gli elicotteri e portate allo stadio di Vratza. Testimoni riferiscono che vennero portate nello stadio centinaia di salme e che il riconoscimento fu oltremodo difficile.  Il fatto che il crollo sia avvenuto attorno a mezzogiorno del 1° maggio ha reso probabilmente il bilancio della catastrofe meno grave di quello che sarebbe potuto essere: buona parte degli abitanti di Sgorigrad, infatti, si era recata in città per partecipare alle manifestazioni indette per la festa del lavoro.

Il regime comunista, che allora governava la Bulgaria, tentò in ogni modo di soffocare la notizia del disastro.  Secondo alcuni testimoni la Polizia arrivò addirittura a sequestrare casa per casa le fotografie che la gente aveva scattato.  Il numero delle vittime fu ufficialmente indicato in 107. Testimoni riferiscono che il bilancio della catastrofe fu ben più grave.

La catastrofe di Sgorigrad è una fra le più gravi avvenute al mondo per il crollo di bacini di decantazione a servizio di miniere.

Nel quarantesimo anniversario della catastrofe di Sgorigrad, il 1° maggio 2006, è stato inaugurato sulla montagna che sovrasta Sgorigrad e Vratza il “sentiero Tesero” o “sentiero della fratellanza Stava-Sgorigrad” realizzato dalla Municipalità di Sgorigrad con il sostegno del Comune di Tesero e della Fondazione Stava 1985.   Il sentiero si snoda lungo un percorso panoramico che fronteggia la zona che ospitava il bacino di decantazione della miniera Mir-Placalnica.  Alcuni pannelli in bulgaro, inglese e italiano informano gli escursionisti sulle analogie fra le catastrofi di Sgorigrad e della val di Stava.  Il sentiero suggella il legame di solidarietà e fratellanza che naturalmente unisce la comunità di Sgorigrad e la comunità di Tesero, colpite da uguale sciagura.

Nel 2008, su proposta della Fondazione Stava 1985, la sede Rai di Trento ha realizzato il film documentario “La Stava dei Balcani” e la Casa editrice Arca ha pubblicato il libro “Stava Sgorigrad identiche sciagure”. Il film e il libro descrivono in italiano, bulgaro e inglese le analogie fra i due disastri, due fra i più gravi avvenuti al mondo dovuti al crollo di discariche di miniera.

Per iniziativa del Comune di Vratza e della Municipalità di Sgorigrad il 1° maggio 2009, anniversario della catastrofe, è stato scoperto davanti alla Chiesa di Sgorigrad un monumento dedicato alle vittime del disastro del 1° maggio 1966.  Nel 2010, in occasione dell’anniversario del disastro di Sgorigrad, la piazza principale di Sgorigrad è stata intitolata “Piazza Tesero”. Nel 2012, in occasione dell’anniversario della catastrofe di Stava, la piazza antistante il Centro Stava 1985 è stata intitolata “piazza Sgorigrad”. Alla breve cerimonia sono intervenuti, fra gli altri, i sindaci di Tesero Francesco Zanon, di Vratza Nikolay Ivanov e di Sgorigrad Asen Petrov.

La decisione suggella il legame di fratellanza che lega le comunità di Sgorigrad e di Tesero colpite da identica sciagura.

 

Si ringrazia la Fondazione Stava 1985 per la segnalazione e le informazioni.

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