von mas 30.04.2026 06:45 Uhr

Briciole di Memoria: La fine di un’epoca – 1°

Oggi e nelle prossime settimane,  proponiamo ai lettori alcuni estratti dalla lettura scenica „Julius Perathoner – Un epilogo“, presentata nella Sala d’Onore di Palazzo Mercantile il 24 aprile scorso: è una storia che riguarda tutti i tirolesi, compresi quelli di lingua romanza.  Oggi si parla della sua lunga attività di borgomastro al servizio della città, del suo atteggiamento nei confronti di tutti i cittadini, ma anche delle prime avvisaglie di un futuro plumbeo, funestato dall’avvento violento del fascismo

Il ritratto di Perathoner è esposto al Museo Civico - La foto della serata è di Markus Pernwanger

Cent’anni fa Bolzano era una città in piena trasformazione. Sciolto bruscamente il legame con l’Impero Austriaco, il Tirolo Meridionale era stato assegnato all’Italia e annesso ufficialmente il 10 ottobre 1920. All’epoca la città contava circa 25.000 abitanti e  in particolare nell’ultimo quarto di secolo aveva vissuto un rapido sviluppo noto come „Era Perathoner„, dal nome del suo sindaco più longevo, in carica per ben 10 mandati consecutivi fin dal 1895. La sua opera di primo cittadino traghettò Bolzano verso la modernità, trasformando la cittadina in un centro del turismo d’élite e imprimendo nuovi impulsi economici e culturali. Molte delle sue decisioni urbanistiche e di politica comunale segnano il volto di Bolzano ancora oggi.

Perathoner, di orientamento tedesconazional-liberale, era considerato una figura moderata e un uomo del dialogo nel quadro della monarchia asburgica. Già nel suo discorso di insediamento come sindaco, il 15 marzo 1895,  aveva sottolineato:

„Per quanto riguarda l’aspetto nazionale, non dimenticherò che Bolzano è una città tedesca e tale deve rimanere. Terrò però altrettanto presente che nella nostra città risiede un certo numero di concittadini di lingua italiana, con i quali i tedeschi vogliono vivere in pace e armonia. Il riconoscimento del carattere tedesco della nostra città da parte dei nostri concittadini italiani da un lato, e il rispetto per la nazione italiana, che si distingue per la sua magnifica lingua e la sua eccelsa cultura, dall’altro — uniti ai sentimenti patriottici comuni a entrambe le stirpi — hanno creato nella nostra città un felice rapporto tra tedeschi e italiani. Spero vivamente che, nell’interesse di entrambe le parti, ci venga risparmiata ogni sua incrinatura.“

Questa attitudine emerse chiaramente anche al momento della dichiarazione di  guerra del Regno d’Italia, quando il 26 maggio 1915 fece pubblicare un appello alla cittadinanza per evitare ogni atto di violenza contro i residenti di lingua italiana. Questi rappresentavano l’11,45% della popolazione totale secondo il censimento del 1900 (quota scesa a circa il 7% dopo l’incorporazione di Zwölfmalgrein).

L’appello di Perathoner recitava:

„Da oggi la nostra Patria si trova in stato di guerra con il nostro vicino meridionale, con il quale siamo stati in pace per 49 anni e legati da oltre 30 anni da stretti rapporti di amicizia e alleanza. La nostra Heimat  sarà l’obiettivo del suo sanguinoso attacco. Condivido con tutti i miei concittadini i sentimenti  verso i responsabili di questa rottura della pace. Ciò che però non potrei comprendere, e che dovrei disapprovare con la massima fermezza, sarebbe il trasferimento di questi sentimenti sui pochi abitanti di lingua o discendenza italiana che sono cittadini di questo Stato, o che risiedono tra noi l’esercizio della loro pacifica professione. Ogni manifestazione di tale sentimento sotto forma di violazione della sicurezza personale o di qualsiasi altro eccesso sarebbe contrastata con estrema durezza, fermo restando che un simile agire disonorerebbe la cittadinanza tedesca di Bolzano.“

Dopo la fine della guerra, Perathoner restò borgomastro  e nel gennaio 1922 fu rieletto per la decima volta: il nuovo mandato fu confermato con Decreto Reale l’11 giugno 1922. Nel frattempo, però, la situazione politica era radicalmente cambiata. Il Partito Fascista, sfruttando i tumulti della politica interna, aveva dato inizio a una violenta campagna per la cosiddetta „pacificazione“ dell’Italia. Attraverso azioni violente contro le minoranze etniche, il fascismo mirava a esporre la debolezza dello Stato liberale. Nell’estate del 1922 iniziò una campagna – orchestrata soprattutto da Ettore Tolomei –  per rovesciare il sindaco Perathoner, visto come il simbolo della „vecchia Austria“.

La tensione crescente che attanagliava Bolzano in questo contesto esplodeva per la prima volta con un episodio avvenuto il 21 agosto 1922, quando l’insofferenza nei confronti dei nuovi simboli statuali imposti con l’annessione ufficiale all’Italia portò all’asportazione nottetempo di un tricolore esposto sulla facciata del Teatro comunale, dove era al momento ospitata una mostra d’arti figurative. A compiere l’atto due sudtirolesi. L’episodio offrì ai fascisti l’occasione per un’azione punitiva contro la città, pretendendo che la cittadinanza si presentasse davanti all’edificio per riparare al furto. Alla manifestazione la cittadinanza non prese tuttavia parte, al che i fascisti, nella notte fra il 21 e il 22 agosto sfogarono la propria rabbia contro le vetrine di vari negozi, provocando danni per alcuni milioni di lire.  Il 23 agosto, nel corso di una cerimonia ufficiale e alla presenza del vicesindaco Paul Christanell — il sindaco Perathoner rifiutava di partecipare a simili eventi — e di altri rappresentanti delle autorità civili e militari, la bandiera fu nuovamente issata sull’edificio. Durante la cerimonia vennero eseguiti la Canzone del Piave e la Marcia Reale.

Poco più di una settimana dopo, la sezione bolzanina del Partito Fascista inviò una lettera all’amministrazione comunale, con una lunga serie di richieste, nota che il 7 settembre venne pubblicata dal giornale Il Piccolo Posto, vicino al movimento fascista:

Il direttorio del Partito Nazionale Fascista, sezione di Bolzano, constatato come l’amministrazione del Comune nulla abbia tentato per addivenire ad una leale durevole intesa fra le popolazioni di lingua diversa viventi nella città, com’essa abbia regolarmente ostacolato qualsiasi tentativo di pacificazione sacrificando sempre gli interessi della popolazione di lingua italiana a beneficio di quelli di lingua tedesca e spesso a beneficio di associazioni e partiti aventi programmi dannosi alla Nazione, deplora pubblicamente il contegno di codesta amministrazione non rispondente all’interesse della città, ma  solo a spirito politico di parte ed anti italiano.  Convinto essere causa principale e specialissima della situazione creata a Bolzano, la presenza del Dottor Perathoner a capo del comune, col solo scopo di portare beneficio alla città, si permette domandare e consigliare a codesta Spett. Amministrazione Comunale la soluzione nel minor tempo possibile dei comma sottoelencati:

  1. Dimissioni di Perathoner da sindaco e consigliere della città
  2. Calmiere sui generi di prima necessità imposto e fatto rispettare dal municipio
  3. Scioglimento della Polizia di Bolzano e riduzione a Guardia Municipale
  4. Bilinguità in tutti gli atti pubblici del Comune e degli Enti da lui dipendenti, in tutte le scritte esposte al pubblico, in tutti i nomi delle vie, con precedenza alla  ingua italiana
  5. L‘edificio scolastico municipale di via Elisabetta (uno dei quattro di cui dispone il Comune) adibito a scuola italiana
  6.  Censimento degli alloggi, requisizione di tutti quelli liberi e giusta ripartizione fra le famiglie bisognose
  7. Interessamento del Municipio, affinché nei giorni fissati dallo Stato, la bandiera nazionale venga esposta oltre che agli uffici pubblici, anche a tutti gli Hotel di prima categoria ed a tutti gli istituti di credito
  8. Interessamento del Municipio, pur non dipendendo direttamente da lui, affinchè una Chiesa della città sia messa a disposizione degli italiani e affidata a preti italiani
  9. Indire un corso di lingua italiana per tutti gli impiegati municipali e gli impiegati delle aziende dipendenti dal Comune, affinché tutti siano in grado entro un anno dalla data della presente, di spiegarsi anche in italiano
  10. Precendenza in eventuali assunzioni di impiegati municipali, ai mutilati di guerra altoatesini.

Il sindaco Perathoner si rifiutò di dare seguito a queste pretese e respinse categoricamente ogni forma di collaborazione con i fascisti, mentre la situazione precipitava di giorno in giorno.

 

Nell’edizione del 17 settembre il giornale socialista «Avanti!» riferisce di una situazione tesa in Sudtirolo: ancora una volta si erano verificati assalti da parte di gruppi fascisti, come già accaduto il 21 e il 22 agosto. L’appello, quasi disperato, volto a rendere possibile una convivenza pacifica tra i gruppi linguistici, è del tutto evidente:

„[…] Il popolo del Tirolo Meridionale non altro chiede che di essere lasciato in pace, di non sentirsi violentato nelle sue tradizioni, […] pronto a rispettare dal canto suo l’assetto politico che i trattati diedero al suo paese. A turbare la pacifica convivenza delle due stirpi e a ritardare enormemente la pacificazione del Trentino di lingua tedesca è sopravvenuto il fascismo […] sopraggiunse il nuovo ultimatum fascista […] l’ingiunzione fatta al Consiglio Comunale di destituire l’attuale sindaco Perathoner. Pensano i bolzanesi che […] il loro sindaco non deve aver peccato in alcun modo, poichè il Governo lo conserva al suo posto e non gli  muove alcuna censura. […]. Ingenua gente, che ragiona come se l’Italia fosse un paese civile! Il Perathoner non è dei nostri, e non ha nessun titolo speciale nella benevolenza dei socialisti. Nelle elezioni, i nostri lo combatterono e lo combatteranno. Se con regolare votazione si riuscirà a mandarlo a spasso, tanto meglio. Ma abbiamo troppo sofferto della violenza brutale usata contro di noi perchè dobbiamo compiacerne il giorno in cui ne è vittima un uomo di altra fede”. 

 

… continua ….

 

Si ringrazia il Museumverein Bozen e in particolare il Dottor Christoph von Ach per aver messo il testo della lettura scenica a disposizione della nostra redazione.

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