von fpm 29.04.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (27)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

elab grafica Flavio Pedrotti Móser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

Il Cleser era la persona più ascoltata anche se non sempre la più seguita. Anch’egli alle volte s’era lasciato andare ad espressioni pesanti contro le autorità come quando aveva detto che si sarebbe dovuto prendere il castello, ma in realtà non invitò mai i contadini ad agire contro il principe, l’unico che temeva veramente. Dell’autorità ecclesiastica non dimostrava di avere grande paura e d’altra parte non ne ebbe grandi fastidi. Il fatto di aver insediato come pievano prete Andrea, per quanto se ne sa, non suscitò nessuna protesta da parte del vescovo di Feltre e per il conte del Tirolo il fatto non era tanto grave, anche perché si trattava di un prete tedesco. Affermare, come Francesco aveva fatto ad Innsbruck durante la Dieta, che il vescovo di Trento e quello di Brixen avrebbero perduto il principato, non era tanto pericoloso perché i principati sarebbero finiti nelle mani di Ferdinando e poi tanti l’avevano detto sia a Meran che ad Innsbruck e non solo contadini. Però contro il principe non fece o disse mai nulla d’irreparabile e cercò di impedire che i contadini si imbarcassero in brutte avventure.

Ma se il Cleser, soprattutto dopo il giuramento, fu molto prudente anche nel parlare, non così i Federici. I Federici da Roncogno erano tre fratelli: Salvatore, Nicola e Antonio. Leonardo Coradi da Roncogno, un testimonio dal dente avvelenato, al processo contro Nicola ce li dipinge così: Antonio non partecipò ai disordini dell’estate 1525 come fecero invece Salvatore e Nicola.

Dei tre il più accanito fu Salvatore; in paese Antonio era ben visto, non così Nicola; costui non pensava molto a quanto diceva; era molto ciarliero ed aveva una lingua feroce. (continua)

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