27 aprile: una data che ricorda le tensioni sociali in Südtirol

Il crimine del 24 aprile 1921, l’assassinio di Franz Innerhofer a Bozen, da parte di squadristi fascisti, non fu il solo attentato vile alla popolazione sudtirolese: i giorni immediatamente successivi, incluso il 27 aprile, videro acuirsi una tensione sociale e il definitivo avvio della politica di „italianizzazione“ forzata del territorio. In questo periodo, le tensioni tra la popolazione locale di lingua tedesca e lo Stato italiano erano ai massimi storici. Quarant’anni dopo, il 27 aprile 1961, il Senato italiano approvò un disegno di legge volto a revocare la cittadinanza italiana ai sudtirolesi. Questa mossa fu vista come un atto di forte pressione prima della celebre „Notte dei fuochi“ (giugno 1961) e portò a dure reazioni diplomatiche dall’Austria, che definì il clima „di una gravità inaudita“. Per i sudtirolesi, dunque, il 27 aprile è una data densa di significati simbolici e storici, legata principalmente a momenti di crisi e di scontro politico che hanno forgiato l’identità regionale nel XX secolo. Il suo significato mette in risalto la minaccia della „perdita della Heimat“, rappresenta uno dei momenti più bui nei rapporti con lo Stato italiano. Con l’approvazione del disegno di legge volto a revocare la cittadinanza ai sudtirolesi che avessero tenuto comportamenti „incompatibili“ con la fedeltà all’Italia, si segnava di fatto una minaccia contro una intera popolazione.
Per la popolazione di lingua tedesca, questa mossa fu percepita come un tentativo di „espulsione legale“ o di snaturamento etnico. Questo clima di estrema tensione fu il preludio immediato alla „Notte dei fuochi“ del giugno 1961, che segnò l’inizio della fase più incisiva della lotta di liberazione sudtirolese per l’autodeterminazione. I provvedimenti restrittivi che prevedevano la revoca della cittadinanza italiana per i sudtirolesi che avessero dimostrato sentimenti di „infedeltà“ allo Stato o che avessero optato per la Germania durante il periodo delle Opzioni del 1939 senza aver completato correttamente il reintegro aveva un significato politico: tale mossa era una forma di rappresaglia politica contro le crescenti richieste di autonomia e le prime azioni dimostrative del BAS (Befreiungsausschuss Südtirol). Lo Stato italiano cercava di utilizzare la cittadinanza come strumento di controllo e pressione demografica.
Il 25 aprile l’Italia ha festeggiato la “Liberazione” dal fascismo confondendola purtroppo con la presunta “resistenza” dei partigiani comunisti che invece sostenevano un’altra dittatura, quella comunista con l’appoggio sovietico. Per molti sudtirolesi, la „Liberazione“ non portò l’atteso ritorno all’Austria, patria autentica, ma una conferma della sovranità italiana, vista come un „ritorno del fascismo in veste democratica“ fino all’Accordo Degasperi-Gruber del 1946.
La minaccia di perdere la propria Heimat per via amministrativa radicalizzò ulteriormente i combattenti per la libertà del Südtirol. L‘ 11 e il 12 giugno 1961, avvenne la Notte dei fuochi (Feuernacht), durante la quale furono abbattuti decine di tralicci dell’alta tensione in tutta la provincia come atto dimostrativo. Questi eventi spiegano perché aprile sia un mese così carico di tensione emotiva: da un lato ricorda l’aggressione fisica del fascismo delle origini, dall’altro la pressione burocratica e politica dell’Italia repubblicana prima dell’approvazione del Secondo Statuto d’Autonomia.






