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Un libro al mese: Krampus e Mahakala – 4°

„Il Krampus e il Mahakala si daran la mano – Un viaggio tra montagne e autonomia“. Tibel e Tirolo, due territori indomiti con spinte autonomistiche: a metterli a confronto è Maria Sofia Rebessi, in un libro pubblicato da Effekt! –  Ecco oggi il quarto e ultimo stralcio, dove si parla di religiosità e di raffigurazioni mitiche. Fra queste ci sono, per l’appunto, il Krampus e il Mahakala.

Particolare dalla copertina del libro

Religiosità tibetana

Nonostante i continui attacchi ricevuti da agenti esterni, uno su tutti il governo cinese, il Tibet ha saputo conservare la propria identità religiosa e spirituale, esplicata nella figura del Dalai Lama (…)  Una delle caratteristiche fondamentali del sistema religioso buddista, nonché forse la più famosa, è la ripetizione di formule un numero indefinito di volte (mantra): la più importante è Om mani padme hum. Le formule scritte sono allo stesso modo efficaci, tant’è che uno degli oggetti chiave del buddismo è il cilindro pieno di mantra, così come lo sono le tipiche bandierine di preghiera che si espongono all’aperto e che devono essere consumate dal vento. Ogni colore ha un significato proprio: il bianco simboleggia l’aria, il rosso è il fuoco, il verde l’acqua, il giallo la terra e il blu il vento. Rappresentano altresì le direzioni: Nord, Sud, Est, Ovest e Centro.

Va da sé che tutta questa impalcatura religiosa è stata vietata dopo l’instaurazione del comunismo nella cd. Regione autonoma del Tibet.

Religiosità trentina - tirolese

Sono individuabili due momenti chiave, e cioè l’operato di S. Vigilio e il periodo longobardo   (…)  In seguito all’anno Mille e fino al 1918 iniziò la costruzione di uno dei punti di riferimento di tutta la regione, e cioè il Santuario di San Romedio.  L’evento storico a cui il santuario è legato è sicuramente il pellegrinaggio, avvenuto in data 7 luglio 1809, ad opera del patriota tirolese Andreas Hofer con circa seicento Schützen con lo scopo di invocare l’aiuto di Dio per la salvaguardia della patria e della comunità  (…)  Un’altra significativa intersezione fra religione e politica è rappresentata dai fuochi del Sacro Cuore (…)

Ad ogni modo, nonostante il sostrato cristiano, tutto il territorio trentino-sudtirolese pullula di leggende relative a particolari luoghi, uno su tutti il Rosengarten / Catinaccio, dove si può osservare il fenomeno chiamato Enrosadira.  Anche la cultura ladina fa la sua parte, ad esempio con la figura di Dolasilla, appartenente alle Leggende dei Fanes, mitico popolo studiato da Karl Felix Wolff.

Il Mahakala

Egli è un Dharmapala all’interno della spiritualità tibetana: si tratta della versione buddista di Shiva e il suo nome significa “il grande nero“. Ha tante impersonificazioni, ognuna delle quali ha un suo aspetto e una sua personalità. Per rappresentare la prima, viene raffigurato con sei braccia, metafora del raggiungimento delle sei perfezioni.
Se invece le braccia sono quattro, esse simboleggiano un karma positivo.  Il suo colore è il nero perché, come nel nero si assorbono tutti i colori, così nella figura di Mahakala tutti i nomi e le forme si fondono, motivo per cui è evidente la sua natura assoluta.  Mahakala è  il grande signore nero della conoscenza trascendentale

(…)

Last but not least, la divinità Citipati è stata onorata nella mostra Sciamani. Comunicare con l’invisibile sita a Palazzo delle Albere in Trento: questa mostra si proponeva di
esplorare lo sciamanesimo in svariate parti del mondo, tra cui, appunto, il Tibet.

Il Krampus

La tradizione vuole che, nei tempi di carestia, alcuni giovani, travestiti con pelli e corna di animali, nelle campagne e nei villaggi per derubarli di provviste e raccolti. All’improvviso, però, tra di loro si rivelò un traditore: era nientemeno che il Diavolo nella sua forma caprina. Egli fu sconfitto da San Nicola, vescovo di Myra e, pertanto, costretto a servirlo.   In verità, comunque, questa figura nasce ben prima, poiché è legata ai riti pagani, con molta probabilità celti, del solstizio d’inverno. Come nel caso del Mahakala, l’aspetto fisico è terrificante, però l’essenza è sostanzialmente buona e riconoscente.

Attualmente, la ricorrenza è diffusa, oltre che in Trentino-Südtirol, nella Val Canale in Friuli Venezia Giulia, nel Cadore in provincia di Belluno, in Baviera, Svizzera e Austria

(…)

Forse per una singolare coincidenza, durante la sfilata dei Krampus ad Eppan/Appiano del 5 dicembre 2023, è visibile uno di loro che indossa una maschera con fattezze scheletriche e che ricorda moltissimo il Citipati (scheletro) tibetano: era stata riportata nel video del profilo Instagram “The Krampus face”.

Rappresentazioni

Nella spiritualità tibetana svolge un ruolo preponderante il mandala, diagramma geometrico elaborato e realizzato con diversi materiali, che altro non è che una rappresentazione di forma rotonda dell’universo.  I mandala usati nei cerimoniali sono di grande importanza perché i loro centri spesso comprendono alcune delle
più elevate figure religiose.

L’Aquila Tirolensis, inventata da Matthias Burglechner nel 1620, rappresenta l’intero Tirolo storico all’interno dell’aquila. Compaiono anche gli stemmi di alcune città importanti: Arco (Arch), Bolzano (Bozen), Bruneck (Brunico), Brixen (Bressanone), Klausen (Chiusa), Glurns (Glorenza), Hall, Innsbruck, Kitzbühel, Kufstein, Lienz, Meran (Merano), Rattenberg, Riva (Reif), Rovereto (Rofreit), Sterzingen (Vipiteno), Trento (Trient) e Schwaz. Compaiono anche gli stemmi uniti della contea del Tirolo e del ducato d’Austria con le Quatuor ordines comitatus Tirolis.

Quando si parla di Himalaya il pensiero corre subito alla figura dello Yeti. Yeti è una parola che deriva da yeh-teh, che vuol dire “quella cosa”, espressione usata dagli sherpa per definire suddetta creatura. Nel corso dei secoli si è aggiunta anche la denominazione “abominevole uomo delle nevi“.  La leggenda ebbe inizio nel 1407, quando il bavarese Johann Schiltberger riferì dell’esistenza sulla catena degli Altaj in una creatura umanoide, completamente ricoperta di peli tranne che sul volto e sulle mani (…) Mito a parte, l’opinione più credibile è senza dubbio quella di Reinhold Messner, il re degli Ottomila. Lo avvistò durante una spedizione sull’Himalaya nel 1986.

Su tutto l’arco alpino è diffusa la leggenda di un uomo quasi interamente ricoperto di pelo, al di fuori di ogni contesto civile: è l’Om Selvadegh. È un mito che si è originato nel Medioevo e si è mantenuto fino ai giorni nostri; gli viene riconosciuto il merito di essere il primo abitante delle montagne, soppiantato poi dagli esseri umani “civilizzati”. Con molta probabilità, proprio perché fu associato alle pulsioni naturali e perché era lontano dal buon costume civile, la Chiesa lo accostò al Maligno. 

Maria Sofia Rebessi, nata nel 1992, è insegnante a Pisa. Fra i suoi numerosi interessi ci sono l’archivistica, la biblioteconomia, i musei, le traduzioni, il giornalismo, l’editoria e – naturalmente – la storia, sia antica che contemporanea.

Il suo libro „Il Krampus e il Mahakala si daran la mano – Un viaggio tra montagne e autonomia“ è apparso nel 2023 per i tipi di Effekt!. Si può trovare nelle librerie, sia reali che virtuali, oppure presso la casa editrice.

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