Un libro al mese: Krampus e Mahakala – 3°

La resistenza tibetana
Essa si esplicò … contro contro l’occupazione cinese del Tibet il 7 ottobre 1950 con una campagna militare diretta dal futuro leader Deng Xiaoping. Ciò non causò soltanto la divisione della provincia del Kham, una delle regioni del Tibet storico, e il cambio di nome in “Xi zang” (i. e. Zang occidentale) nel 1951, analogamente a quanto successe negli anni Venti col Tirolo storico, ma soprattutto l’uccisione di 8000 soldati tibetani, la rinuncia alla loro sovranità legale e militare e la distruzione di molti monasteri (…)
La situazione peggiorò rapidamente. Tanto per cominciare, come nel caso sudtirolese con gli italiani, molti cinesi Han hanno dovuto emigrare in Tibet fin dal principio e questa tendenza viene incoraggiata anche in tempi più contemporanei. Come in Sudtirolo, così in Tibet nacque una resistenza all’oppressore (…) Ufficialmente venne fondata nel 1958 da Andrug Gompo Tashi; sono stati proprio i suoi commilitoni ad aiutare nel 1959 il Dalai Lama a scappare da Lhasa verso l’India in seguito alla grande rivolta tibetana avvenuta il 10 marzo 1959. Si possono trovare due analogie con i corrispettivi tirolesi, e cioè l’esilio e la supposta longa manus statunitense. Gompo Tashi dovette andare in esilio in India nel 1959; allo stesso modo, Georg Klotz fece la stessa cosa in Austria nel 1964.
Per quanto riguarda le accuse di collaborazionismo con la CIA, è meglio dissiparle con le parole dello stesso Dalai Lama: „A mia insaputa, i miei fratelli avevano già preso contatto con la CIA. A quanto pare, gli americani ritenevano che valesse la pena fornire un sostegno limitato ai combattenti per la libertà tibetani; non perché avessero a cuore l’indipendenza del Tibet, ma nell’ambito della loro strategia globale per destabilizzare i regimi comunisti„. La controparte sudtirolese potrebbe essere la Strage di Cima Vallona, inserita nel quadro della strategia della tensione che vedeva, tra i propri protagonisti occulti, la famigerata organizzazione Gladio , che aveva il compito di contrastare una possibile invasione sovietica in Italia. Così si spiegano le basi militari statunitensi al confine col Brennero, la più famosa delle quali è quella sita a Natz-Schabs e ormai in disuso.
In quel di Lhasa e dintorni, dunque, la situazione era già tragica negli anni 50, ma peggiorò con la grande rivoluzione culturale il cui obiettivo era la distruzione della cultura spirituale. Casi di torture si registrarono ancora perfino negli anni 80. Ora la situazione non è molto cambiata: un esempio è la cinesizzazione a livello linguistico, proprio come in Sudtirolo sotto il fascismo, indi per cui i tibetani sono stranieri a casa propria.
Il 2008 è stato di gran lunga l’anno più importante per la ribellione, anche perché si erano svolte le Olimpiadi a Pechino. Una delle cause fu il massiccio trasferimento di cinesi di etnia han. Tutto ebbe inizio il giorno dell’anniversario dell’insurrezione di Lhasa del 1959, e cioè lunedì 10 marzo: i protagonisti furono dei monaci che intrapresero azioni di protesta anti-governativa … La repressione, però, non tardò a farsi sentire, con arresti, torture ed esecuzioni capitali, al che i tibetani ricorsero a una nuova forma di resistenza, chiamata Lhakar Kar po, mercoledì bianco. Il mercoledì è il giorno in cui nacque l’attuale Dalai Lama. Quel giorno, pertanto, riaffermarono la propria identità nelle più svariate maniere, ad esempio in dossando solo abiti tradizionali, parlando solo in tibetano e, più in generale, ricorrendo al boicottaggio dei negozi cinesi, d’altra parte i manifestanti dicevano in primis “Io non sono cinese”.
Dal 2009 si è diffuso il fenomeno delle autoimmolazioni: più di 130 tibetani si sono dati fuoco per protestare contro l’occupazione militare (e culturale) della propria terra. Il primo era un monaco di vent’anni, di nome Tapey, che si sacrificò il 27 febbraio 2009; Norbu Damdul, monaco che si era immolato nell’ottobre 2011, disse che il Tibet, il paese delle nevi, deve essere libero e totalmente indipendente. Fu poi la volta degli studenti, che chiesero a gran voce il ripristino dell’insegnamento della lingua tibetana (…)
Oggi, nelle città tibetane, il rapporto fra la popolazione cinese di etnia han e quella tibetana è di 3 a 1; dal report del 29 febbraio 2024 redatto dalla Freedom House il paese ha ottenuto un punteggio totale di zero su 100 derivante dalla mancanza di diritti politici e civili.
La resistenza sudtirolese
Ogni 11 novembre, in tutto il Tirolo le caratteristiche bandiere biancorosse sono listate a lutto e compare la scritta Das Land Tirol in Trauer, volta proprio a ricordare il massacro della prima guerra mondiale e, naturalmente, le catastrofiche conseguenze che ebbe (…) C’era già un’atmosfera di tensione, come dimostrato dell’assassinio fascista del maestro elementare Franz Innerhofer il 24 aprile 1921 a Bolzano … per tale fatto, la giornata viene ancora adesso denominata “domenica di sangue”. Come preludio alla ben più nota marcia su Roma del giorno 28, il 1° ottobre 1922 i fascisti marciarono su Bolzano, deponendo il locale borgomastro Julius Perathoner (…) Il fascismo, nella persona di Ettore Tolomei, mise in pratica l’italianizzazione forzata. Si passò dalla censura contro le parole tedesche che dovettero essere cambiate in parole italiane (i. e. i cognomi delle persone, o le denominazioni come “tirolese” et similia) a un completo attacco contro la loro cultura. Tutte le scuole tedesche furono chiuse e i lavoratori pubblici furono licenziati o trasferiti. Fu importante anche l’immigrazione forzata da altre regioni (…)
Nel 1938, Hitler e Mussolini firmarono un patto (“opzione”) nel quale i sudtirolesi dovevano scegliere fra rimanere cittadini italiani o spostarsi diventando così cittadini del Terzo Reich (…)
Il 5 settembre 1946, durante la conferenza di Parigi fu firmato l’accordo Degasperi-Gruber: diede alle province di Trento e Bolzano un potere legislativo ed esecutivo autonomo. Il simbolo del massiccio intervento italiano in quel periodo può essere il campanile di Resia. testimonianza dello sfruttamento delle risorse naturali del territorio, eseguito molto spesso senza pensare alle conseguenze (…)
Alcune persone si opposero all’italianizzazione in svariate maniere, in primis con la fondazione dell’ASAR … Inoltre fu creato da Sepp Kerschbaumer il Befreiungsausschuss Südtirol (Comitato per la liberazione del Sudtirolo) nel 1956, i cui scopi erano l’autonomia sudtirolese e la sua annessione all’Austria: il fatto storico più eclatante è la Notte dei Fuochi … La risposta dei carabinieri italiani fu estremamente dura, specialmente dopo l’ascesa di Georg Klotz nel movimento: egli era il padre di Eva e con i suoi camerati si definiva “combattente per la libertà” … Per ricordarli, c’è anche il Museo del BAS a Bolzano, denominato anche Haus der Tiroler Geschichte (…) E‘ anncora attivo il partito in cui la figlia di Klotz fu un’importante figura di spicco, che si rende spesso partecipe di iniziative volte a ricorda
re la radice germanica del Sudtirolo.
La serie televisiva Verkaufte Heimat, l’unica serie inerente alla ricezione di fatti come l’italianizzazione forzata e la Feuernacht. da un approccio diverso da quello “tradizionale” storiografico (…) Gli anni Duemila hanno visto un’espansione dei criteri metodologici, dato che l’oppressione durante il ventennio è ancora ricordata da alcune rock band, come Frei.Wild e Vermaechtnis; dall’altro lato, le canzoni neofasciste italiane insultano il Sudtirolo e la sua storia (Il caso più eclatante è Amico Tirolese dei Sumbu Brothers).
Maria Sofia Rebessi, nata nel 1992, è insegnante a Pisa. Fra i suoi numerosi interessi ci sono l’archivistica, la biblioteconomia, i musei, le traduzioni, il giornalismo, l’editoria e – naturalmente – la storia, sia antica che contemporanea.
Il suo libro „Il Krampus e il Mahakala si daran la mano – Un viaggio tra montagne e autonomia“ è apparso nel 2023 per i tipi di Effekt!. Si può trovare nelle librerie, sia reali che virtuali, oppure presso la casa editrice.






