von mas 06.08.2022 18:30 Uhr

Un libro al mese – La Gran Vera

“1914-1918 La Gran Vera” il volume curato da Michele Simonetti “Federspiel” ed  edito dall’Istitut Cultural Ladin di Sen Jan, è uno straordinario compendio storico incentrato sull’esperienza della popolazione ladina della Val di Fassa nel primo conflitto mondiale.  – Oggi pubblichiamo un primo estratto e alcune immagini scelte fra le innumerevoli che arricchiscono il volume.

Credits: Fonte La Gran Vera 1914 1918 ICL 2022

Il quadro sembrava appeso  da sempre,  tutt’uno  con la parete di legno. Una foto al centro,  due piccoli stendardi ai lati, una scritta ricamata attorno, ormai logorata dal tempo:”Quanto la patria di noi bisogno avrà lasceremo il lavoro per seguire da valorosi la nostra bandiera”.

Quello era il nonno vero mamma? Sì, il nonno Battista. Ma che bandiere sono? Quello del Tirolo e dell’impero d’Austria e Ungheria. Come mai? Perché il nonno era austriaco. Ma le parole sono in italiano! Si,  perché il nonno era anche italiano…

Tempo ne è passato altrettanto e quelle risposte, allora incomprensibili, hanno trovato chiarimento nei pensieri di quel bambino, e le parole contenute in quel quadro  gli sono servite per dare un senso e forse una spiegazione alla frattura che la popolazione delle Valli ladine ha subito ormai più di un secolo fa e per la quale la “tempesta d’acciaio” scatenata dalla prima guerra mondiale ha comportato il passaggio da un mondo del “prima” a un mondo deldopo”. 

  • Credits: Fonte La Gran Vera 1914 1918 ICL 2022
  • Credits: Fonte La Gran Vera 1914 1918 ICL 2022

La ferrovia Auer- Predazzo: una strada ferrata testimone della storia.  Di questa ferrovia, completata nel 1917 e in uso fino al 1963,   oggi rimane una parte del tracciato , in particolare tra Ora e San Lugano. Sulla massicciata, ancora ben conservata, si può camminare e pedalare tra bellissimi paesaggi. La storia di quest’opera ci racconta sia delle aspirazioni, dei sogni di pace e prosperità, sia delle tristi vicende della guerra, trasferendoci un chiaro quadro politico e militare di questa zona. 

(…)

La guerra in alta montagna sì sviluppo con lo scoppio del conflitto fra Italia e Austria-Ungheria. Nei due decenni precedenti l’alpinismo civile aveva trovato qualche emulo anche tra i militari ma i comandi furono sempre abbastanza restii nel trarre esempio dalle splendide imprese alpinistiche di pochi arditi, di cui molti nelle file degli ufficiali. Nel 1912 in capitano Ludwig Scotti guidò un’intera compagnia di Landesschützen nella prima salita invernale della Marmolada. Questa impresa suscitò grande scalpore nei comandi, ma il suo ideatore venne anche aspramente criticato per i congelamenti che i suoi soldati contrassero durante la salita.

Sarà la guerra stessa a istituire nuove regole: interi reggimenti si trovarono combattere estate e inverno nella regione alpina: il  fronte del Tirolo correva quasi totalmente al di sopra dei 2000 metru, tra cime e ghiacciai impervi. L’Ortler,  la cima più alta dell’Impero, divenne un campo di battaglia, mentre la più “alta”  bocca da fuoco del fronte fu issata e nascosta nel ghiacciaio della Marmolada. 

  • Credits: Fonte La Gran Vera 1914 1918 ICL 2022
  • Credits: Fonte La Gran Vera 1914 1918 ICL 2022

Anche Costabella fu teatro importante e affascinante dei combattimenti del fronte di alta montagna dolomitico. Non ci soffermeremo però sugli aspetti militari perché vide una guerra di colpi di mano e pattuglie abbastanza simile a quella di altri luoghi di alta quota, come il Cristallo, le Tofane o la Croda Rossa di Sesto. Utilizzeremo invece la documentazione fotografica, in parte inedita, unita alle testimonianze. per illustrare le incredibili condizioni di vita del fronte di alta montagna.

“All’inizio delle ostilità contro l’Italia, il mio reparto di pionieri aveva avuto l’ordine di spostarsi da Vigo di Fassa, attraverso la valle di San Nicolò, fino a Costabella. I mesi estivi del primo anno di guerra furono diligentemente impiegati alla costruzione di ripari con sacchetti di terra e di baracche aggrappate alle ripide pareti rocciose. Nostra prima cura fu di allestire e di mascherare le vie di comunicazione con la valle, per lo più esposte alla vista del nemico,  poi a costruire teleferiche, Ci vennero in aiuto valorose truppe germaniche specializzate e  fornite del materiale occorrente. Fu solo dopo la loro partenza che costituimmo a nostra volta reparti specializzati, che provvidero a  installare audacissime teleferiche.

Nell’autunno 1915 ignoravo ancora se sarebbe stato possibile passare l’inverno in montagna (…)   fu necessario modificare l’ubicazione di molte vie di salita a causa del pericolo di valanghe;  di tanto in tanto alcuni sciatori assicurati alle corde scendevano a distaccare pericolosi lastroni di neve formatisi sulle pareti.

(…) Appena i portatori – Standschützen e prigionieri russi  – ebbero raggiunto con fatica la parete settentrionale alta 300 metri,  la tormenta gelata li accolse sulla Banca di Campanacci;  trascinandosi dietro tavole, con il volto  sanguinante,  essi giunsero penosamente a destinazione. (…) 

La stazione intermedia fu installata su una roccia grande come una casa ma in primavera una valanga di neve polverosa la distrusse insieme ai servizi,  gettando  contro la roccia, come una casa di carta, la stazione superiore, proiettando  in aria un volano di circa 300 kg e trascinandolo a  valle, insieme col basamento di legno.  La stessa valanga aveva travolto più a monte una sentinella che si presentò poi al comando sana e salva dopo aver superato imperterrita circa 300 m di dislivello nel turbine della bufera…”

Michele Simonetti “Federspiel” – Curatore onorario  della sezione Grande  Guerra del Museo Ladino di Fassa e pure del volume “La Gran Vera”, sarà a Moena per tutto il mese di agosto.   Potrebbe essere un’occasione per incontrarlo di persona, per  approfondire tematiche specifiche, per  richiedere una copia del libro.   Spesso sarà presente alla mostra al Centro Navalge, altrimenti si potrà contattarlo direttamente  via FB, Messenger o alla mail  info@granvera.it

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