Briciole di Memoria 164: Storia, usanze, tradizioni = identitÃ

Una cosa che mi è rimasta in mente è come si salutavano alcune persone del mio paese (Castello Tesino in Sud Tirolo) quando si incontravano. Me lo ricordo benissimo perché si dicevano „Ben alzato“ sia che fosse mattina o che fosse pomeriggio o sera.
Non capivo quel „Ben alzato“ detto magari a sproposito visto l’orario non più mattiniero. Così un pomeriggio, mentre camminavo per il paese con mio zio, avrò avuto sette o otto anni, sentii quel saluto così strano per l’orario in cui veniva fatto ed un po‘ timoroso di fare la figura di uno sprovveduto che chiede una cosa ovvia, domandai il perché di una cosa così strampalata.
La risposta fu che quella era una maniera per non dimenticare il tradimento di Cesare Battisti ed il „Ben alzato“ si riferiva al boia che con una corda tirava verso l’alto il condannato come era prescritto nelle esecuzioni capitali per impiccagione durante l’Impero Asburgico.
Fu proprio in quella occasione che seppi poi, che Orlando Ballerin, il proprietario delle corriere che in quell’epoca facevano la tratta Castello Tesino-Trento, era uno dei sei Landesschützen che presero prigioniero sul Corno Battisti il traditore, che dopo essere stato per anni spia dell’Italia pur essendo parlamentare austriaco, era fuggito per prendere le armi e sparare contro di noi.
Mi piace poi ricordare che Orlando Ballerin aveva preso pure una medaglia d’argento sotto l’Austria, ma non per il fatto di aver preso prigioniero un traditore, ma bensì, per il coraggio dimostrato sul Carso quando difendeva i confini della nostra terra nella prima guerra mondiale.
Questo modo di salutarsi era diffuso in tutto il Sud Tirolo-Trentino tanto è vero che il giornalista Luigi Sardi si ricorda, quando a Roncegno, pur essendo già dopo la seconda guerra mondiale, in un regime che doveva essere democratico ma lo era solo a parole, i carabinieri fecero un’indagine interrogando molte persone tra cui pure sua madre, per sapere chi si salutava ancora con quel „Ben alzato “ per poter poi procedere nei riguardi di chi si era macchiato di un tale misfatto.
Nel passato, un’altra maniera di salutarsi quando ci si incrociava per strada, era dire „Ein Tirol“ (un Tirolo) e a questo saluto normalmente l’amico rispondeva „Eine Heimat“ (una Patria, anche se la traduzione non è precisa).
Questo modo di salutarsi però purtroppo cessò di essere usato quando nel 1923, con il decreto Guadagnini imposto dai fascisti, non si poteva più nominare la parola Tirolo in pubblico a meno che non si fosse disposti a pagare una multa di 300 lire ed ad essere rinchiusi in galera per tre mesi: allora non c’era la condizionale e la prigione la si faceva tutta.






