von mas 28.04.2018 06:10 Uhr

Gli emigrati del 19 secolo? Si definivano Tirolesi italiani e non trentini.

L’intervista con il professore e ricercatore brasiliano Everton Altmayer, che da più di 10 anni promuove ricerche sul dialetto trentino in Brasile, studi che lo hanno condotto anche alla tematica dell’identità degli emigrati.

UT24: Prof. Altmayer, un nome sempre più conosciuto quando si tratta di tematiche legate all’emigrazione tirolese in Brasile. Come è iniziato questo percorso?
Sia la mia tesi del corso master che la mia tesi di dottorato presso l’Università di São Paulo trattano del dialetto trentino ancora parlato in una comunità fondata da emigrati tirolesi in Brasile. Per poter documentare l’uso del dialetto nel quotidiano, ho realizzato molte interviste con i discendenti di diverse generazioni. Non ho mai abbandonato questa “passione” e ogni volta possibile ho registrato quello che dicevano i discendenti di diverse località brasiliane sui propri usi e costumi e sulla storia delle loro comunità. La registrazione è diventata un modo di portare avanti i miei studi sul dialetto e l’interesse per l’aspetto identitario dell’emigrazione è il risultato naturale di queste ricerche.

UT24: Lei ha già presentato le sue ricerche in provincia di Trento o in Regione?
Nel 2007 ho presentato ad Innsbruck alcuni risultati delle mie ricerche. Nel 2011 a Trento, quando abbiamo organizzato anche la mostra fotografica itinerante “Nostra Patria è giù lontana, è nel Tirol” (presentata poi anche a Povo, Mori e Castel Tesino). Nel 2014 abbiamo collaborato alla produzione del documentario austro-italiano Tirolesi nella Foresta / Tiroler im Urwald (Studio Walter, Egna). Nel 2015 ho avuto l’onore di parlare del dialetto trentino e dell’emigrazione tirolese in una conferenza a Rovereto e in un convegno sulla doppia cittadinanza a Bolzano.

UT24: Secondo Lei i discendenti in Brasile non si definiscono “trentini” ma soltanto “tirolesi” oppure “tirolesi italiani”?
Prima di tutto, bisogna capire che l’identità trentina in Brasile è il risultato di quasi 40 anni di contatto tra discendenti e la provincia di Trento, iniziata negli anni ’70, a partire dalle prime esperienze di interscambi culturali dei discendenti con membri del governo trentino e delle Onlus per i trentini all’estero. Io sono dell’opinione che in questo periodo, mentre si rafforzavano i rapporti tra Brasile e provincia di Trento, venne “importato” il sentimento di trentinità che non sempre ha saputo rispettare quella che chiamerei “vecchia identità” dei discendenti e che si è mantenuta in Brasile durante un secolo. Fino agli anni settanta esistevano in Brasile discendenti di emigrati tirolesi e la parola “trentino” era molto poco usata. Si tratta di una novità negli anni ’70 che guadagna più spazio negli anni perché si tratta di una conseguenza della continua influenza culturale della provincia di Trento all’interno delle comunità brasiliane dove vivono i discendenti.

UT24: Potrebbe spiegarci meglio quale sarebbe la “vecchia identità”?
Un’identità tirolese italiana, ossia, che si riconosce in quanto originaria dal Tirolo e, allo stesso tempo, italiana. Italiana, austriaca e tirolese senza pregiudizi di tipo nazionalista. Un’identità che, sopratutto tra i discendenti più vecchi, si affermava austriaca ma non di lingua tedesca, italiana ma non dell’antico Regno d’Italia. E questa vecchia identità si fa sentire ancora oggi, sopratutto tra discendenti che hanno poco o nessun contatto con le rappresentanze “trentine” e aggiungerei, sempre basandomi sulle mie ricerche e interviste, che tante rappresentanze “trentine” attuanti in Brasile purtroppo non hanno saputo rispettare questo aspetto identitario che, secondo me, è importante e merita di essere valorizzato.

Le prime abitazioni degli emigrati tirolesi a Nova Trento in Brasile.

 

UT: Si può dire che la trentinità ha rinnegato il sentimento tirolese dei discendenti?
In alcuni casi no, ma in tanti casi si. Discendenti di emigrati veneti si definiscono veneti, così come quelli di emigrati napoletani o tedeschi del Hunsrück. Ma i tirolesi sono diventati trentini.
Fino agli anni 1970 in varie comunità brasiliane nessun discendente si dichiarava nipote o pronipote di “trentini”, ma sempre di “tirolesi italiani” e ci sono anche testimonianze che parlano di italiani del Tirol. Nemmeno il rapporto politico-culturale del Brasile con il Regno d’Italia negli anni ’20 e ’30 ha cancellato l’uso dell’aggettivo, anche se presso le comunità italiane e tirolesi c’era la presenza della Società Dante Alighieri che fondava scuole italiane per i figli e nipoti degli emigrati, utilizzando materiale scolastico “italianissimo”. Ci sono anche casi di scontri tra coloni tirolesi o preti francescani contro i rappresentanti delle scuole italiane, soprattutto nella Valle di Itajaí. Nemmeno li troviamo l’uso frequente dell’aggettivo “trentino” prima degli anni ’70, ma sempre di “tirolesi italiani” o, nel caso delle comunità che hanno assorbito l’influenza culturale delle scuole, semplicemente “italiani” o “taliani”.

UT24: In questi casi dove la presenza delle scuole italiane ci fu già nei primi anni, i discendenti si identificano come “trentini”?
Bisogna pensare sempre che l’identità dei discendenti più vecchi, per la maggioranza contadini e persone semplici non è la stessa dei più giovani che utilizzano internet nel quotidiano. Ci sono comunità dove tanti discendenti più vecchi, che parlano il dialetto trentino, non si definiscono “trentini” ma non ricordano nemmeno l’aggettivo “tirolese”, identificandosi semplicemente come “taliani”. Ci sono comunità dove emigrati tirolesi, veneti e lombardi si sono mescolati e l’identità regionale si è persa per dare spazio all’identità linguistica. Nelle comunità dove convivono discendenti di tirolesi italiani e di tedeschi della Germania, esistono “taliani” e “Deutsche”. Ma ci sono anche comunità dove l’uso dell’aggettivo tirolese si fa presente nel quotidiano delle famiglie. In tutti questi casi ho potuto costatare che non si tratta di una realtà omogenea, perché cercando con un po’ più di pazienza, ho sempre conosciuto persone che si ricordano di quello che sentivano dire dai loro antenati e questi parlano di Tirol, di Austria o delle città da dove sono venuti i bisnonni.

1975 – Festa del centenário dell’emigrazione italiana a Caxias do Sul.                                         Momenti dell’inaugurazione del Monumento ai Tirolesi con bandieri tricolori e tirolesi per evitare discussioni con le autorità italiane presenti. Sulla targa in italiano si legge “Agli audaci tirolesi”. Archivio Jornal Pioneiro.

 

UT24: Come giudica l’uso dell’aggettivo trentino tra i discendenti?
Non potrei mai essere contrario, perché si tratta di un aggettivo documentato secoli prima dell’emigrazione. Tuttavia, trovo negativa la dicotomia creata tra “trentino” e “tirolese” in cui un aggettivo rinnega l’altro. Questo è antistorico e non rispetta l’identità dell’emigrazione – e direi nemmeno della provincia di Trento. Nel 2015 abbiamo pubblicato un libro intitolato “Il dialetto trentino in Brasile” (originale O dialeto trentino no Brasil) con studi su tutte le comunità brasiliane dove il dialetto trentino viene ancora parlato e abbiamo indicato le comunità dove il dialetto è ancora chiamato dialèt tiroles.
Ho documentato l’uso del termine “trentino” in Brasile per identificare gli emigrati di Trento e dintorni, ma l’uso generale, cioè, per tutti gli emigrati provenienti del territorio che oggi compone la Provincia di Trento, risale senza dubbi all’inizio degli anni ’70, a causa dei contatti sempre più frequenti tra discendenti e la terra d’origine. Ciò non significa che la parola fosse sconosciuta, ma semplicemente non era usata. Fino agli anni 1917 veniva pubblicato in Brasile il giornale “Il Trentino” della “Società Trento-Trieste di Porto Alegre e degli altri Italiani Austriaci residenti nell’America del Sud”, con 3.000 esemplari distribuiti in varie comunità tirolesi del Brasile. Il Trentino si dichiarava un giornale della comunità austriaca e pubblicava articoli soprattutto in italiano, ma anche in portoghese e tedesco (per gli emigrati boemi).
In Brasile esistono città chiamate Nova Veneza, Nova Vicenza, Nova Brescia, Lombardia, ma non esiste nessun “Novo Trentino”. Le comunità e città fondate da tirolesi italiani tra il 1875 e 1892 si chiamano spesso Tirol, Tiroleses, Novo Tirol, Colônia Tirolesa. Nella provincia di Rio Grande do Sul esiste un Travessão Trentino. Fino all’inizio del 19 secolo esistevano in Brasile tre Nova Trento e oggi il nome rimane solo in una città dello stato di Santa Catarina dove gli abitanti sono i “neotrentini”, ma la prima comunità di quella che poi diventerebbe la città di Nova Trento fu fondata nel 1875 da emigrati valsuganotti e venne battezzata Tirol (e così si chiama ancora). Un gruppo di emigrati valsuganotti che in un primo momento si era stabilito a Nova Trento e li visse per 12 anni, si trasferì verso l’Argentina e ha fondato quella che oggi è la città di Colonia Tirolesa. Questo dimostra che gli emigrati si identificavano in quanto tirolesi. Perché non rispettare questa realtà documentata?

1942: Atto di morte di Amabile Visentainer (poi santa Paolina), la prima santa “brasiliana” emigrata a Nova Trento nel 1975. Si legge che era venuta dal “Tirol Italiano”.

UT24: Quindi ci fu un’adozione dell’aggettivo “trentino”?
Non direi che sia stato il caso di un’adozione naturale. Diventa quindi necessaria l’onestà intellettuale per capire il contesto storico e sociale in cui si vede il cambiamento o la trasformazione degli emigrati tirolesi italiani in italiani trentini. Secondo me questa trasformazione è anche il risultato dell’importazione della confusione identitaria (o del tabù identitario) che esiste in Provincia di Trento e spesso appare sui giornali della provincia. Ma la dicotomia creata in Brasile, oltre dopo 100 anni di emigrazione, non ha fatto altro che impoverire l’identità culturale e la memoria storica di tantissime comunità fondate da emigrati che semplicemente non si definivano trentini. Ci sono anche molti discendenti che non sanno più da dove sono venuti i loro avi e quando cercano un’associazione italiana o trentina che sia, vengono informati che sono “trentini” – anche questo contribuisce all’uso del termine.

UT24: Ci sono casi di reazioni dei discendenti?
Ci sono situazioni e casi veramente imbarazzanti (di molti dei quali ho potuto essere testimone oculare) di membri delle onlus trentine, funzionari provinciali, rappresentanti della provincia di Trento in Brasile oppure discendenti molto legati a questa realtà “provinciale” che criticano l’identità tirolese dei discendenti più vecchi con discorsi veramente poveri, anti-storici o carichi di retorica nazionalistica del peggior tipo, come “il Tirolo non esiste più”, “se ti senti tirolese e austriaco devi parlare tedesco e non il dialetto trentino”, “se dici che siamo tirolesi, la provincia non ci aiuterà più”. Sono cose un po’ difficili da attestare perché fanno parte soprattutto di momenti e contesti di incontri e dialoghi informali o di discussioni tra discendenti. Non tutti i discendenti vogliono dire queste cose in un’interviste, ma ci sono casi in cui ho potuto documentare queste dimostrazioni di mancanza di rispetto verso la storie e l’identità dell’emigrazione tirolese. Direi ancora che per me, essendo io un ricercatore ed uno studioso, queste sono cose difficili da accettare perché cancellare una cultura, qualunque essa sia, fa del mondo un luogo più povero.
A maggior ragione, visto che la maggior parte dei discendenti rispetta le opinioni delle persone che arrivano in Brasile per parlare loro della terra dei loro antenati. Tanti vogliono imparare qualcosa e si vedono casi in cui discendenti che sempre si definivano tirolesi si sentono dire che quello che hanno imparato dai loro nonni e genitori non è la versione “giusta” perché la gente “la via” non si sente più così. Non si promuove il dialogo profícuo tra la vecchia e la nuova identità, non si vede da parte degli europei molto interesse, magari di imparare qualcosa sul proprio passato, cosa che invece unirebbe gli attuali trentini ed i brasiliani discendenti di tirolesi italiani.
Tuttavia ci sono casi di discendenti che non hanno accetato tali imposizioni ideologiche e si rifiutano a dichiararsi trentini. Non è una cosa naturale e quindi non ci sono motivi per un’imposizione. Non voglio dire che tutte le iniziative provinciali siano negative perché questo non corrisponderebbe alla verità dei fatti, ma visto che stiamo parlando della questione dell’identità, sono dell’opinione che la provincia di Trento potrebbe valorizzare anche questa realtà culturale mantenuta in Brasile, in Argentina e in Paraguay.

 

Anni ’80: Visita dell’arcivescovo Moacyr Vitti alla comunità di Santana nella Colonia Tirolese di Piracicaba, stato di São Paulo.

UT24: Questa situazione interferisce anche nei rapporti dei discendenti con la terra d’origine?
E’ una questione delicata perché i discendenti sono brasiliani da tre o quattro generazioni, quindi secondo me il rapporto o il legame con la terra di origine dovrebbe essere più culturale, ma non si può non menzionare la questione della doppia cittadinanza. Tantissimi discendenti dei più di 50.000 tirolesi, goriziani e friulani emigrati tra il 1858-1910 hanno cercato in Brasile di ottenere la doppia cittadinanza austriaca, ma questa possibilità è stata loro negata, a causa delle conseguenze legislative della Prima Guerra Mondiale. Infatti, il trattato di Saint Germain ha imposto alla neonata Repubblica Austriaca delle restrizioni per la concessione della doppia cittadinanza. I discendenti si rivolgevano ai consolati austriaci, visto che i loro antenati erano nati nell’Impero d’Austria e che in Brasile tutti si erano dichiarati di nazionalità austriaca. Visto che i territori da cui erano emigrati non appartenevano più all’Austria, i discendenti cercavano di ottenere la doppia cittadinanza presso i consolati italiani, ma anche questa possibilità fu loro negata, perché i loro antenati erano austriaci e non italiani. Soltanto nel 2000 una legge speciale italiana (379/2000) ha dato ai discendenti di emigrati austriaci, le cui regioni di origine erano state annesse all’Italia, la possibilità di richiedere la cittadinanza italiana entro il 2005, termine poi esteso al 2010. Scaduto questo periodo non fu più possibile presentare la documentazione. Circa 30.000 discendenti presentarono i documenti necessari presso i consolati italiani in Brasile. Dopo 15 anni di legge 379/2000, circa un terzo dei richiedenti ha ricevuto la doppia cittadinanza. Per i discendenti di emigrati italiani esiste la legge 91/92 (ancora in vigore).

UT24: Nel 2015 la PAT ha organizzato una visita ufficiale in Brasile per commemorare i 140 anni di emigrazione trentina, con la presenza del goveratore Ugo Rossi.
Non voglio criticare l’iniziativa, ma la locandina ufficiale della Festa Provinciale dell’Emigrazione 2015 ricordava il “140° anniversario dell’emigrazione Italiana e Trentina in Brasile”. Prima di tutto: l’emigrazione tirolese verso il Brasile non si è iniziata nel 1875 e non possiamo dire che sia stata infatti un’emigrazione trentina. Basterebbe avere in mano una carta geografica del 19 secolo per vedere che il territorio si chiamava Tirolo. E gli emigrati si definivano appunto tirolesi. Non riesco a capire quale sia la difficoltà nell’interpretare i fatti storici come essi si presentano.
Parliamo quindi delle date. Quest’anno si ricordano i 160 anni dell’inizio dell’immigrazione tirolese in Brasile. La prima esperienza di immigrazione fu nel 1858 con 270 tirolesi di madrelingua tedesca (maggioranza) e italiana, stabiliti assieme a coloni tedeschi e olandesi dove oggi si trova la città di Juiz de Fora, nello stato di Minas Gerais. Mesi dopo, nel 1859, 277 tirolesi di lingua tedesca hanno fondato la Colonia Tirol a Santa Leopoldina nella provincia di Espírito Santo. Nel 1873 sono arrivate alcune famiglie di tirolesi di lingua tedesca e italiana nella provincia di Rio Grande do Sul, a Nova Petrópolis dove venne fondata la piccola comunità Nova Tirol.
Nel 1874 arrivarono più di 300 tirolesi italiani con la cosidetta Spedizione Tabacchi organizzata dal trentino Pietro Tabacchi che ha portato nella provincia di Espirito Santo, famiglie della Valle dell’Adige e della Valsugana e alcune famiglie di veneti. Questa emigrazione viene spesso considerata come la prima esperienza di quella che fu la grande immigrazione italiana in Brasile, intesa non sotto l’aspetto nazionale, ma linguistico. Io però la considero parte della grande immigrazione austriaca in Brasile, paese che ha accolto circa 70.000 emigrati austriaci di diverse lingue perché questa era la realtà sociale dell’Austria di allora. A partire dal 1875 arrivarono in Brasile migliaia di tirolesi italiani che hanno fondato varie comunità nelle province meridionali di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná e São Paulo.

UT24: Si organizza qualcosa per i 160 anni di emigrazione tirolese in Brasile?
Nel mese di novembre verrà realizzato a Treze Tílias in Brasile un simposio tematico con partecipanti oriundi di diverse comunità fondate da emigrati tirolesi di lingua italiana e tedesca. L’obbiettivo è l’interscambio di esperienze e la valorizzazione della storia e della cultura di questa emigrazione che si fa sentire in diverse città brasiliane.

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