von mas 08.11.2026 19:30 Uhr

Clara Marchetto, non c’è storia del Trentino senza Tirolo

Oggi a Pieve Tesino si è svolta la commemorazione a 115 anni dalla nascita della patriota tirolese, con la partecipazione di Schützen, Marketenderinnen, i sindaci del Tesino, la rappresentanza della Provincia con l’assessore Marchiori e la consigliera Bosin. Presenti anche il figlio di Clara Marchetto, Roland Gubitta, e il Südtiroler Heimatbund. Il discorso commemorativo affidato a Manuela Sartori: «Si è discusso all’infinito per riabilitare l’antifascista, ma non l’ardente patriota tirolese; la politica autonomista, ma non la convinta indipendentista. Ma per noi, che sappiamo bene che non c’è storia del Trentino senza il Tirolo, Clara Marchetto è una delle stelle più brillanti nel cielo della nostra Heimat».

Foto SK Tesino Drei Heilige

Una cerimonia solenne, sentita e partecipata, che ha commosso profondamente Roland Gubitta, il figlio di Clara Marchetto arrivato appositamente dalla Francia per rendere omaggio alla madre, insieme a Schützen, Marketenderinnen, autorità e tante persone „con il Tirolo nel cuore“.

È quella che si è svolta oggi a Pieve Tesino, per l’organizzazione della SK Tesino Drei Heilige in collaborazione con l’Amministrazione comunale. Dopo lo schieramento e la Frontabschreitung in Piazza Mercato, il corteo – accompagnato dalla Banda Musicale di Pieve Tesino – si è mosso in direzione della chiesa parrocchiale, dove è stata celebrata la Santa Messa. Successivamente, presso la stele che ricorda Clara Marchetto, si è tenuta la parte ufficiale della cerimonia, con gli indirizzi di saluto, gli interventi delle autorità e il discorso commemorativo ufficiale.

Gli interventi

L’Hauptmann Marco Tessaro ha ringraziato le compagnie presenti, i sindaci e i rappresentanti della Provincia Autonoma per la partecipazione, rivolgendo un saluto particolare a Gubitta e alla delegazione del Südtiroler Heimatbund.  Gli ha fatto seguito il Sindaco di Pieve Tesino, Oscar Nervo, che ha ricordato l’attaccamento di Clara Marchetto alla sua terra e l’importanza che la sua figura riveste per il Tesino e per l’intera comunità provinciale.

«Quello in cui credeva Clara Marchetto non appartiene soltanto alla storia: il legame con il Tirolo storico, radicato nella nostra identità e nella nostra vicenda storica, sono valori che ancora oggi ci parlano e che trovano una nuova prospettiva nella cooperazione europea. L’Euregio dà concretezza a questa continuità, permettendoci di guardare al futuro e parlare alle nuove generazioni senza perdere il legame con le nostre radici» sono state le parole dell’assessore provinciale alla promozione della conoscenza dell’autonomia e dell’Euregio, Simone Marchiori.

Nel suo articolato intervento, la consigliera Maria Bosin ha ricordato la lunga „battaglia“ in Consiglio Regionale per riabilitare la figura di Clara Marchetto e per giungere non solo all’apposizione di una targa in suo ricordo nel Palazzo, ma per intitolarle la Sala di Rappresentanza: «Una mozione partita dal basso, sostenuta da centinaia di firme, per questo ancora più importante».

Anche il Landeskommandant Enzo Cestari ha ricordato la figura della battagliera donna politica e patriota, convinta che «non ci possa essere Tirolo senza Trentino», ha dichiarato, parafrasando il titolo del celebre scritto di Clara Marchetto.

Il discorso commemorativo

«Non c’è storia del Trentino senza il Tirolo».   Questa frase, titolo del libro di Clara Marchetto, è la chiave di volta, il suo motto di vita, il suo ideale più profondo – ha affermato Manuela Sartori, collaboratrice di UT24, alla quale la SK Tesino Drei Heilige ha affidato il discorso commemorativo: non una panoramica biografica ma, a sua detta, una serie di dettagli e di considerazioni da condividere con i presenti.

Ecco di seguito il testo completo del suo intervento:

Clara Marchetto nasce in Tesino il 9 novembre 1911, domani saranno 115 anni. È coetanea di Zelina Avanzo: con lei condivide l’amore per la Heimat, il senso di appartenenza al Tirolo, il profondo legame con il Tesino. Una terra non facile, dove vivono genti dall’apparenza ruvida; persone abituate a lavorare sodo, che non hanno paura di andare lontano, ma che – anche a migliaia di chilometri da casa – portano sempre nel cuore i propri paesi, le proprie radici, la propria identità.

Questo legame, questo amore per la propria Terra, per il Tirolo, Clara Marchetto lo sentirà sempre. Non è anti-italiana; ma il Regno dei Savoia non è la sua patria. Conosce fin troppo bene il male che hanno fatto alla nostra  Terra la bramosia di ricchezze (dall’acqua per l’energia al legname dei boschi) e il nazionalismo italiano, ancora prima di diventare fascismo. Un regime dispotico, totalitario, antidemocratico, che Clara Marchetto decide di combattere, anche a rischio della propria vita. Scoperta, viene condannata e imprigionata. Quando gli americani liberano lei e l’Italia, pensa finalmente di  avere il diritto di parlare, di agire per la libertà e l’indipendenza della sua Heimat.   Scopre ben presto che non è cambiato quasi nulla, che molti di quelli che comandano hanno semplicemente messo in candeggina le proprie facce e le proprie camicie, che da nere sono diventate democristianamente bianche.

Quest’anno si celebra in pompa magna l’ottantesimo anniversario della firma dell’Accordo Degasperi-Gruber, inserito nel Trattato di Parigi, che sancisce le regole della pace dopo la seconda guerra mondiale. Anche Alcide Degasperi era nato in Tesino, proprio come Clara Marchetto e Zelina Avanzo. Ma c’era nato per caso, e si vede… Parlamentare a Vienna, abbandona la capitale dell’Impero insieme ai suoi colleghi Conci e Malfatti già al 26 ottobre 1918.   Quando l’Assemblea nazionale provvisoria proclama la Repubblica Austriaca – il 12 novembre 1918 – a Vienna non c’è più nessun deputato trentino e questo riduce ai minimi termini le basi giuridiche per un nostro possibile riottenimento della cittadinanza austriaca.   Degasperi allora è già a Roma: lui e il suo giornale Il Nuovo Trentino diventano ben presto italianissimi.

 A Parigi Degasperi rappresenta l’Italia, non la nostra Terra. L’autonomia “generosamente concessa” al Trentino,  nella sua mente nasce proprio da qui: non da un nostro diritto acquisito, dalla nostra identità, dalla nostra storia; ma dalla doppia esigenza di togliere ossigeno ai forti movimenti autonomisti come l’ASAR e dichiaratamente separatisti come il MST, e contemporaneamente di annacquare la minoranza tedesca sudtirolese in una regione a maggioranza italiana.

 «Non c’è storia del Trentino senza il Tirolo»: è il motto di Clara Marchetto;  lei  ai maneggi democristiani non ci sta e si mette un’altra volta completamente in gioco. Con l’ASAR, che anche grazie a lei, alla sua opera instancabile, raggiunge circa 130.000 fra iscritti, militanti e simpatizzanti,  un numero impressionante se si pensa che all’epoca la provincia di Trento conta 390.000 abitanti. Con il Movimento Separatista Trentino, che non chiede l’autonomia, né parziale né integrale, ma molto di più: un plebiscito, l’indipendenza della terra tirolese o il ritorno alla patria austriaca.

Ma i movimenti dove è attiva presto si dissolvono. Frantumata l’ASAR per diatribe interne e pressioni esterne. Decapitato il Movimento Separatista Trentino, fra campagne diffamatorie, persecuzioni e arresti, con il presidente Giulio Pompermaier imprigionato e interdetto a vita dai pubblici uffici.

Nel luglio del 1948 nasce il PPTT, quello vero, quello di Heinrich Pruner. Clara Marchetto, leader dell’ala più intransigente dell’ASAR e attivista del MST, non è tra i firmatari, ma è comunque  parte fondamentale ndell’anima del nuovo partito.  Alle elezioni del 28 novembre 1948, il PPTT ottiene un risultato straordinario, considerate le condizioni in cui si è svolta la campagna elettorale: il nuovo partito elegge 4 consiglieri, contro i  15 della DC (a livello regionale, SVP e PPTT ne hanno 17, come la Democrazia Cristiana).  Clara Marchetto potrebbe entrare in Consiglio regionale, prima donna assieme alla democristiana Zita Lorenzi.

Ma la sua presenza in Consiglio, anche nei banchi dell’opposizione, è inaccettabile per i portatori di candide camicie democristiane.    Orchestrata a Trento – con Flaminio Piccoli dietro le quinte politiche e in prima fila da direttore del Popolo Trentino (che poi diventa l’Adige) – con il sostegno e il beneplacito della dirigenza romana,  la tremenda campagna denigratoria non si ferma; al contrario, prende forza una vera e propria persecuzione giudiziaria, che riesuma la condanna per spionaggio di epoca fascista.     L’elezione di Clara Marchetto non viene convalidata e sulla sua testa pende la certezza di una nuova incarcerazione. Non vedendo altra via, sceglie l’esilio.

«Non c’è storia del Trentino senza il Tirolo»: anche lontano dalla sua terra, Clara Marchetto non dimentica la Heimat. Ne sono prova le pagine del libro, che tracciano linee diritte e chiarissime, fra passato, presente e futuro della nostra Terra.   Un libro da tempo esaurito, ma che deve  assolutamente essere ristampato, deve trovare posto in tutte le nostre case, in tutte le nostre biblioteche, in tutte le nostre scuole.

Di Clara Marchetto si è parlato molto negli ultimi mesi: a ottant’anni dal 1946, dall’Accordo Degasperi-Gruber, dalla concessione dell’Autonomia,  non si può non parlare di ASAR (più difficile parlare di MST, e in effetti  qui domina ancora il silenzio), impossibile non parlare di Clara Marchetto.   A 78 anni dalla mancata convalida della sua elezione, Clara Marchetto è finalmente entrata idealmente in Consiglio Regionale, ma la sua figura è ancora considerata divisiva: si è discusso all’infinito per riabilitare l’antifascista, ma non l’ardente patriota tirolese; la politica autonomista, ma non la convinta indipendentista; la donna discriminata, ma non la combattente per la libertà oltraggiata e costretta all’esilio.

Ma per noi, che sappiamo bene che non c’è storia del Trentino senza il Tirolo, Clara Marchetto non ha bisogno di essere riabilitata, perdonata, spiegata, capita: lei è una delle stelle più brillanti nel cielo della nostra Heimat, lo è sempre stata e lo sarà sempre.

La solenne cerimonia, completata dalla deposizione di una corona ai piedi della stele che ricorda Clara Marchetto, si è conclusa con  l’esecuzione del  Landeshymne.

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