Nessun altro partito in Südtirol viene attaccato quanto il Süd-Tiroler Freiheit

Un attacco costante anche “grazie al diligente sostegno di alcuni organi di informazione. Voglio citare volutamente il quotidiano Tageszeitung”, rileva Knoll, “che ormai sembra aver concentrato tutta la propria attenzione nella campagna contro Süd-Tiroler Freiheit, l’unico vero partito di opposizione, anziché rivolgerla, come ci si potrebbe aspettare, contro la Südtiroler Volkspartei, che è al governo. E non si fa scrupolo neppure di diffondere falsità e fomentare campagne d’odio contro singoli consiglieri. Hannes Rabensteiner ha già ricordato che viene aggredito quotidianamente per strada. Episodi del genere non accadono per caso: sono il risultato di una campagna mediatica di odio che viene alimentata deliberatamente. Proprio questo quotidiano, alcune settimane fa, ha pubblicato una fotografia dell’abitazione della mia famiglia, indicando anche l’indirizzo. La settimana scorsa ha pubblicato persino una foto della mia automobile con tanto di targa. Il messaggio sembrava essere: se qualcuno vuole venire qui a tagliare i tubi dei freni dell’auto del consigliere, sa dove andare. Nel frattempo, la mia famiglia ha già ricevuto anche minacce, accompagnate da messaggi del tipo: «Attento a quello che fai, perché sappiamo dove abiti». Immaginiamo per un momento la situazione opposta: un politico pubblica sui social network la fotografia dell’abitazione di un giornalista, indicando dove vive. Si leverebbe un’ondata di indignazione in tutto il Paese. In questo caso, invece, non si sente una sola parola. Ma anche questo non è casuale. Non si comportano così perché la nostra politica sia sbagliata, bensì perché hanno paura. I mezzi di comunicazione e il partito che rappresenta un peso per il Südtirol si stanno rendendo conto che sempre più giovani si avvicinano alla Süd-Tiroler Freiheit, che un numero crescente di cittadini è disposto a prendere in considerazione un’alternativa alle prossime elezioni e che sempre più persone sostengono la nostra politica. Ma soprattutto, i cittadini stanno comprendendo che la politica della Süd-Tiroler Volkspartei rappresenta un peso sempre più gravoso per il Südtirol.
L’intera discussione sulla riforma dell’autonomia è una chiara dimostrazione di questa deriva. Se un partito è disposto a sacrificare elementi fondamentali della tutela delle minoranze in cambio di una presunta riforma dell’autonomia – perché di una vera riforma, in realtà, non si tratta – significa che alla fine il Südtirol si ritroverà con meno diritti per i gruppi linguistici rispetto a prima. Questa non è un’evoluzione dell’autonomia, ma un suo arretramento. E quando un partito come la Süd-Tiroler Volkspartei è disposto, per i propri interessi politici, a smantellare un collegio elettorale storico e consolidato, relegando di fatto ai margini la città di Bozen, che numericamente rappresenta il più grande comune di lingua tedesca del Südtirol – nessun altro comune della nostra terra conta infatti così tanti sudtirolesi di lingua tedesca – allora significa che questo partito non ha più alcun interesse per ciò che accade nel nostro territorio. Non dimostra più alcun senso di responsabilità nei confronti della nostra terra e dei suoi abitanti ed è disposto a svendere e tradire il territorio pur di tutelare i propri interessi. Proprio per questo noi della Süd-Tiroler Freiheit dobbiamo essere particolarmente vigili, soprattutto quando si tratta dei diritti della nostra minoranza, ma anche e soprattutto della tutela della nostra lingua. Noi sudtirolesi non siamo una normale provincia italiana. Non siamo italiani di lingua tedesca: siamo tirolesi. Siamo una minoranza austriaca all’interno del territorio dello Stato italiano. È proprio questa la ragione per cui disponiamo di un’autonomia. Le parti contraenti dell’Accordo di Parigi non sono la Provincia del Südtirol e la Repubblica italiana: la parte contraente è la Repubblica d’Austria, in qualità di nostra potenza tutrice e Patria.
Per questo motivo, la bandiera austriaca che oggi sventola lassù sulla torre non rappresenta una provocazione né un’imposizione. È parte della nostra storia e della nostra identità, e non abbiamo alcun motivo di vergognarcene o di giustificarla. Soprattutto, non possiamo accettare che noi sudtirolesi veniamo privati sempre più spesso del diritto di utilizzare la lingua tedesca. Che si tratti di un ufficio pubblico, di Internet, dei rapporti con le amministrazioni o persino delle politiche di integrazione, questo diritto non può essere lasciato al caso. Già oggi vediamo che una parte consistente degli immigrati che arrivano in Südtirol – ammesso che si possa davvero parlare di integrazione – non viene inserita nella comunità linguistica tedesca. Basta guardare alcuni dati per comprendere la portata del fenomeno.
Nel 1957 la SVP organizzò una grande manifestazione a Schloss Sigmundskron. Per quale motivo? Perché lo Stato italiano aveva programmato a Bozen la costruzione di 5.000 alloggi, che in gran parte sarebbero stati destinati alla popolazione italiana. All’epoca, la SVP e anche il canonico Michael Gamper parlarono, proprio in riferimento a quei 5.000 appartamenti, di una «marcia della morte dei sudtirolesi». Oggi in Südtirol vivono ufficialmente oltre 50.000 cittadini stranieri. Ma bisogna anche chiarire che cosa si intende per stranieri: persone che in quel momento non possiedono la cittadinanza italiana. Molti, infatti, l’hanno già ottenuta, senza per questo essere diventati tirolesi”.
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