Briciole di Memoria: Trento, 5 novembre 1918

Trento, 5 novembre.
Un manifesto del governo provvisorio della città di Trento invitava tutti, tutti i cittadini di Trento a raccogliersi in Municipio.
Alle 15 S. E. il Comandante della I.a armata ten. generale Conte Pecori Giraldi prendeva possesso della città in nome del Re. Già alle 14 la grande sala municipale è stipata di popolo festante. I pompieri civici in alta tenuta, al comando dell’ing. Arrigo de Rizzoli, valletti municipali in uniforme fanno servizio di onore. La grande sala non basta. Gran parte della folla deve starsene sulle scale, nel cortile e davanti al Municipio. Tutti sono in ansia, tutti in attesa del grande avvenimento.
Alle 15 e 20 il primo scoppio d’applausi davanti al Municipio agita la folla. Si grida: viva l’esercito, viva il Re.
Nella sala che raccoglie il fiore della cittadinanza passa un fremito d’ansia. L’ing. Rizzoli comanda l’attenti ai pompieri: tra i grida fortissimi di viva il Re, viva l’Italia, viva l’Esercito, S. E. il Governatore di Trento ten. generale Pecori-Giraldi fa l’ingresso nella sala. Al saluto entusiastico è subentrato un solenne silenzio.
Il D.r Pedrolli legge il seguente discorso del D.r Faes, che nel delirio esultante dei primi giorni è diventato roco.
Il saluto della Città
Eccellenza, In quest’ora auspicatissima, nella quale per l‚eroico valore del glorioso nostro esercito compionsi i destini della nostra terra… presentare nella comune esultanza gli omaggi più rispettosi, ma ben anche più fervidi di riconoscenza e di affetto all’Eccellenza Vostra, che per volere di Sua Maestà il nostro amatissimo Re, è chiamata ad essere il primo governatore di Trento, sempre italiana per inconcussa saldezza dei suoi sentimenti, per il suo affetto alla grande Madre. Ma ora tale anche per valore del glorioso suo esercito!
Eccellenza! Signor Governatore nostro! Accogliete benevolo i nostri omaggi: provengono dal cuore nostro che batte ed ha sempre battuto italianamente e coi fratelli d’Italia ha sempre diviso gioie e dolori.
Eccellenza! A nessun altro meglio che a Voi il duce eroico delle valorose schiere che con formidabile slancio degno in tutto dell’italiano soldato hanno rotte le linee nemiche e con fulminea rapidità sono venute a redimerci, risparmiandoci in tal modo la distruzione e l’eccidio, cui saremmo indubbiamente stati dati dai barbari nemici fuggenti, ma sempre forti…. cogli inermi, uno speciale ringraziamento che prego la E. V. di aggradire e di voler estendere pure a tutta l’armata liberatrice, che Trento a mezzo mio dichiara fin d’ora benemerita del Trentino intero e alla quale si riserva di presentare prossimamente un segno della propria riconoscenza.
Prego per ultimo l’E. V. di presentare all’Augusto nostro Sovrano, che anche prima d’ora abbiamo da veri italiani amato, i rispettosi omaggi dell’intera popolazione nostra esultante, festante e riconoscente e di esprimere a S. E. il Comandante Supremo Diaz e a S. E. il Presidente del Consiglio dei Ministri onorevole Orlando la nostra ammirazione e gratitudine. E voi cittadini di Trento, città d’Italia, gridate con me:
Evviva il nostro Re! Evviva Casa Savoia! Evviva il nostro primo Governatore! Evviva l’Italia! Evviva il nostro glorioso esercito. (fortissimi applausi. Grida di viva il Re, viva l’Esercito, viva l’Italia!).
I deputati trentini – Mons. D.r de Gentili.
Eccellenza, Non è facile esprimere i sentimenti che in queste storiche giornate ci tumultuano in petto. Ciò che proviamo, più che la parola lo dice il delirio di gioia che ha invaso questo pugno di popolo, avanzo miserevole di una persecuzione feroce, che è passata sui nostri capi come il turbine e l’uragano.
Non ci par quasi vero che al suono ridestato del campanone di San Vigilio sia entrata in città la balda cavalleria italiana colle spade sguainate e dietro lei gli alpini che sostennero lotte sì gloriose sugli spaldi di Rovereto sorella; non ci par quasi vero che sia scomparso il duro cipiglio dello spietato oppressore e che risorti a nuova vita possiamo salutare nei soldati tanti fratelli.
Oggi il voto secolare di Trento è compito: anche noi abbiamo una famiglia e una madre: anche noi abbiamo una patria che abbraccia tutti i suoi figli; non più lotta quotidiana e pertinace per difendere la nostra favella, il nostro carattere, la nostra zolla; ma lavoro concorde per contribuire alla grandezza della nazione nel rispetto di tutti i diritti, nell’adempimento di ogni dovere.
Accolga, Eccellenza, il ringraziamento che dal profondo dell’anima ho l’onore di presentarle quale membro della deputazione trentina.
Se il precipitare degli avvenimenti e la cura del nostro popolo disperso in lontani paesi tengono lungi da qui i miei colleghi, io però so di interpretarne i sentimenti assicurandoLa che eterno vivrà in noi il ricordo di questi giorni e incancellabile la riconoscenza per chi ci ha uniti al seno della Patria.
Viva il Re! Viva l’esercito! Viva l’Italia. (Viva l’Italia. Viva i nostri deputati. Viva il D.r Gentili!)
Le donne trentine – (Signora Kargruber, porgendo a S. E. un mazzo di fiori).
Permetta Eccellenza, che Le porti il saluto di tutte le donne trentine. Come sono umili questi fiori, altrettanto è fervido l’omaggio nostro nell’indicibile esultanza del gran sogno realizzato.
Noi donne di Trento, così vilipese nei lunghi giorni dell’aborrita tirannide, noi ai piedi del grande Poeta, che a Trento aspettava sfidando ogni insulto, noi tenemmo quali vestali in mano acceso il sacro fuoco che ora divampa nutrito da tutte le aspirazioni del passato, dalle lacrime, dai sospiri, dai voti di tutte le donne trentine e di tutti i cuori femminili presenti e lontani che educheranno all’Italia benedetta figli degni di Lei. (applausi vivissimi).
I lavoratori. (Vivaldi):
Eccellenza!
Voglia l’Eccellenza Vostra accettare e trasmettere a Sua Maestà il Re e all’eroico esercito l’entusiastico saluto di tutta la classe lavoratrice di Trento, la quale finalmente si vede liberata dallo straniero dominio e — guardando alla venerata figura del suo educatore e martire Cesare Battisti — esulta che finalmente si possa congiungere alle gran masse lavoratrici d’Italia e con esse cooperare in lavoro fecondo per il bene della patria e di tutta l’umanità.
Voglia pure l’Eccellenza Vostra, e credo con tutta la classe lavoratrice d’interpretare il sentimento di tutti i cittadini, spedire un telegramma di saluto alla moglie del Nostro Martire e pregarla che presto venga a Trento fra noi, che se Lui manca, possa almeno esserci Lei. (applausi).






