Chiesette di montagna (16)

Immersa nel verde della Valmalene, nel territorio di Pieve Tesino, ai piedi delle montagne del Lagorai, la chiesetta di San Michele Arcangelo è un piccolo edificio sacro dalla storia sorprendente. La sua fama è legata soprattutto a un evento drammatico: la devastante alluvione del 4 novembre 1966, durante la quale la cappella resistette alla furia delle acque del torrente Grigno. Non è una chiesa medievale né un monumento di grandi dimensioni. È, piuttosto, una testimonianza della religiosità popolare, della solidarietà e della tenacia delle comunità che hanno scelto la montagna come luogo di incontro, educazione e spiritualità. La storia della cappella è strettamente legata al Villaggio Degasperi, nato per accogliere i ragazzi durante i soggiorni estivi in montagna. Tra il 1949 e il 1950, per iniziativa di monsignor Fortunato Marchesan, parroco di Mussolente, in provincia di Vicenza, venne individuata e acquistata un’area nella Piana di Val Malene, ai piedi di Cima d’Asta. Il luogo, già utilizzato come accampamento militare durante la Prima guerra mondiale, fu destinato a campeggio estivo per i giovani della parrocchia. Le prime attività iniziarono nell’estate del 1950. La cappella dedicata a San Michele Arcangelo fu costruita successivamente, nel 1965, per offrire ai ragazzi e agli accompagnatori un luogo in cui raccogliersi in preghiera e partecipare alle celebrazioni religiose. L’episodio che ha reso celebre la piccola chiesa risale al 4 novembre 1966, quando una violenta alluvione colpì il Trentino e vaste zone del Veneto. Anche la Valmalene fu investita dalla piena del torrente Grigno. L’acqua sconvolse il territorio, trasportando massi e detriti e modificando il corso del torrente. La zona del campeggio subì danni gravissimi. Eppure, in mezzo alla devastazione, la chiesetta di San Michele rimase in piedi. Un articolo del quotidiano L’Adige, pubblicato il 15 novembre 1966, descriveva la situazione con un titolo significativo: nella zona turistica di Val Malene, soltanto la chiesa di San Michele si era salvata. La cappella e il suo caratteristico campanile si ritrovarono circondati da massi e dai nuovi rami del torrente Grigno. Per la comunità, quella sopravvivenza divenne un simbolo di speranza. La chiesa sembrava ricordare a tutti che, anche dopo una calamità capace di cancellare in poche ore il lavoro di tante persone, era possibile ricominciare.
Dal punto di vista architettonico, la cappella è un esempio di architettura alpina del Novecento, caratterizzata dall’impiego di materiali locali e da forme essenziali. – La base in pietra: il basamento è realizzato in calcestruzzo e blocchi di granito recuperati dal torrente Grigno. – La struttura in legno: travi e puntoni di conifera costituiscono l’ossatura dell’edificio, con pareti rivestite da elementi lignei. – La pianta rettangolare: lo spazio interno è raccolto, coerente con la funzione di cappella destinata a una comunità di dimensioni contenute. – Il tetto inclinato: le falde sporgenti proteggono la struttura dalle intemperie e richiamano le forme tradizionali delle costruzioni montane. – Il campanile: semplice e caratteristico, completa il profilo della chiesetta nel paesaggio della valle. Sulla facciata si trova una scultura in terracotta che raffigura San Michele Arcangelo con spada e scudo, nell’atto di affrontare il demonio. L’opera è attribuita, con qualche cautela, all’artista Alessio Tasca di Nove. Nella tradizione cristiana, San Michele è il difensore del bene contro le forze del male. Il suo nome, di origine ebraica, viene comunemente interpretato come una domanda: «Chi è come Dio?». Nell’arte sacra è spesso rappresentato con una spada, una lancia o uno scudo, mentre sconfigge il demonio. È una figura che richiama il coraggio, la giustizia e la protezione.
La sua festa liturgica ricorre il 29 settembre, insieme a quelle degli arcangeli Gabriele e Raffaele. La dedica della cappella di Valmalene acquista un significato particolare se messa in relazione con la sua storia: il santo raffigurato sulla facciata sembra quasi vegliare simbolicamente sulla valle, sul torrente e sulle persone che frequentano questi luoghi. Una curiosità riguarda la tradizione della festa di San Michele celebrata il 27 settembre presso la chiesetta. La ricorrenza rappresentava non soltanto un appuntamento religioso, ma anche un momento di incontro per le persone legate alla colonia estiva e al Villaggio Degasperi.
Tra le figure che hanno lasciato un ricordo importante nella storia del villaggio vi è Toni Dal Monte, che per decenni ne curò la gestione, coinvolgendo volontari, artigiani e associazioni, in particolare gli Alpini, per garantire la continuità delle attività. Questa esperienza racconta un aspetto spesso dimenticato della vita alpina: dietro molte strutture nate per accogliere giovani e famiglie si trovano anni di lavoro volontario, amicizie e legami tra comunità anche geograficamente distanti. La chiesetta di San Michele Arcangelo non colpisce per la monumentalità, ma per la storia che custodisce. Nata per accompagnare i ragazzi nelle loro vacanze in montagna, è diventata una testimonianza della forza della natura e della capacità umana di ricostruire dopo una tragedia.
Il granito del Grigno, il legno delle foreste e la figura dell’arcangelo compongono un insieme semplice, profondamente legato al paesaggio del Tesino e del Lagorai. La curiosità più straordinaria resta dunque quella del 1966: mentre l’alluvione sconvolgeva la Valmalene, la piccola cappella resistette, diventando per la comunità un simbolo di speranza e rinascita. È proprio questo il suo valore più autentico: una chiesetta alpina che, pur nata da pochi decenni, è riuscita a entrare nella memoria storica di una valle intera. (Fonte storica principale: catalogo nazionale delle chiese italiane della Conferenza Episcopale Italiana, con riferimenti alla cronaca de L’Adige del novembre 1966 e al Notiziario della Parrocchia di Pieve Tesino). (continua)






