von fpm 27.10.2026 13:00 Uhr

Dura critica agli attacchi di Urzì contro gli Schützen

Sven Knoll: «La nostra storia non è una provocazione: anche i Süd-Tiroler hanno diritto all’autodeterminazione!»

elab grafica e gif Flavio Pedrotti Móser

Le dichiarazioni del parlamentare italiano Urzì sul Grande cordon sanctorum militare austriaco (Großer Österreichischer Zapfenstreich), svoltosi in Waltherplatz a Bozen, rappresentano un attacco all’identità storica dei Süd-Tiroler e un tentativo di accostare il legittimo sentimento di appartenenza alla propria terra, alla propria storia e alla propria patria al nazionalsocialismo. Il consigliere provinciale del Süd-Tiroler Freiheit, Sven Knoll respinge con fermezza questa polemica inaccettabile. «Chi equipara il Grande cordon sanctorum militare austriaco all’Anschluss nazionalsocialista non sta conducendo un confronto politico obiettivo, ma sta manipolando la storia. Gli Schützen del Süd-Tirol non sono provocatori, bensì persone che rivendicano con orgoglio la propria storia, la propria terra e la propria identità austriaca. Il fatto che proprio questa manifestazione di appartenenza venga utilizzata da Urzì come pretesto per accuse tanto assurde dimostra quanto alcuni esponenti della politica italiana siano poco disposti a riconoscere la realtà storica della nostra terra». L’Austria è e rimane la patria dei Süd-Tiroler. Dopo la Prima guerra mondiale, il Süd-Tirol fu separato dall’Austria e annesso all’Italia contro la volontà della sua popolazione. Un fatto storico che non può essere cancellato né dalle polemiche politiche né dalla continua ripetizione di accuse nazionalistiche. «Non accettiamo che qualcuno ci imponga quali sentimenti possiamo nutrire nei confronti della nostra patria. Celebrare la festa nazionale austriaca, esporre la bandiera austriaca o ricordare la storia comune attraverso uno Zapfenstreich non significa essere provocatori. Dichiarare la propria identità e riconoscersi nella propria storia è un diritto del tutto naturale dei Süd-Tiroler. Chi vede in tutto questo una minaccia ha evidentemente un problema con l’identità dei Süd-Tiroler», afferma il consigliere provinciale Sven Knoll.

Particolarmente assurdo è il tentativo di Urzì di mettere l’Austria e i Süd-Tiroler gli uni contro l’altra. Proprio il ruolo di tutela svolto dall’Austria costituisce infatti una componente essenziale delle garanzie internazionali dell’autonomia del Süd-Tirol. «Il Süd-Tirol non gode della propria autonomia perché lo Stato italiano abbia deciso, un bel giorno e di propria spontanea volontà, di dimostrarsi particolarmente generoso. L’autonomia è il risultato di una lunga battaglia politica e diplomatica per il riconoscimento dei diritti dei Süd-Tiroler, minoranza austriaca all’interno del territorio statale italiano. L’Austria si è impegnata per la tutela di questi diritti ed è per questo anche parte contraente dell’Accordo di Parigi del 1946. Ignorare questi elementi fondamentali significa praticare una vera e propria amnesia storica in ambito politico», dichiara Sven Knoll.

L’Accordo di Parigi e le garanzie internazionali dell’autonomia dimostrano che la questione del Süd-Tirol non è una semplice questione interna italiana. «I Süd-Tiroler non sono ospiti nella propria terra, la cui storia e le cui origini debbano essere preventivamente autorizzate da Roma». Knoll respinge con altrettanta fermezza il tentativo di presentare la richiesta di autodeterminazione come un attacco all’ordine europeo o come espressione di un orientamento estremista. «Il diritto all’autodeterminazione dei popoli non è un’idea nazionalsocialista, ma un principio fondamentale del diritto internazionale. È espressamente sancito dall’articolo 1 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e dall’articolo 1 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Entrambi stabiliscono che tutti i popoli hanno diritto all’autodeterminazione. Anche i Süd-Tiroler appartengono a questi popoli. Che questo piaccia o meno a Urzì non cambia assolutamente nulla».

La richiesta di autodeterminazione significa riconoscere a un popolo il diritto di decidere liberamente del proprio status politico e del proprio sviluppo sociale, economico e culturale. Chi scredita questo diritto soltanto perché, in un caso concreto, non corrisponde ai propri interessi politici si oppone a una prerogativa fondamentale riconosciuta dal diritto internazionale. È altrettanto infondata l’affermazione secondo cui qualsiasi discussione sulla questione del Süd-Tirol metterebbe inevitabilmente in pericolo la cooperazione europea. L’Europa non si fonda sulla rimozione delle questioni storiche, nascondendole sotto il tappeto, ma sul rispetto delle diverse identità, delle esperienze storiche e delle convinzioni politiche.

In conclusione, Knoll esprime un sentito ringraziamento al Südtiroler Schützenbund per aver organizzato il Grande cordon sanctorum militare austriaco a Bozen in occasione della festa nazionale austriaca. «Ringrazio il Südtiroler Schützenbund e tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questa solenne celebrazione. Proprio in occasione della festa nazionale austriaca è importante ricordare i legami storici che uniscono l’Austria e il Süd-Tirol. Con il loro impegno, gli Schützen offrono un contributo prezioso alla salvaguardia della nostra identità e della nostra coscienza storica.

Urzì potrà anche non gradire questo legame. Dovrà tuttavia prendere atto del fatto che i Süd-Tiroler conoscono la propria storia, non rinnegano le proprie origini e non permetteranno che venga loro negato il diritto all’autodeterminazione. Non abbiamo bisogno di lezioni su quale patria ci sia consentito avere e su quale storia ci sia consentito ricordare. La nostra identità non è una provocazione: è parte della nostra storia e il nostro diritto all’autodeterminazione rimane intatto».

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