Una incisiva considerazione di Roland Lang, presidente del Südtiroler Heimatbund

Il dibattito sulle rovine del Palazzo di Giustizia di Bozen si fa sempre più acceso. Dopo che l’assessore provinciale all’Edilizia, Christian Bianchi (Forza Italia), ha chiesto tramite Facebook di vietare ai colleghi del Consiglio provinciale di esprimersi sulla questione, tentando di ridurre la ricostruzione a una semplice «questione amministrativa», il Südtiroler Heimatbund (SHB) reagisce con indignazione. Il presidente Roland Lang considera l’atteggiamento di Bianchi un evidente tentativo di soffocare sul nascere una discussione storico-politica attesa ormai da troppo tempo. «L’assessore provinciale Bianchi si comporta come se il Palazzo di Giustizia fosse una proprietà esclusivamente sua», critica duramente il presidente dello SHB, Roland Lang. «Dimentica volutamente un fatto fondamentale: dal 2019 il Palazzo di Giustizia è di proprietà della Provincia. Non si sta discutendo di un immobile qualsiasi, bensì del Tribunale provinciale, chiamato ad amministrare la giustizia per tutto il Südtirol e non soltanto per la città di Bozen!». Uno Stato di diritto è incompatibile con una Giustizia «dagli occhi aperti» Per lo Heimatbund è particolarmente intollerabile la posizione degli ambienti nazionalisti che vorrebbero ricostruire integralmente il monumentale edificio fascista, difendendone il ripristino «con le unghie e con i denti».
Lang richiama l’attenzione sul significato simbolico più profondo del complesso distrutto: «La statua della Giustizia, andata distrutta nel crollo del 16 luglio, era raffigurata senza benda sugli occhi. Il suo sguardo era provocatoriamente rivolto verso l’ex sede del partito fascista, situata di fronte, e verso il Duce. Una giustizia che vede e giudica in base all’appartenenza politica e all’ideologia rappresenta l’esatto contrario di uno Stato di diritto moderno, nel quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge», sottolinea Lang. Lo Heimatbund continua inoltre a beneficiare del solido sostegno giuridico dell’avvocato penalista Nicola Canestrini. Il suo parere legale chiarisce senza ambiguità che non esiste alcun obbligo di ricostruire l’edificio fedelmente all’originale, secondo il principio del «com’era, dov’era». Una nuova realizzazione, finanziata con denaro pubblico nel 2026, dell’apparato propagandistico fascista costituirebbe una falsificazione storica («falso storico») e sarebbe in contrasto sia con l’impostazione antifascista della Costituzione sia con il principio dell’assoluta imparzialità della magistratura.
In vista delle elezioni: basta neofascisti nella Giunta provinciale. Per lo Heimatbund è ormai chiaro che gli equilibri politici sono destinati a cambiare presto. Il mandato dell’attuale Giunta provinciale, e quindi anche quello dell’assessore Bianchi, si avvicina alla conclusione. «Bianchi resterà in carica soltanto fino alle prossime elezioni provinciali», ribadisce Lang. «Riponiamo in questo passaggio la chiara speranza che la Südtiroler Volkspartei, dopo l’era Kompatscher, decida finalmente di tirare il freno d’emergenza. In una futura Giunta provinciale del Südtirol non dovrà esserci posto per i neofascisti né per chi ne sostiene l’ideologia. Chi, nel XXI secolo, vuole ricreare con i soldi dei contribuenti i simboli di una dittatura assassina, che un tempo mirava a cancellare la nostra cultura, ha ormai perso ogni legittimazione democratica».
«Lo SHB chiede pertanto, al posto di semplici “valutazioni tecniche”, un processo trasparente e democratico per realizzare un moderno edificio giudiziario libero da connotazioni ideologiche, capace di rispettare l’autonomia e i diritti di tutti i gruppi linguistici», conclude Lang.






