Festival dello Sport: Bertagnolli, Mazzel, De Silvestro

A volerle contare tutte, ci si perde tra le medaglie collezionate dai due sciatori ipovedenti Giacomo Bertagnolli e Chiara Mazzel (e le rispettive guide Andrea Ravelli e Nicola Cottini) e dal maestro del mono-sci Renè De Silvestro alle Olimpiadi in casa. Un “palmarès” che realizza la predizione di Stephen Hawking alle Paralimpiadi di Londra nel 2012: “Il movimento paralimpico cambierà la nostra percezione del mondo”. I successi, l’interesse sempre più vivo del pubblico ma anche la recentissima fusione tra FISIP e FISI (che accorpa quindi atleti olimpici e paralimpici degli sport invernali) sono per il quintetto: “Il segnale che le cose sono cambiate e che non si potrà che migliorare”.
“Ipovedente dalla nascita, ho cominciato a sciare a 13 anni. A 15 salivo sul podio della Coppa del Mondo a Saint Moritz. Nell’anno della maturità ho vinto 4 medaglie a PyeongChang, e 4 a Pechino – dove per la prima volta ho gareggiato avendo Andrea Ravelli come guida -. Questa volta volevo fare il 5 su 5 e ci sono riuscito” – ha raccontato Bertagnolli. “Ma la gara che non dimenticherò mai è stata l’ultima. Avevo il menisco lesionato, e c’era tantissima nebbia, al punto che Andrea vedeva meno di me. È stata un’esperienza estrema ma che mi porterò sempre nel cuore”.
Diverso percorso per Mazzel, che ha perso la vista a seguito di una malattia: “Dopo la diagnosi mi sono chiusa in casa per due anni, ma è grazie allo sport se ho ripreso in mano la mia vita. Per me il momento più incredibile è stato vincere l’oro. Un oro del tutto inaspettato, anche perché avevo un forte mal di testa. In quell’occasione – ha aggiunto – ho capito davvero il valore dell’empatia della propria guida: mi ripeteva solo di tenere duro ancora un minuto e mi ha portata al successo”.
Più paterno il ricordo di De Silvestro: “Per me la cosa più incredibile è stata vincere l’oro davanti a mia figlia, che in quel momento aveva due anni e mezzo. Mi emoziona pensare che un giorno si ricorderà di me mentre salgo sul podio” – ha dichiarato. “Ma partecipare a Milano-Cortina, un’Olimpiade per me davvero in casa (è di Innichen) è stata occasione speciale anche in altri sensi: se dopo l’incidente che nel 2013 mi ha causato una lesione midollare ho continuato a sciare è anche perché ho avuto vicino amici e familiari. Poter dar loro (e al mio fan club) modo di festeggiare, è stata una gioia enorme”.






