von mas 04.10.2026 11:00 Uhr

Festival dello Sport: Chiara Turrini

„Ho corso la maratona dopo i 70 anni, fatelo anche voi!“

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Dalla prima 42 km nella Grande Mela nel 1988, al desiderio di tornare a tagliare l’iconico traguardo di Central Park qualche decennio dopo. Il Festival dello Sport di Trento ha portato a Palazzo Benvenuti il racconto in prima persona di Chiara Turrini sull’ardito percorso che l’ha portata, nel 2024, a correre la maratona di New York dopo i 70 anni, in compagnia delle figlie Stefania e Beatrice.

In dialogo con Francesco Rizzo, l’autrice di “Non dirlo a nessuno… Voglio fare la maratona di New York” ha ripercorso una sfida nata quasi in segreto, tra allenamenti, un infortunio e un caratteristico approccio leggero alla vita.

«Non dirlo a nessuno… voglio fare la maratona di New York!». Una confidenza fatta al giovane coach Luca Degasperi è diventata prima realtà, poi il titolo di un libro in forma di diario «semiserio» edito da Edizioni del Faro. E questa non è nemmeno l’ultima avventura della trentina Chiara Turrini, protagonista oggi di un incontro molto partecipato tenutosi nel suggestivo cortile di Palazzo Benvenuti.

Attrice, ex docente, maratoneta (l’ultima 42 km a Valencia nel 2025), alpinista e, più recentemente, ballerina di hip hop, la spumeggiante e autoironica Turrini ha ripercorso con Francesco Rizzo, giornalista della Gazzetta dello Sport, un percorso di vita animato da passioni sempre nuove e dal desiderio costante di mettersi alla prova.

La maratona più celebre del mondo faceva d’altronde già parte del suo bagaglio sportivo: l’esordio a New York risale infatti al 1988, seguito l’anno successivo da un ‚ottimo risultato nell’edizione del 1989.. Entrambe le prove sono state affrontate al fianco di amici e volti noti del nostro podismo come Gianni Demadonna e Lucio Tonina.

Nel 2022 si è riacceso il desiderio di rimettersi in gioco nella Grande Mela, questa volta superata la soglia dei 70 anni. Un infortunio ha costretto a rinviare il primo tentativo, trasformando però anche l’imprevisto in un momento di gioia: «Ho organizzato due feste rock per festeggiare il compleanno». Da lì la ripartenza: le sessioni di allenamento con il preparatore, il sostegno prezioso del marito come «coach sul campo», fino al tanto atteso traguardo tagliato nell’autunno del 2024 insieme alle figlie Stefania e Beatrice.

Nel corso del dialogo ampio spazio è stato dedicato al significato della fatica, intesa non come semplice sforzo fisico ma come autentica dimensione comunitaria: «La forza sociale della corsa sta proprio nella condivisione della fatica», ha sottolineato Turrini, rievocando gli incontri lungo le strade di allenamento con persone fino ad allora sconosciute, subito unite dalla medesima sintonia mentale e fisica.

Un insegnamento prezioso trasmesso dal padre, figura a cui è dedicato il volume: «Mi ha insegnato il valore della fatica e della resistenza, ma soprattutto ad avere sempre una meta». Così il rifugio alpino in quota e il nastro d’arrivo di una maratona diventano il riflesso della medesima attitudine: raggiungere un obiettivo passo dopo passo, falcata dopo falcata.

Non è mancata infine l’evocazione sensoriale della 42 km newyorkese: l’energia dei diversi quartieri, il calore del pubblico, i colori, le note blues e rock lungo il percorso e i tanti cartelli di incitamento che ripetono «You are a rockstar». Sensazione che Turrini ha confidato di aver provato appieno, almeno fino a circa metà gara, prima che la stanchezza suggerisse riflessioni decisamente più terrene: «A quel punto pensavo solo a quanto sarebbe stato bello trovarsi rilassati su una spiaggia a bere uno spritz».

A sigillare l’evento, una citazione di Paulo Coelho che fotografa perfettamente l’approccio alla vita della protagonista: «Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine. È letale».

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