1° ottobre: non solo Giornata mondiale degli anziani ma anche Giornata Internazionale del Caffè

La giornata è stata istituita dall’International Coffee Organization (ICO) ed è stata celebrata ufficialmente per la prima volta il 1° ottobre 2015. Il viaggio del caffè comincia nelle regioni tropicali, dove vengono coltivate soprattutto due specie: Arabica e Robusta. Dopo la raccolta, i frutti vengono lavorati per estrarre i semi, successivamente essiccati, selezionati e tostati. È proprio la tostatura a trasformare il chicco verde, sviluppando aromi e profumi caratteristici. Temperatura e durata della tostatura contribuiscono a determinare il gusto finale, insieme alla varietà, al terreno, al clima e al metodo di lavorazione. In Italia il caffè è diventato molto più di una semplice bevanda. La tazzina al bar, l’espresso dopo pranzo, la moka preparata in casa e il caffè condiviso con amici e familiari fanno parte della quotidianità e della cultura del Paese. Il bar è spesso un luogo di incontro: bastano pochi minuti davanti a un espresso per scambiare una parola, leggere il giornale, fare una pausa o semplicemente iniziare la giornata. Il caffè è entrato anche nella letteratura, nel cinema e nel linguaggio comune. «Prendiamoci un caffè» può significare molto più che bere una bevanda: può essere un invito a parlare, incontrarsi e dedicarsi un momento insieme. Dietro ogni tazzina esiste una lunga filiera che coinvolge agricoltori, raccoglitori, commercianti, torrefattori, baristi e consumatori. La Giornata Internazionale del Caffè rappresenta quindi anche un’occasione per riflettere sulle condizioni di lavoro dei produttori, sulla sostenibilità ambientale e sull’importanza di una filiera del caffè più equa e responsabile.
Ma vale la pensa ricordare Prospero Alpini (1553–1616), medico e botanico nato proprio a Marostica. Le fonti locali gli attribuiscono un ruolo fondamentale nella conoscenza e nella successiva diffusione del caffè nella Repubblica di Venezia. Dopo essersi laureato in filosofia e medicina a Padova nel 1578, nel 1580 partì per l’Egitto come medico al seguito del patrizio veneziano Giorgio Emo, nominato console della Repubblica di Venezia al Cairo. Fu proprio durante il soggiorno egiziano che Alpini entrò in contatto con una pianta allora praticamente sconosciuta agli europei: la Coffea arabica. Osservò nel giardino di un turco chiamato Halybei una pianta che produceva i semi conosciuti localmente come „bon“ o „bun“ e descrisse la bevanda ottenuta dai semi tostati, chiamata „caova“, che gli Egiziani bevevano anche in sostituzione del vino.
La sua osservazione fu straordinariamente importante perché Alpini non si limitò a raccontare di aver assaggiato quella bevanda: descrisse scientificamente la pianta e il suo utilizzo. Al ritorno dall’Egitto, Alpini contribuì alla diffusione della conoscenza del caffè nella Repubblica di Venezia. La tradizione storica legata a Marostica lo considera quindi una figura fondamentale nella storia europea della bevanda. Le fonti precisano però che il suo ruolo fu soprattutto quello di far conoscere e descrivere scientificamente la pianta e la bevanda, non quello di introdurre materialmente per la prima volta ogni chicco di caffè in Europa.
La storia di Prospero Alpini non si esaurisce però nella tazzina. Nel 1603 divenne prefetto dell’Orto botanico di Padova, contribuendo allo sviluppo degli studi sulle piante medicinali ed esotiche. Le sue opere raccolgono osservazioni non soltanto botaniche e mediche, ma anche etnologiche, storiche e archeologiche. Ed è forse proprio questo l’aspetto più affascinante della sua vicenda: un medico di Marostica partì nel Cinquecento per l’Egitto e, osservando una pianta esotica, contribuì a far entrare il caffè nella storia culturale della Serenissima e dell’Europa.
Per la Giornata Internazionale del Caffè del 1° ottobre, Prospero Alpini offre quindi a Marostica una bella storia da raccontare: dietro una semplice tazzina c’è anche il viaggio di un medico curioso, partito da Marostica e arrivato sulle rive del Nilo.






