von fpm 16.09.2026 16:00 Uhr

Il 16 settembre si celebra la Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono

Istituita dall’ONU per ricordare la firma del Protocollo di Montréal, avvenuta proprio il 16 settembre 1987. È una ricorrenza interessante perché dietro una data apparentemente tecnica si nasconde una delle più importanti storie di cooperazione scientifica e politica del XX secolo.

elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Lo strato di ozono si trova principalmente nella stratosfera, a circa 10-40 km di altezza, e contiene circa il 90% dell’ozono atmosferico. La sua funzione è fondamentale: assorbe una parte importante delle radiazioni ultraviolette nocive provenienti dal Sole. La storia moderna dell’ozono comincia però molto prima che si parlasse del famoso «buco». Negli anni Settanta gli scienziati iniziarono a preoccuparsi degli effetti dei clorofluorocarburi (CFC), sostanze utilizzate in frigoriferi, condizionatori, bombolette spray e altri prodotti. Una volta raggiunta la stratosfera, queste molecole possono essere scomposte dalla radiazione ultravioletta, liberando cloro capace di partecipare a reazioni che distruggono l’ozono. Uno degli episodi più importanti avvenne negli anni Ottanta. Nel 1985, gli scienziati del British Antarctic Survey pubblicarono la scoperta di una drastica diminuzione dell’ozono sopra l’Antartide durante la primavera australe. Era nato il concetto di «buco dell’ozono». Le osservazioni mostravano che il fenomeno non era una semplice variazione naturale, ma qualcosa di molto più serio. Un particolare curioso è che le prime misurazioni terrestri erano così sorprendenti che inizialmente alcuni ricercatori pensarono persino che potesse esserci un problema negli strumenti di misura. Poi arrivarono i satelliti e le osservazioni indipendenti: il fenomeno era reale. Perché la Giornata dell’ozono cade proprio il 16 settembre? Quel giorno, a Montréal, 24 Paesi firmarono il Protocollo di Montréal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono. L’accordo stabiliva un percorso internazionale per limitare e progressivamente eliminare numerose sostanze responsabili della distruzione dell’ozono. La coincidenza è particolarmente significativa: mentre gli scienziati stavano ancora raccogliendo dati sempre più convincenti sul fenomeno antartico, i governi decisero di intervenire.

C’è un aneddoto affascinante legato al 16 settembre 1987. Alla NASA, alcuni ricercatori stavano analizzando dati provenienti dalle osservazioni dell’atmosfera antartica. Quel giorno emerse quella che in seguito sarebbe stata definita una sorta di «smoking gun», la prova decisiva: all’aumentare del monossido di cloro (ClO), l’ozono diminuiva. Il collegamento con i CFC diventava sempre più evidente. La cosa straordinaria è che questi dati non erano ancora stati pubblicati quando, proprio quel giorno, i rappresentanti di 27 nazioni raggiunsero l’accordo sul Protocollo di Montréal. È un bell’esempio di come la politica possa talvolta muoversi contemporaneamente alla scienza, invece di aspettare decenni. La distruzione dello strato di ozono non significava semplicemente «avere meno ozono nel cielo». Una riduzione significativa avrebbe permesso a una maggiore quantità di radiazione UV di raggiungere la superficie terrestre, aumentando i rischi di tumori della pelle, danni agli occhi e conseguenze sugli ecosistemi e sulle colture. Il Protocollo di Montréal è diventato uno degli esempi più importanti di cooperazione ambientale internazionale. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, attraverso il Protocollo sono state eliminate circa il 99% delle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono. Il risultato è che lo strato di ozono è oggi sulla strada della guarigione e dovrebbe tornare ai livelli precedenti al 1980 intorno alla metà del secolo, se le politiche attuali continueranno a essere rispettate.

Il 19 dicembre 1994, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamò ufficialmente il 16 settembre Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono. La data fu scelta proprio per commemorare la firma del Protocollo di Montréal del 1987. La prima celebrazione si svolse nel 1995. Il 16 settembre 2009, la Convenzione di Vienna e il Protocollo di Montréal raggiunsero un traguardo storico: divennero i primi trattati nella storia delle Nazioni Unite a ottenere la ratifica universale. In altre parole, tutti i Paesi del mondo aderirono a questi strumenti internazionali. Nel 2016 è stato adottato l’Emendamento di Kigali, entrato in vigore nel 2019, per ridurre progressivamente gli HFC, sostanze che non sono tra i principali responsabili della distruzione dell’ozono ma sono potenti gas serra utilizzati soprattutto nei sistemi di raffreddamento.

Ed è proprio questo il tema della Giornata dell’ozono 2026: «Global action for a cooler planet», cioè «Azione globale per un pianeta più fresco». L’ONU sottolinea il decimo anniversario dell’Emendamento di Kigali e il legame tra protezione dell’ozono, refrigerazione sostenibile ed emergenza climatica. Per questo il 16 settembre non è soltanto una giornata dedicata all’ozono. È anche un esempio concreto di ciò che può accadere quando scienza, politica e cooperazione internazionale riescono a lavorare nella stessa direzione.

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