von mas 14.09.2026 11:00 Uhr

Autonomia, fra sindaci e ufficiali del governo

Identità, autonomia, simboli e una sola Terra:  PERCHE‘ allora le differenze fra Trento e Bolzano saltano all’orecchio e all’occhio fin troppo spesso?

Sindaci a Pinzolo e a Merano f(Foto da FB, elaborazione UT24)

Negli ultimi giorni, in diversi articoli pubblicati qui su UT24, abbiamo messo in evidenza le profonde differenze fra Trento e Bolzano nelle celebrazioni della Giornata dell’Autonomia, quest’anno particolarmente solenni e articolate in occasione dell’ottantesimo anniversario della firma dell’Accordo di Parigi. Non ci sono santi: la rappresentazione dello spirito identitario, del senso di appartenenza e della memoria storica di quella che dovrebbe essere un’unica Terra è inesorabilmente diversa.

Ce ne siamo accorti anche questa mattina,  scorrendo post e immagini social pubblicate qualche giorno fa. E non possiamo fare altro che chiederci, ancora una volta: perché?

A Merano

Partiamo dall’immagine di destra: siamo a Merano, davanti al Kurhaus, in occasione della cerimonia del 5 settembre alla quale erano presenti il presidente federale Van der Bellen e il suo omologo italiano Mattarella. Ci sono alcuni sindaci sudtirolesi sono in posa per una foto di gruppo:  a parte due,  tutti esibiscono il simbolo giusto, il medaglione  che li identifica quali capi delle rispettive amministrazioni e quindi rappresentanti delle loro comunità e della Terra sudtirolese. Addirittura,  nella foto notiamo una sindaca che indossa la Tracht, a rafforzare maggiormente il senso di appartenenza e lo spirito identitario.

Nessun timore reverenziale per la presenza del capo dello Stato italiano, quindi, nessuna paura di essere considerati pericolosi estremisti, o di vedersi relegare in seconda fila, lontano da fotografi, giornalisti o uomini dei servizi più o meno in incognito. Dovrebbe essere tutto talmente normale da passare inosservato.

A Pinzolo

Nella foto di sinistra siamo invece a Pinzolo. È lo stesso fine settimana e nella località giudicariese si festeggiano le Giovenche di Razza Rendena. La sfilata di bande folkloristiche, figuranti in costume tradizionale, allevatori, mucche e manze addobbate a festa per il rientro dall’alpeggio è aperta dai sindaci della valle. Almeno, questa è la teoria. In pratica, a sfilare identificati dalla fascia tricolore sono una serie di ufficiali del Governo italiano, come se dovessero concedere cittadinanze a bandisti, moleti, allevatori…

Avrebbe dovuto essere una festa della tradizione, della storia, dell’attaccamento alla nostra Terra, alle sue peculiarità, alla sua specialità, a tutto quello che giustifica la sua speciale Autonomia. Einvece  si è trasformata nella solita esibizione di sudditanza allo Stato italiano e al governo di Roma.

 

A questo punto ci viene il dubbio che abbia perfettamente ragione chi sostiene che quando, nel lontano 1946, Alcide De Gasperi  volle che anche la provincia di Trento venisse inserita nell’Accordo di Parigi, lo abbia fatto non perché convinto che tutto il Tirolo meridionale lo meritasse — in quanto terra tirolese con la stessa storia, la stessa identità, la stessa specialità, da Borghetto fino al Brennero —, ma solo perché Trento, ormai italianissima come da tempo era diventato lui, fungesse da cane da guardia e da longa manus di Roma nei confronti di Bolzano.

Se i borgomastri sudtirolesi non si fanno giustamente problemi a indossare il medaglione in presenza del presidente della Repubblica italiana Mattarella, mentre i sindaci trentini non riescono a esibire uno dei simboli della nostra identità, della nostra specialità, della nostra Autonomia, nemmeno in occasione di una festa che parla di tradizione, allora siamo veramente oltre il punto di non ritorno.

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