“Niente soldi pubblici per nuova propaganda fascista”

Dopo il crollo parziale del Justizpalast di Bozen, il 6 settembre il deputato Alessandro Urzí ha chiesto al Parlamento di Roma una ricostruzione fedele dell’edificio. Südtiroler Heimatbund (SHB) ha però bocciato con decisione la proposta, come si legge in un comunicato stampa. Basandosi su una valutazione giuridica dell’avvocato Nicola Canestrini, il presidente SHB Roland Lang mette in guardia da una “dichiarazione di fallimento nella gestione della memoria storica”. “È una provocazione enorme voler scolpire di nuovo nella pietra, nel 2026, i simboli di un regime violento usando denaro pubblico”, attacca Roland Lang. “Il rilievo della Iustitia senza benda non era un innocuo ornamento architettonico, ma pura simbologia di potere, che puntava lo sguardo in modo provocatorio sull’ex sede del partito fascista. Chi vuole ricostruirlo identico non fa tutela dei monumenti, ma dimostra una nostalgia profondamente anacronistica.” Heimatbund riceve sostegno dalla valutazione giuridica del noto penalista Nicola Canestrini: “Nella sua perizia afferma chiaramente che non esiste alcun obbligo, né legale né legato alla tutela dei beni culturali, di ricostruire fedelmente (‘com’era, dov’era’) il corpo centrale crollato.”
Secondo Canestrini, il valore monumentale risiede nella sostanza autentica: una copia realizzata nel 2026 equivarrebbe a un “falso storico”. E aggiunge: “Una nuova realizzazione del programma propagandistico fascista da parte dello Stato contraddice la scelta antifascista alla base della Costituzione italiana e viola il principio di imparzialità della magistratura.” Lang insiste: “Lo Stato non può contraddirsi da solo. Ciò che da un lato della piazza del tribunale è stato reinterpretato democraticamente con – seppur timide – citazioni di Hannah Arendt, non può essere rimesso in pietra dall’altro lato.” Il SHB chiede quindi di seguire il “modello sudtirolese”: “Volume e facciata possono essere risolti con un linguaggio architettonico moderno, ma un ritorno della celebrazione fascista è fuori discussione.”
L’associazione vede inoltre un’occasione storica per affrontare finalmente un compito rimasto irrisolto: “L’iscrizione latina intatta, provocatoria e combattiva (‘PRO ITALICO IMPERIO…’) deve, secondo Südtiroler Heimatbund, finire una volta per tutte nella discarica della storia oppure essere contestualizzata in modo permanente e ben visibile in più lingue.”
Lang conclude con toni decisi: “Il crollo parziale del Justizgebäude è stato un incidente; la richiesta di Urzí è invece un attacco alla cultura democratica del Südtirol . Ci opporremo con tutti i mezzi disponibili affinché il tribunale del XXI secolo non venga di nuovo tappezzato con la maschera del fascismo.”






