von fpm 10.09.2026 10:00 Uhr

10 settembre — Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

A volte, dietro un sorriso, può nascondersi una sofferenza che non riusciamo a vedere. Ascoltare senza giudicare, esserci, fare una domanda in più, tendere una mano: piccoli gesti possono fare una grande differenza.

(immagini web) elab gif Flavio Pedrotti Móser

Ci sono dolori che non fanno rumore. Persone che continuano a sorridere, lavorare, prendersi cura degli altri, mentre dentro stanno combattendo una sofferenza profonda. La Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio ci ricorda che parlare di questo tema è necessario. Non per creare paura, ma per rompere il silenzio, riconoscere i segnali di sofferenza e promuovere l’accesso all’aiuto. La prevenzione può iniziare da un gesto semplice: esserci. Ascoltare senza giudicare. Prendere sul serio ciò che una persona sta vivendo. Non minimizzare frasi come “non ce la faccio più” o “vorrei sparire”. Chiedere con delicatezza: “Come stai davvero?” Incoraggiare, quando necessario, il contatto con un professionista della salute mentale o con i servizi di emergenza. Chiedere direttamente a una persona se sta pensando al suicidio non significa indurla a farlo. Al contrario, può aprire uno spazio sicuro in cui poter parlare della propria sofferenza e sentirsi finalmente ascoltata.

È importante ricordare anche che non dobbiamo essere professionisti per poter essere d’aiuto. Possiamo ascoltare, rimanere accanto, evitare giudizi e aiutare la persona a entrare in contatto con chi può offrirle un supporto adeguato. E per chi sta soffrendo: non sei un peso. La tua sofferenza merita ascolto. Chiedere aiuto non è una debolezza, è un atto di coraggio. La prevenzione del suicidio è una responsabilità collettiva. Comincia dalla consapevolezza, continua con l’ascolto e passa attraverso una rete di cura accessibile e competente. Una parola può aprire una porta. Una presenza può interrompere la solitudine. Un aiuto tempestivo può fare la differenza. In questa giornata, scegliamo di non voltarci dall’altra parte. Parliamone. Ascoltiamo. Prendiamoci cura.

Arthur Schopenhauer aveva ben narrato il disagio nella sua riflessione: „Il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni in cui gli è toccata. Perciò egli non rinuncia affatto alla volontà di vivere, ma solo alla vita, distruggendo la manifestazione fenomenica.“ „Il pensiero del suicidio è un energico mezzo di conforto: con esso si arriva a capo di molte cattive notti.,” sosteneva Nietzsche, sapere cioè di avere una „via d’uscita“ nelle proprie mani dà all’uomo la forza radicale di sopportare il peso della sofferenza e le notti più buie. Il pensiero stesso della fine volontaria diventa uno strumento di sopravvivenza e di autonomia psicologica.

E chissà se la lucidità di Amleto potrà mai aprire quella porta aperta sugli universi paralleli: „Essere o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e le frecce dell’oltraggiosa fortuna, o prendere le armi contro un mare di guai e, contrastandoli, porre loro fine?“

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