von fpm 07.09.2026 10:00 Uhr

80 anni del Primo Statuto di Autonomia

L’indipendenza dall’Italia garantisce il futuro del Süd-Tirol

foto STF

Il 5 settembre 1946 fu firmato l’Accordo Gruber-Degasperi. Tuttavia, il Süd-Tirol ottenne una vera autonomia soltanto dopo la Notte dei fuochi del 1961, la lotta per la libertà e anni di battaglie diplomatiche. Da allora, il Süd-Tirol ha dovuto difendere ripetutamente la propria autonomia. Gli esempi più recenti sono il progetto di smembramento del collegio senatoriale Bozen-Unterland e la riforma dell’autonomia di Kompatscher. La Süd-Tiroler Freiheit ha tracciato un bilancio nel corso di una conferenza stampa, mostrando con grandi lettere rosse ciò che accade ormai da anni: un tradimento dell’autonomia e dei diritti dei Süd-Tiroler. L’autodeterminazione rimane l’obiettivo. Il consigliere provinciale Bernhard Zimmerhofer ha ricordato che l’autonomia del Süd-Tirol è un’autonomia etnica. Essa dovrebbe garantire i diritti dei circa 385.000 Süd-Tiroler di lingua tedesca e ladina all’interno di uno Stato con 59 milioni di italiani. «L’autonomia è uno strumento di protezione per il gruppo etnico austriaco in Italia», ha sottolineato Zimmerhofer. Tuttavia, una protezione duratura potrebbe essere garantita soltanto dalla separazione dall’Italia: «La migliore protezione dall’Italia sarà sempre quella di non appartenere all’Italia». Per questo motivo Zimmerhofer ha richiamato il diritto all’autodeterminazione dei Süd-Tiroler. Esso sarebbe indispensabile e, in realtà, sarebbe sancito anche nello statuto della SVP. «Chi vuole proteggere il Süd-Tirol in modo duraturo non deve perdere di vista il diritto all’autodeterminazione», ha ribadito Zimmerhofer.

«La SVP ha dimenticato il proprio mandato fondativo?» Sulla stessa linea si è espressa la consigliera provinciale Myriam Atz: «La SVP è stata fondata per proteggere la minoranza tedesca e ladina dal fascismo e dal nazionalismo e per garantire i suoi diritti. Oggi collabora proprio con gli eredi politici di quelle forze che per decenni hanno combattuto contro la nostra autonomia». Particolarmente amaro sarebbe il fatto che ora conquiste fondamentali dell’autonomia vengano progressivamente indebolite. «La SVP deve porsi la domanda se abbia dimenticato perché un tempo è stata fondata». La SVP ha dato essa stessa la risposta con la cosiddetta riforma dell’autonomia. Il requisito dei quattro anni di residenza per il diritto di voto è stato ridotto. La denominazione tedesca della regione è stata italianizzata e, nelle giunte comunali, gli italiani possono ora ottenere incarichi molto più facilmente. Da tempo anche altri pilastri fondamentali dell’autonomia del Süd-Tirol sono messi in discussione. Tra questi vi sono soprattutto il diritto all’uso della lingua madre tedesca e il proporzionale etnico. «Il diritto di parlare la propria lingua madre nei rapporti con gli uffici pubblici è uno dei pilastri più importanti dell’autonomia dei Süd-Tiroler. Eppure, viene calpestato sempre più spesso», ha sottolineato il consigliere provinciale Hannes Rabensteiner. Allo stesso tempo aumenterebbero le richieste per un ulteriore indebolimento: «Esponenti dell’area della sinistra verde e italiana vogliono indebolire ulteriormente il diritto alla lingua madre o abolirlo completamente!»

Una situazione analoga si verificherebbe con il proporzionale etnico. Hannes Rabensteiner è egli stesso membro del cosiddetto Comitato d’intesa. Esso vigila sul rispetto del proporzionale etnico nell’assegnazione dei posti nelle istituzioni statali e parastatali. «Anche il proporzionale è sottoposto a una pressione sempre maggiore. In alcuni settori appartiene già, di fatto, al passato», ha sottolineato Rabensteiner. L’ultimo attacco all’autonomia riguarda il collegio senatoriale Bozen-Unterland. La separazione dei comuni a maggioranza tedesca dell’Unterland e dell’Überetsch creerebbe un collegio Bozen-Leifers-Branzoll-Pfatten quasi esclusivamente caratterizzato dalla componente italiana. Un seggio senatoriale finora favorevole all’autonomia finirebbe permanentemente alla destra italiana, senza che ciò comporti un seggio aggiuntivo per i comuni tedeschi.

Il consigliere provinciale Sven Knoll usa parole chiare: «La SVP ha dato un’immagine pessima nel Parlamento italiano. Ha fallito». Una semplice mozione per la cancellazione della modifica in Senato non sarebbe sufficiente. Esisterebbe un solo strumento di pressione efficace: «La SVP deve far capire chiaramente a Bianchi e Urzì che un attacco all’autonomia e all’Unterland avrà conseguenze politiche. Se questo attacco non verrà ritirato, la SVP dovrà porre fine alla coalizione a Bozen e cacciare Fratelli e Forza Italia dal governo!»

La Süd-Tiroler Freiheit ha presentato in Consiglio provinciale una mozione contro la nuova suddivisione dei collegi senatoriali, sottoscritta anche da diversi partiti. La mozione sarà discussa la prossima settimana in Consiglio provinciale.

Alla luce di tutti questi – e di molti altri – problemi che l’appartenenza del Süd-Tirol all’Italia comporta, non c’è alcun motivo per festeggiare. Ci sarà motivo di farlo soltanto quando Roma non avrà più nulla da dire nel Süd-Tirol!

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