Un libro al mese: Opzioni … nelle Valli Ladine“ – 3°

La propaganda
L’opzione fu un dramma per tutti, sia per chi si lasciò suggestionare dalla speranza ampiamente propagandata di una vita migliore, sia per chi rifiutò l’accordo e decise di rimanere nella propria terra.
La popolazione fu lasciata per mesi in balia della subdola propaganda nazista, che prometteva un futuro prospero e pieno di ricchezza per chi sarebbe partito e fece nascere tante assurde illusioni. Man mano che si avvicinava la data del 31 dicembre 1939, la confusione spingeva la gente ad optare, ritirare l’opzione, optare ancora, a seconda delle voci che si susseguivano e rimbalzavano di casa in casa.
La diceria che suscitò maggior allarme ed incise nell’innalzare il numero degli optanti per il Reich fu la notizia – solo tardivamente smentita dalle autorità italiane – che chi avesse rifiutato di trasferirsi in Germania sarebbe stato mandato nel Sud Italia ove erano in corso bonifiche, mentre i territori sudtirolesi e ladini sarebbero stati popolati con genti italiane a tutti gli effetti.
Fortunato Favai documenta giorno per giorno nel suo diario i contrasti tra le persone, la rottura della comunità , le divisioni all’interno delle stesse famiglie.
Alla sera del 1 gennaio 1941, esattamente un anno dopo la scadenza imposta dal trattato, egli scrive:
„Lo scorso anno, alla medesima data, e non lo scorderò più, regnava un movimento insolito. Tutto Livinallongo era in subbuglio. Il locale era pieno di gente che animatamente discuteva. Quelli che avevano optato per la Germania erano entusiasti, addirittura inebriati da una forza ignota, prima del tutto sconosciuta.
In questa sera il popolo Livinallonghese si vide separato da due correnti diverse. L’amico più non riconosceva l’amico, né il parente il parente, e in qualche caso, il fratello, il fratello. Gli optanti acclamavano la loro nuova patria, disprezzando in un certo modo quelli che erano decisi a rimanere, considerandoli come estranei. Gli ultimi tacevano e più delle volte se la svignavano. (…) Infatti – si chiedevano – chi avrebbe avuto la meglio? Quelli che stavano per partire o quelli che restavano?
Quelli che restavano ricordavano mestamente le tristi vicende degli ultimi anni, gli affari andati male, le ingiustizie delle quali erano stati vittime, la prospettiva di un avvenire incerto, e silenziosamente meditavano: forse hanno avuto ragione quelli che hanno deciso di partire. Sì, forse hanno avuto ragione ma abbandonare la terra natale è una cosa tanto triste, non siamo stati capaci di farlo, è terrificante“.
Luciana Palla, nata a Livinallongo, laureata in filosofia e in storia, ha svolto un’intensa attività di ricerca sulla storia delle valli ladine nel Novecento. I lettori di UT24 la conoscono anche per il suo libro dedicato ai soldati tirolesi (in particolare primierotti) imprigionati a Isernia dopo la fine della Prima guerra mondiale e per «Profughi tra storia e memorie» e «I ladini fra tedeschi e italiani», che abbiamo presentato negli anni scorsi.
Edito dalla Fondazione Museo Storico nel lontano 2000, il libro «Opzioni, guerra e resistenza nelle valli ladine» – da cui è stato tratto anche un interessante testo teatrale, andato in scena più volte in diverse località della Ladinia – si trova in libreria e online, oppure può essere richiesto direttamente all’autrice tramite i seguenti contatti: lcnpalla@mail.com – 339 / 3781322.
La dottoressa Palla è a disposizione per presentare sul territorio questo e gli altri suoi libri.






