Malga Clevet, capre „rinchiuse per lupo“

Malga Clevet è una delle malghe del comune di Pieve di Bono-Prezzo, sull’altopiano di Boniprati. Stiamo parlando di una zona da sempre vocata all’alpeggio, che – con impegno, amore e anche notevoli investimenti da parte delle amministrazioni e dell’intera comunità – si è riusciti a mantenere. A testimonianza di tutto questo, domenica 13 settembre proprio a Boniprati si terrà la decima edizione della Desmalgada. Una manifestazione apprezzatissima, vera vetrina di storia e di tradizione. Storia e tradizioni sempre più a rischio, e non per mancanza di volontà e di passione, anzi: il motivo è il pericolo sempre più pressante e incombente delle predazioni da parte di orsi e, in questa zona, soprattutto di lupi.
Il gestore di Malga Clevet è Leonardo Pisoni, ma chi vive là durante la stagione dell’alpeggio è il suo «braccio destro e a volte anche sinistro» Damiano, quest’anno coadiuvato da Christoph, un giovane pastore austriaco.
Damiano ha in malga manze, mucche da latte e anche un gregge di capre, queste ultime quasi tutte di sua proprietà . Oltre a fare il pastore, Damiano è anche un esperto e rinomato casaro: ogni giorno, dopo la mungitura delle mucche e delle capre, si dedica alla produzione di burro e soprattutto di ottimi formaggi di malga, vero e preziosissimo presidio del territorio.
Qualche giorno fa, Damiano ha preso una decisione drastica, completamente in contrasto con quello che è lo spirito e lo scopo dell’alpeggio: si è fatto portare del fieno dal fondovalle, in modo che le sue capre mangino quello, rinchiuse nella stalla o nel piccolo recinto elettrificato fuori dalla malga, e non debbano andare al pascolo. Una vera assurdità , verrebbe da dire: capre e mucche il fieno lo mangiano durante i mesi invernali, quando sono al piano, non certo quando si trovano in malga, dove vanno apposta per mangiare erba fresca di montagna.
Perché allora il fieno?
La colpa è dei lupi, anzi, di un lupo in particolare. Ma veniamo ai fatti.
Una mattina di qualche giorno fa, Damiano era intento a caserare, mentre le capre, come di consueto, stavano pascolando sul prato a poche decine di metri dalla casina. Erano le nove o le nove e mezza, pieno giorno quindi. All’improvviso Damiano ha sentito le capre correre all’impazzata verso la malga. Allarmato, è uscito subito e lo ha visto: in mezzo alle capre c’era un lupo. Un gran bel lupo, racconta Damiano, grande e grosso, probabilmente un maschio. Aveva una delle capre a cavalcioni fra collo e spalle e la stava portando via. Subito Damiano lo ha rincorso gridando, è riuscito a raggiungerlo, a strappargli la capra, facendolo scappare. La povera capra era comprensibilmente terrorizzata, ma, fortunatamente, era ancora viva, anche se ferita: in modo non grave, aveva solo una coscia lacerata.
Damiano non ha potuto fare altro che radunare le capre spaventate e sistemarle all’interno del piccolo recinto elettrificato issato vicino alla stalla. Fatto questo, è tornato nella casina per terminare la preparazione del formaggio. Ma dopo poco più di un’ora, quindi verso le 11:00 – ancora più in pieno giorno –, ha sentito nuovamente belare disperatamente le capre: il lupo era tornato. Damiano lo ha allontanato per la seconda volta, urlando e inseguendolo nel pascolo, fino a quando l’animale è fuggito nel bosco.
A questo punto, il pastore ha deciso di rinchiudere le capre nella stalla, dove gli animali passano la notte: di solito lo fa al tramonto, e non era neanche mezzogiorno. Ma piuttosto di vederle aggredire per la terza volta in una mattina, ha preferito saperle al sicuro. Contandole, si è accorto che ne mancava una: probabilmente il lupo l’aveva già azzannata e portata via, e stava cercando una seconda preda quando Damiano è riuscito ad allontanarlo. Qualche ora dopo, i pastori hanno trovato la capra predata, ridotta a un mucchietto di ossa perfettamente ripulite…
Da qui la decisione, drastica ma irrevocabile. Damiano ha chiamato l’amico Mauro a Por e gli ha chiesto di portargli un carico di fieno su in malga. Cosa che Mauro – anche lui pastore e allevatore per passione – ha fatto immediatamente.
Morale della (gran brutta) favola: Damiano cerca di resistere a Malga Clevet, ma non vuole rischiare di tornare a casa senza nemmeno una capra. E poi le capre ormai sono talmente spaventate che hanno paura ad allontanarsi anche di poco dalla malga, come facevano all’inizio dell’estate. Dallo spavento, poi, molte hanno perso quasi completamente il latte: cosa di certo non sana e un vero disastro per Damiano, che senza latte che formaggio prepara?
Così, dopo due predazioni in pieno giorno da parte del lupo (un gran bel lupo, per carità , ma pur sempre un predatore) che ha dimostrato di non avere la minima paura dei pastori, da sabato in poi le capre non pascolano più libere nei prati attorno alla malga secondo i crismi dell’alpeggio tradizionale. Damiano le lascia libere solo per pochissimo tempo, quando lui e Christoph riescono a liberarsi dalle altre incombenze (ci sono anche le mucche: bisogna governarle, mungerle, preparare burro e formaggio, pulire le stalle e gli animali… fare il malgaro non è una vacanza in montagna!). Per la maggior parte del tempo, ora le capre restano chiuse nella stalla o nel recinto elettrificato e mangiano il fieno portato da casa.
Se non è una situazione assurda questa…
Come diciamo da tempo, così la montagna non può sopravvivere. E se muore la montagna, muoiono i nostri paesi, la nostra tradizione, la nostra cultura, la nostra identità . Appena sopra il fondovalle ci saranno solo prati incolti che il bosco presto si mangerà , con tutti i problemi di conseguenza. È davvero questo quello che vogliamo?






