Chiesette di montagna (8)

Tra boschi silenziosi, pascoli d’alta quota e sentieri che si inerpicano verso le montagne, il Welschtirol/Trentino e il Südtirol custodiscono un patrimonio discreto e prezioso: le chiesette di montagna. Piccoli edifici di pietra, spesso sorti in luoghi appartati, raccontano storie di fede, di comunità e di uomini che hanno imparato a convivere con la montagna. Sono luoghi dove arte, tradizione e paesaggio si fondono in un equilibrio unico, testimoni di antiche devozioni, di pellegrinaggi e della vita quotidiana di pastori, boscaioli ed escursionisti. Con questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta di questi piccoli gioielli disseminati tra valli e cime, per conoscerne la storia, le leggende, le caratteristiche artistiche e il profondo legame con il territorio che li circonda. Un viaggio tra spiritualità e natura, alla ricerca di angoli autentici dove il tempo sembra essersi fermato e il silenzio della montagna invita ancora oggi alla contemplazione.
La piccola chiesetta-baita di Bédole, situata accanto al Rifugio Adamello Collini „al Bédole“, nel cuore della Val di Genova, è uno degli angoli più suggestivi dell’alta valle. Pur nelle sue dimensioni modeste, rappresenta un luogo di raccoglimento molto amato da escursionisti, alpinisti e dagli abitanti della Val Rendena, che da oltre un secolo frequentano questo straordinario ambiente alpino. La sua storia è strettamente legata a quella del rifugio e delle prime esplorazioni alpinistiche dell’Adamello. La piana di Bédole, a circa 1.580 metri di quota, è infatti la porta d’accesso naturale ai grandi ghiacciai del Mandrone e dell’Adamello. Già nella seconda metà dell’Ottocento era il punto di partenza delle spedizioni verso le vette e le vedrette. Qui sorgeva una semplice baita che nel 1873 divenne il primo ricovero alpino della SAT, considerato il più antico punto d’appoggio alpinistico del Trentino. Da questo nucleo sarebbe poi nata la tradizione dell’ospitalità alpina della località . Nel 1932 la guida alpina Adamello Collini, figura leggendaria della Val Rendena, costruì il rifugio che ancora oggi porta il suo nome. Collini non fu soltanto un grande conoscitore della montagna: durante la Seconda guerra mondiale nascose nel rifugio partigiani e perseguitati, accompagnandoli attraverso i sentieri d’alta quota verso la Svizzera. Arrestato dai nazisti, venne deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, dove morì nel 1945. Per il suo sacrificio gli è stata conferita la Medaglia d’oro al merito civile.
Ogni anno, la prima domenica di settembre, il rifugio ospita una commemorazione in suo onore. La chiesetta, costruita accanto al rifugio, riflette perfettamente lo spirito della montagna. Più che una chiesa monumentale, è una cappella alpina, realizzata con pietra e legno, materiali che si fondono armoniosamente con il paesaggio circostante. All’interno domina la semplicità : un piccolo altare, alcune panche e immagini sacre che invitano al silenzio e alla meditazione. Nei mesi estivi non è raro che vi vengano celebrate messe dedicate agli alpinisti, ai pastori e agli escursionisti.
Negli anni la cappella è diventata anche un punto di riferimento per chi affronta le lunghe escursioni verso il Rifugio Mandron, il Rifugio Lobbia o il Sentiero della Pace. Molti vi si fermano per una breve preghiera prima della salita o al ritorno dalle escursioni, quasi a ringraziare la montagna per aver concesso una giornata serena. Tra gli aneddoti più tramandati c’è quello legato alle improvvise tempeste estive dell’Adamello. Vecchie guide alpine raccontavano che, quando il cielo si oscurava rapidamente sulla piana di Bédole, escursionisti e pastori trovavano rifugio nella piccola cappella in attesa che grandine e fulmini lasciassero spazio al sole. Ancora oggi, durante i temporali, la chiesetta rappresenta simbolicamente un luogo di protezione e speranza.
Un’altra tradizione vuole che molti alpinisti diretti alle grandi traversate del massiccio dell’Adamello sostassero davanti alla cappella per una fotografia di gruppo prima della partenza. Quelle immagini, conservate negli album del rifugio e nelle raccolte di famiglia, raccontano oltre un secolo di storia dell’alpinismo trentino, con guide, portatori, soldati e semplici appassionati accomunati dallo stesso rispetto per la montagna.
Oggi la chiesetta-baita di Bédole continua a essere un piccolo simbolo della Val di Genova: un luogo dove natura, spiritualità e memoria si incontrano. Sullo sfondo scorrono le acque del Sarca di Genova e si innalzano le cime dell’Adamello-Presanella, ricordando ai visitatori come, in queste montagne, la storia dell’uomo sia sempre stata inseparabile da quella dell’ambiente alpino. (continua)






