von mas 27.08.2026 06:45 Uhr

Briciole di Memoria: „Ci faceva camminare sulle tombe…“

Un amico e lettore ci ha raccontato un fatto realmente avvenuto. Si tratta di un ricordo della nonna materna, che era nata in Val Rendena nel 1912 e che sapeva benissimo di essere austriaca.

Foto di Manuela Sartori / UT24

Qualche giorno fa – esattamente il 18 agosto – siamo saliti a Malga Ervina, in Val di Fumo, per salutare Gianni, il gestore. È un caro amico, oltre che un lettore di UT24: dopo una vita passata al Rifugio Val di Fumo, ora ha cambiato ritmi di lavoro e di vita, al punto che, mentre stavamo brindando alla salute dell’Imperatore nel giorno del suo genetliaco, ha trovato il tempo di unirsi a noi.

Nell’occasione ci ha raccontato un fatto, un ricordo della sua nonna materna. Nata nel 1912 in Val Rendena, donna sicura di sé, delle proprie radici e della propria identità, era solita rispondere con fierezza a chi le faceva notare che forse „esagerava„: «Non siamo mica austriacanti noi, siamo austriaci!».

Nata appunto nel 1912, aveva sei anni quando la guerra è finita ed anche per lei è arrivato il momento di andare a scuola. Scuola italiana ovviamente, in tutti i sensi del termine. Il nuovo governo, ben prima dell’avvento del fascismo, poneva particolare attenzione affinché i bambini ed i ragazzi a scuola non imparassero solo a leggere, scrivere e far di conto, ma venissero profondamente indottrinati: erano italiani, non solo dal 3 novembre 1918, ma da sempre.

In particolare la nonna ricordava un maestro: non sappiamo se venuto „da fuori„, dalle vecchie province del Regno d’Italia, magari a sostituire uno degli insegnanti precedenti, troppo immanicato con la passata amministrazione austriaca per essere lasciato a ricoprire un incarico tanto delicato e importante; o se invece fosse stato una persona del posto, ben presto convinta a prendere le parti del conquistatore. Fatto sta che „L’era en gran fasciston!“.

Lo era al punto tale che, raccontava la nonna a Gianni, portava la sua classe al cimitero di guerra austriaco di Campiciöi, quello di cui ancora esistono le tracce poco sopra l’abitato di Pinzolo, e dove è stata anche collocata una delle croci del progetto An der Front. Giunti lì, faceva camminare i ragazzini sopra alle sepolture, per „calpestare le tombe dei soldati austriaci, i nemici“.

Inutile dire che fra quei caduti c’erano anche dei tirolesi di lingua italiana, compatrioti della nonna e dei suoi compagni di classe…

 

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