von fpm 21.08.2026 06:45 Uhr

L’arte gotica in Tirol, Südtirol, Welschtirol (39)

Con Flavio Pedrotti Móser visitiamo una delle manifestazioni più ricche e originali del Gotico alpino. Tra Duecento e Quattrocento il territorio apparteneva in gran parte al principato vescovile di Trento, alla contea del Tirolo e ai domini dei conti del Tirolo e Asburgo.

Elab grafica Flavio Pedrotti Móser

La Chiesa di San Pietro a Cembra, nel cuore storico di Cembra, è uno dei luoghi di culto più significativi della Val di Cembra. La sua particolarità sta soprattutto nella lunga stratificazione storica: l’edificio che oggi possiamo ammirare conserva infatti testimonianze che risalgono all’epoca paleocristiana, elementi medievali e una splendida veste tardo-gotica, arricchita nei secoli da importanti cicli pittorici. La chiesa è documentata per la prima volta nel 1224, ma la sua storia è molto più antica. Durante gli scavi archeologici effettuati nel 2000, in occasione dei lavori per l’impianto di riscaldamento, furono rinvenute sotto l’attuale presbiterio strutture appartenenti a un edificio precedente. Questi resti sono stati datati al V-VI secolo, tra la tarda antichità e l’inizio dell’alto Medioevo. Tra i ritrovamenti più interessanti vi è una piccola cella memoriae, ambiente destinato probabilmente alla conservazione e alla venerazione delle reliquie. Al suo interno doveva trovarsi un antico reliquiario in pietra, in seguito trasferito nell’altare maggiore. Questa scoperta è particolarmente importante perché dimostra quanto fosse antica la presenza cristiana nel luogo, anticipandola di diversi secoli rispetto alle prime testimonianze documentarie.

Nel corso del Medioevo la chiesa subì numerosi interventi e trasformazioni. L’altare maggiore venne consacrato nel 1406, mentre altri altari furono consacrati nel 1421 e nel 1436. Anche il campanile, costruito probabilmente nel XIV secolo e addossato al lato settentrionale della chiesa, conserva ancora evidenti caratteristiche medievali. La parte superiore è caratterizzata da trifore e quadrifore e termina con una particolare cuspide piramidale in muratura. L’aspetto attuale dell’edificio è legato soprattutto a una grande ricostruzione realizzata tra il 1506 e il 1510, attribuita al maestro muratore Michele di Francesco da Gardena. Fu proprio in questa fase che la chiesa assunse la sua marcata fisionomia tardo-gotica. All’esterno si possono riconoscere i possenti contrafforti scalari, che contribuiscono alla stabilità della struttura, e il caratteristico portale ad arco acuto. L’abside, di forma pentagonale, è aperta da alte finestre gotiche. All’interno, invece, la navata unica conduce verso il presbiterio, coperto da una raffinata volta a costoloni. Si tratta di un’architettura tipicamente alpina, nella quale la solidità e la severità della pietra convivono con una ricca decorazione pittorica. Per questo San Pietro non va considerata semplicemente come una chiesa medievale rimasta intatta: è il risultato di una continua evoluzione durata molti secoli.

Uno degli aspetti più affascinanti della chiesa è costituito dagli affreschi cinquecenteschi. Lungo una delle pareti della navata si sviluppa un ciclo composto da 24 scene della vita di Cristo. Attraverso immagini facilmente comprensibili venivano raccontati ai fedeli i principali episodi della storia sacra, in un’epoca in cui la lettura non era accessibile a tutti. Il ciclo comprende scene come l’Annunciazione, episodi della vita della Vergine, la Passione e la Resurrezione. La decorazione del presbiterio è ancora più ricca. Vi compaiono Dio benedicente, gli Evangelisti, i Dottori della Chiesa, profeti, apostoli e numerosi santi, organizzati attorno alla rappresentazione centrale della Crocifissione. Gli affreschi sono riconducibili a una bottega di ambiente friulano legata alla tradizione di Gianfrancesco da Tolmezzo e furono probabilmente completati verso la metà del XVI secolo.

Tra le opere più interessanti si trova anche un elemento molto più recente rispetto alla struttura gotica: il grande Giudizio Universale del 1759, realizzato da Valentino Rovisi, pittore originario di Moena e vicino all’ambiente artistico della scuola del Tiepolo. La sua presenza crea un interessante contrasto con l’architettura medievale e con gli affreschi cinquecenteschi, mostrando come la chiesa abbia continuato ad arricchirsi e trasformarsi anche nei secoli successivi.

Un episodio curioso riguarda la fine del Settecento. Nel 1787, nell’ambito delle riforme religiose promosse dall’imperatore Giuseppe II, la chiesa venne chiusa al culto. La popolazione di Cembra, tuttavia, non accettò facilmente la perdita del proprio luogo di culto e riuscì a ottenerne la riapertura nel 1799. Negli anni successivi alcuni degli antichi altari laterali furono eliminati, poiché ormai inutilizzati e deteriorati. Il particolare forse più suggestivo si trova proprio sotto l’attuale area dell’altare. I resti archeologici della cella memoriae permettono infatti di entrare idealmente in contatto con una comunità cristiana che viveva a Cembra già oltre millecinquecento anni fa.

È questo il vero fascino della Chiesa di San Pietro: l’edificio attuale permette di leggere, quasi come in un libro, epoche diverse sovrapposte una all’altra. Sotto la chiesa tardo-gotica si trovano le tracce del Medioevo; sotto queste ultime emergono le testimonianze di un antico luogo di culto paleocristiano. Per questo San Pietro non è soltanto un importante esempio di architettura gotica della Val di Cembra, ma un autentico racconto di storia, arte e devozione, nel quale ogni epoca ha lasciato la propria traccia. (continua)

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