von fpm 14.08.2026 10:00 Uhr

«Il Bacio», quando il legno torna a raccontare l’amore

Nel cuore del centro storico di Molveno, tra il profilo del lago e quello maestoso delle Dolomiti di Brenta, è arrivata una nuova opera di Marco Martalar. È «Il Bacio», una scultura che sembra emergere naturalmente dal paesaggio, quasi fosse sempre stata lì.

Foto ed elab grafica Flavio Pedrotti Móser

Ancora una volta Martalar affida la propria ricerca artistica al legno recuperato dalla natura. La materia utilizzata non è nuova né lavorata per cancellarne i segni: si tratta di rami restituiti dal lago di Molveno, modellati dall’acqua, dal vento e dal trascorrere del tempo. Elementi che potrebbero apparire come semplici resti vengono raccolti, ricomposti e trasformati dall’artista in una nuova presenza umana. Al centro della scultura ci sono due innamorati, raffigurati nel momento in cui si avvicinano per scambiarsi un bacio. I loro volti, ricavati dal legno, si cercano fino a sfiorarsi e sembrano quasi diventare una cosa sola. In questo gesto semplice si concentra il significato più profondo dell’opera: l’incontro tra due persone che, per un istante, supera ogni distanza. Il tema è quello universale dell’amore e della vicinanza, ma viene raccontato attraverso una materia che possiede già una propria memoria. Le crepe, le irregolarità e i segni lasciati sul legno non vengono nascosti, bensì valorizzati. Sono tracce di una storia precedente che, attraverso l’intervento dell’artista, continua in una nuova forma.

Anche la collocazione della scultura contribuisce al suo significato. «Il Bacio» si trova all’ingresso del centro storico di Molveno, in un punto dal quale può essere osservato da diverse angolazioni. Il terrazzo del centro storico ne offre una delle visuali più suggestive: alle spalle delle due figure si aprono il lago e le montagne, creando un dialogo diretto tra l’opera e l’ambiente che l’ha generata. Con «Il Bacio» Martalar continua una delle caratteristiche fondamentali della propria produzione: trasformare materiali provenienti dalla natura e restituire loro una nuova vita attraverso l’arte. Lo stesso approccio è presente in opere conosciute come il Drago Vaia e Il Grido, nate dal legname degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia. Questa volta, però, il messaggio assume una tonalità più delicata e intima. Se nelle opere dedicate alla tempesta il legno raccontava soprattutto la devastazione, la forza della natura e la fragilità del paesaggio, ne «Il Bacio» la stessa materia diventa simbolo di affetto, relazione e rinascita.

La trasformazione del legno può essere letta come una metafora dell’amore stesso. Tanti frammenti separati vengono riuniti dall’artista per costruire una forma unica; allo stesso modo, due persone diverse possono trovare nell’incontro un momento di armonia e di reciproca appartenenza. Il significato dell’opera, quindi, va oltre il gesto rappresentato. Quel bacio diventa idealmente un incontro tra uomo e natura, memoria e presente, materia e sentimento. Una materia che sembrava aver concluso il proprio percorso torna a vivere attraverso una nuova forma, proprio come un’esperienza passata può trasformarsi in qualcosa di nuovo.

A racchiudere questa idea è la frase associata all’opera: «Ogni bacio è un ponte tra due solitudini, un luogo in cui il cuore riconosce la propria casa». «Il Bacio» si presenta così come un’opera particolarmente intima nel percorso di Martalar: non celebra la potenza, ma la vicinanza; non esalta semplicemente il legno, ma racconta la possibilità che la materia, attraverso la trasformazione, diventi emozione e vita.

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