Un Libro al Mese: Il tuo nome nel bosco – 1°

Bondone, marzo 1961
Quando arriva all’osteria della Rina, scarmigliata, le guance rosse come due mele selvatiche, gli uomini che stanno giocando a carte di colpo si fermano, la guardano quella ragazza foresta, sbucata dal nulla. «Cerchi qualcuno?» chiede la donna alla giovane. La ragazza la guarda, più con timidezza che con creanza. «Il Bortolo» risponde. Il Gino, che è seduto con un bicèr di rosso davanti, mette giù le cart.. Si gratta il mento, ha la barba vecchia di due giorni, non si chiede perché una foresta cerca il moroso della sua Lisa, è già a livello dopo più di un giro di misti. Senza alzare gli occhi dice: «Il Bortolo è nel bosco, è andato a fare la quadra. È luna buona, quella giusta per tagliare». La ragazza si volta ed esce, non dice una parola, non saluta, non ringrazia. Di fronte all’osteria c’è la piccola piazza del paese: al centro rumoreggia una fontana di granito . oco distante una panchina di legno. Si siede, sistema il grembiule, tira su lo scialle di lana fino al collo e si sistema il fazzoletto in testa. Ha l’aria di una che non ha nessuna intenzione di muoversi, i piedi ben piantati a terra, lo sguardo dolce ma fermo. Non sembra spaventata.
(…)
La Gianna l’ha vista uscire dall’osteria un po’ disorientata, quella ragazza, starsene seduta, poi alzarsi a bere un sorso d’acqua alla fontana e tornare a sedersi … Sta calando la sera e ancora gli uomini che erano per legna non sono tornati. Quella là sulla panca starà morendo dal freddo, pensa la Gianna. Se c’è una in paese che non difetta di carità cristiana, anche se vive sola da sempre, è proprio lei. Così infila gli scarponi ed esce fuori decisa. S. «Vieni dentro» le dice sbrigativa, con un tono fermo ma accogliente, «la minestra è cotta.» … Davanti al piatto di zuppa fumante, lo sguardo della giovane torna vispo, le guance vive, rubiconde. «Come ti chiami?» le chiede la Gianna. «Adele» risponde la ragazza. «E cosa ci fai qui a Bondone?» «Cerco il Bortolo, il carbonaio, non me ne vado finché non lo trovo» risponde decisa, con l’aria di una che non ha nulla da perdere. La Gianna ci resta di sasso. Se questa qui cerca suo nipote, un motivo c’è di sicuro e lei l’ha già bell’e che immaginato. Le è bastato guardarla.Il Bortolo è il figlio di mio fratello, ma la sera torna dal bosco che è già buio. … Stanotte puoi dormire da me, tanto prima di domani non lo vedi mio nipote. Sta’ tranquilla, lo avviso io che sei qui, verrà lui quando può.»
(…)
La Gianna sente la ragazza addormentarsi, infila la porta di legno, dopo essersi tirata addosso lo scialle. Si ferma davanti a una casa con il portone scuro, una luce fioca dietro il vetro. Alza la mano, bussa due volte, decisa. La porta si apre. L’Alfio è lì, seduto vicino alla stufa con la testa fra la mani. C’è anche il Bortolo, ancora impolverato di segatura, che si rimette a camminare avanti e indietro per la cucina. La Gianna si pianta a braccia conserte in mezzo alla stanza «È a casa mia» gli dice lei. Il ragazzo emette un mugugno sommesso. «E adesso chi glielo dice alla Lisa?» chiede la Gianna, seria. «Dovevate sposarvi a ottobre, quando tornavi dalla stagione.» «La Lisa a quest’ora sa già tutto, va là» dice il Bortolo. Non se lo aspettava che l’Adele piombasse così a Bondone, si sente girare la testa. La Gianna lo vede che è un po’ sporì, è spaventato. «Domani devi andare nel bosco, lei sta da me, intanto. Vo a dormir adès, valà» gli dice. La Gianna sa che ora è di troppo, così infila la porta e lascia il nipote lì, che soffia la minestra sul cucchiaio.
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Non fa in tempo a entrare e a stizzare il fuoco, che la porta si apre di nuovo, senza che nessuno bussi. La Gianna non si volta, sa già chi è. A giorni è Pasqua e lui è arrivato in paese. «È vera la storia della ragazza?» chiede l’Elio, entrando con passo deciso «Chi è?»«Una che conosce il Bortolo. Non è roba tua.» Lui leva gli occhi al cielo, sbuffa … «A Trento alla stazione c’è movimento. Gente che non si conosce, facce nuove. Voci strane. Quelli dell’Alto Adige si stanno spostando in giù, verso di noi. Di bombe da loro ne hanno fatte saltare tante, hanno il fiato sul collo, ma non la smettono. Lo sai, di Italia non ne vogliono sapere.» L’Elio è un fiume in piena. Le vere notizie le porta lui, che in città insegna al liceo e fa anche politica. «Ma qualcuno ai separatisti adesso gli risponde anche, si iniziano a vedere in giro certi volantini… sono anonimi, ma è facile capire chi c’è dietro… Vedi, Gianina, il BAS si sta tirando addosso l’odio dei fascisti, teste calde che non vedono l’ora di sporcarsi le mani di sangue» «E il presidente? Che dice?». «Il Magnago? Dice che l’autonomia è l’unica via. Che la violenza non porta a nulla. Ma intanto, mentre lui tratta con Roma e chiede che si rispetti l’accordo di Parigi al grido “ Los von Trient”, le bombe parlano, ma non ha mai perso la testa. È l’unico che riesce a tenere a bada i suoi, in Sudtirolo, almeno per ora.» La Gianna lo guarda, seria. «E se poi non ci riesce più?» L’Elio espira, lentamente. «Allora sarà il caos. E noi su a Trento saremo nel mezzo.»
(…)
È da poco passato il primo canto del gallo, è ancora scuro, quello scuro che si mangia anche le ombre. I passi si sentono, però, ravvicinati, nervosi. Il Bortolo è chino sopra la sporta degli attrezzi, armeggia con i suoi ferri. Lo sapeva che sarebbe arrivata ... «Chi ela cala lè?» Quattro parole, scandite per bene. La Lisa sa colpire e sa farlo bene. Vuole sapere chi è «quella». Il Bortolo si volta, la guarda anche se è tutta scura, e risponde. «L’è l’Adele, tu non la conosci, l’è dala Valvestì.» «E adès?», grida. In quella domanda della Lisa c’è ogni cosa, c’è il futuro. E adesso che si fa? Io cosa farò^. «Adès devo andare per legna. Tu va’ a mollare le galline che è l’ora e fa’ sito!» Di zittirsi glielo dice con un tono così minaccioso e carico di disprezzo che la ragazza fa un passo indietro, la rabbia si scioglie di colpo, si trasforma in sconfitta. Lo lascia andare al lavoro. Il dovere prima di tutto. Prima dei problemi, delle promesse, dei progetti.
(…)
È scesa la sera e come ogni sera in piazza, sulle sedie impagliate e consumate dal tempo, le donne di Bondone si raccolgono a parlare. Le mani occupate a rammendare calzettoni o a far passare i sacchetti delle somense per avere i fagioli e i semi da piantare. Non compiono semplici gesti, tramandano rituali antichi, che tessono il filo invisibile della memoria … Il Bortolo è lì, seduto sul muretto che delimita il bosco, lo sguardo perso tra le montagne. Dall’Adele non c’è ancora andato, non lo sa neanche lui perché. Non c’è niente da decidere, eppure si sente addosso una stanchezza che non è del corpo, ma del cuore .. La Lisa si ferma a pochi passi op guarda con un’espressione indecifrabile. Poi si china, raccoglie un sasso, uno bello grosso, e lo stringe nel pugno. Per un attimo tutto si ferma, le donne la fissano incredule, lei lo scaglia. Il sasso fende l’aria con un sibilo secco, diretto al volto del Bortolo. Lui si sposta di scatto, il sasso lo manca per un soffio. Silenzio. La Lisa resta immobile, il petto che si alza e si abbassa, gli occhi fissi su di lui. «Pensaci bene prima di scegliere» urla, poi si volta e se ne va, attraversa la piazza, sfiora le donne senza guardarle, senza essere guardata, nessuna la segue con gli occhi.
Dalla Gianna ci va un paio di giorni dopo, di sera, di ritorno dal bosco. Bussa. Sua zia gli apre, lo guarda, prende lo scialle attaccato dietro la porta, se lo mette sulle spalle ed esce. Li lascia soli, lui e l’Adele…. E‘ seduta su una sedia, le mani sul grembo. «Bortolo» dice, il tono calmo, quasi un sussurro. Lui non risponde subito. i siede sulla panca accanto alla stufa, le mani appoggiate alle ginocchia. «Perché sei venuta?» chiede alla fine, con voce bassa, impacciata. Lei non distoglie gli occhi dal suo viso. «Dovevo» risponde semplicemente. Una parola sola, ma dentro ci sta tutto: il bisogno di essere lì, di vederlo, di dirgli qualcosa che forse nemmeno lei sa come iniziare .«Mio padre… .m i ha vista vomitare per tre mattine di fila e mi ha buttata fuori di casa. Sono venuta a piedi dal sentiero che fai tu, da sola.» Le viene da piangere, ha un magone che la metà basta. Il Bortolo lo capisce, non è bravo nemmeno lui a dire le cose giuste, non è proprio bravo a dire le cose in generale, tranne quelle che gli servono per lavorare. Però è contento di avere l’Adele lì, ha ripensato mille volte alle notti in cui hanno fatto l’amore. Una luce gli brilla negli occhi mentre immagina il futuro.
«Io vado su, avvio il poiàt, e appena posso ritorno. Vengo giù ogni volta che posso, promesso.» Le prende la mano, è un giuramento quella stretta forte. ««Adesso devo andare, ho un po‘ di robe da mettere a posto» Si sistema il cappello di lana sulla testa. Ma non si muove subito, resta lì, fermo. L’Adele si alza lentamente, avvicinandosi a lui con un’ombra di timore. Il Bortolo la guarda, le mani ruvide, piene di graffi e di tagli. Ma il suo sguardo dice molto di più, custodisce una promessa. Allora china il capo e si scambiano un bacio lento, lungo, un bacio che spegne quella nostalgia che lo aggrediva non appena smetteva di spaccarsi la schiena e il pensiero gli correva oltre i boschi fino ad Armo.
Francesca Maccani, trentina di origine e palermitana d’adozione, ha il cuore diviso fra questi due mondi, così diversi al primo sguardo, ma anche con tanti aspetti in comune: il legame forte con la famiglia, con la terra, con la storia. In questo libro (il suo terzo romanzo, dopo „Le donne dell’Acquasanta“ e „Agata del vento“, ambientati in Sicilia) ha seguito il filo che la lega alla Valle del Chiese, al piccolo paese di Bondone in particolare.
Francesca Maccani ama la Storia, ma anche e soprattutto le piccole storie (a noi è piaciuta proprio per questo), quelle individuali, di famiglia, di comunità, che tutte assieme raccontano le grandi vicende dell’umanità. Ne „Il tuo nome nel bosco“ ci accompagna dentro a due vicende distanti nel tempo una dall’altra, e che sembrano avere ben poco in comune: storie di donne – ma anche di uomini – che attraversano il Secolo Breve con le sue tragedie e ne vengono ferite, ma non travolte. Solo nelle ultime pagine scopriamo che le due storie son fortemente legate fra loro, ben oltre le strade strette fra le case in pietra e i boschi impervi e scuri poco sopra il paese di Bondone.
„Il tuo nome nel bosco“, edito da Rizzoli e pubblicato nella primavera di quest’anno, si trova nelle librerie (in particolare segnaliamo quella piccola ma preziosa di Barbara e Ilaria a Condino) oppure online.






