von fpm 02.08.2026 18:00 Uhr

Lo schiaffo “tolomeico” (142)

Continua con Flavio Pedrotti Móser l’excursus sull’italianizzazione a sud del Brenner che con il fascismo minava l’identità culturale.

Elaborazione grafica Flavio Pedrotti Móser

La rubrica dedicata alla patologia di Ettore Tolomei, l’artefice della modifica dei toponimi tedeschi nei 116 Comuni südtirolesi e della quasi totalità della micro-toponomastica, prende avvio dall’annessione del Tirolo storico al Regno d’Italia dopo la Prima guerra mondiale quando vennero a crearsi i presupposti per una radicale politica di italianizzazione dopo la presa di potere fascista. I fascisti, con lo scopo dell’estraniazione culturale e sociale della popolazione autoctona, vietarono l’utilizzo della toponomastica tedesca. Fu così che nacquero neologismi per così dire bislacchi partoriti da menti malsane, corrose dal fanatismo italico che voleva soggiogare la popolazione tirolese cominciando dall’identità culturale. Il Tolomei redasse un elenco dei cognomi del Südtirol per restituire, secondo il suo punto di vista, una appartenenza “italica” con talvolta stramberie e stravaganze davvero parossistiche e anche evidenti scappatoie esilaranti, palesi scalate su specchi scivolosi.

L’interpretazione più accreditata fa derivare Peintner dal medio alto tedesco peinten o dal bavarese Peintner, forme influenzate dal verbo latino pingere („dipingere“) attraverso il medioevo. Il termine è strettamente imparentato con il tedesco moderno Maler („pittore“), ma rappresenta una forma dialettale più antica. Il significato originario del cognome era quindi: „il pittore“, oppure „colui che dipingeva“. Il Tirolo medievale era attraversato da numerose maestranze artistiche provenienti dalla Baviera, dalla Svevia e dall’Italia settentrionale. Molti pittori lavoravano in botteghe itineranti, spostandosi di valle in valle per decorare chiese e castelli. Peintner è considerato anche una variante del cognome Paintner che deriva dal medio alto tedesco biunte (o piunte), che indicava un appezzamento di terreno recintato, destinato a coltivazione o a un podere. E infatti l’italianizazione prevede Dalbroilo ma anche il meno credibile Dallabionda: cognomi non pervenuti dalla penisola italica. Ma non è una novità, come si è visto Tolomei aveva fantasie patologiche.

Pelz, anche questo di origine tedesca, significa „pelliccia“ o „manto di pelliccia“. Ha tre diverse interpretazioni: cognome professionale, attribuito a chi lavorava con le pellicce, come un pellicciaio, un commerciante di pellicce o un conciatore. Soprannome: poteva indicare una persona che indossava abitualmente capi di pelliccia, oppure qualcuno con una folta capigliatura o una barba particolarmente abbondante. Origine ebraico-aschenazita: in alcuni casi adottato da famiglie ebraiche dell’Europa centrale durante il XVIII e XIX secolo, spesso legato a mestieri o a termini comuni tedeschi. Tolomei pensò sbrigativamente derivasse dal vezzeggiativo “Belzo”, da “Baldo” e quindi divenne Baldini o Belgi.

Penner è certificato nelle regioni di lingua tedesca fin dal Medioevo. Potrebbe indicare una persona proveniente dalla valle o dal fiume Penn o Penne, oppure da un luogo con un nome simile. Una delle origini più note del cognome Penner è tra i Mennoniti, una comunità cristiana anabattista di lingua tedesca. Tolomei lo fa invece derivare dal personale “Benzo” e lo trasforma in Benno… (continua)

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