Montagne in trasformazione: attenzione all’aumento del pericolo

Il 27 luglio si è verificato un importante crollo glaciale sul Suldenferner, seguito il giorno successivo da ulteriori distacchi di masse di ghiaccio e detriti. Con una superficie di circa 4,5 chilometri quadrati, il Suldengletscher è il secondo ghiacciaio più esteso del Südtirol. «Il crollo ha interessato la parete di seracchi che collegava il flusso glaciale proveniente dal Suldenjoch con il corpo principale del Suldengletscher», spiega Roberto Dinale, direttore dell’Ufficio Idrologia e Dighe dell’Agenzia per la Protezione civile. «I ghiacciai stanno arretrando in modo marcato a tutte le quote. Eventi di questo tipo, pur essendo spettacolari, fanno ormai parte dell’attuale dinamica di disgregazione dei ghiacciai nelle aree caratterizzate da ripide masse di ghiaccio. Le ondate di calore di quest’anno stanno accelerando questa evoluzione e aggravando tali fenomeni. Negli ultimi decenni abbiamo già osservato eventi simili sul Übeltalferner e sul Gepatschferner. Nel primo caso, la calotta del Sonklar si è separata dal resto del ghiacciaio; nel secondo, il Gepatschferner si è distaccato dal Langtauferer Ferner.» Negli ultimi anni i pericoli oggettivi in montagna si sono notevolmente aggravati a causa dei cambiamenti climatici e oggi sono più imprevedibili che mai. Occorre prestare particolare attenzione soprattutto al rischio di caduta massi. «Monitoriamo costantemente la situazione, concentrandoci soprattutto sulla possibile minaccia per le aree antropizzate. Negli spazi naturali è fondamentale adottare prudenza e agire con senso di responsabilità personale», sottolinea il direttore Dinale.
Come già quattro anni fa, anche quest’anno è stato caratterizzato da scarse precipitazioni invernali, seguite da temperature elevate alla fine della primavera e durante l’estate. Queste condizioni contribuiscono ad accelerare i processi di fusione del permafrost e dei ghiacciai, determinando cambiamenti rapidi e profondi dell’ambiente montano. Il compito principale della Protezione civile consiste nell’individuare le aree in cui sono presenti elementi antropici di particolare rilevanza che potrebbero essere interessati da fenomeni di instabilità dei ghiacciai o dei laghi glaciali e, in presenza di segnali di rischio, attuare un approccio specifico per ciascun sito, con misure di monitoraggio progressive fino all’eventuale attivazione degli interventi di emergenza. «Pur concentrando la nostra attenzione soprattutto sul monitoraggio delle aree abitate e delle situazioni critiche nelle zone a maggiore frequentazione, rivolgiamo allo stesso tempo un appello al senso di responsabilità di chi frequenta la media e alta montagna», ribadisce il direttore Dinale. «Per questo motivo sono fondamentali l’osservazione costante del territorio e il continuo scambio di informazioni tra le autorità di Protezione civile e gli esperti presenti sul posto, come guide alpine, gestori dei rifugi e personale degli impianti di risalita.»
Alla luce dei profondi cambiamenti che interessano le regioni d’alta montagna e dell’aumento della frequenza e dell’intensità dei fenomeni di destabilizzazione nelle aree glaciali e periglaciali, è inoltre fondamentale acquisire consapevolezza degli effetti dei cambiamenti climatici e adottare adeguate misure di autoprotezione. È quindi importante pianificare con attenzione le escursioni in montagna tenendo conto delle condizioni climatiche e meteorologiche del momento, rinunciare a determinati itinerari quando necessario e affidarsi alle guide alpine esperte del territorio.






